Abbi cura di te: album tutto al positivo per Levante

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NoteVerticali.it_Levante_Abbi cura di te_coverCorreva l’anno 2013 quando Clauda Lagona, in arte Levante, cantava “che vita di merda” nel singolo “Alfonso”, una canzone apparentemente summer radiofonica, ma c’era più della metrica di un ritornello da tormentone. In realtà è un testo che parla della generazione ’80, di cui l’artista fa parte, e che esplora le dinamiche di luoghi comuni accomunati ad uno stato d’animo che va controcorrente: il contesto era quello di una festa in cui la cantante aveva messo “le scarpe da sera” ma non era assolutamente in vena di essere circondata da una clacque di gente sconosciuta per festeggiare il compleanno di Alfonso. L’idea di sentirsi altrove rispetto ad un momento frivolo e privo di emozioni ma fatto solo di sorrisi di circostanza è la metafora dei giovani d’oggi, che spesso devono adattarsi a pose plastiche per restare a galla nella società del lavoro pur di percepire un compenso o essere semplicemente accettati.

Dal nostro punto di vista, Levante non è per antonomasia la cantante di “Alfonso”, proprio perché si deve andare oltre ad un pezzo orecchiabile: singoli di caparbia scrittura come “Memo”, “Scatola blu”, “Sbadiglio” contenuti nel gioiello di debutto discografico “Manuale d’istruzione” pubblicato un anno fa (INRI) che affrontava lo stato d’animo fino al punto più viscerale in cui risiedono le paure, le emozioni più nascoste verso noi stessi, l’accettazione della realtà da condividere col prossimo. Un album sinceramente sentito con una Levante in copertina che indossa l’abito da sposa della mamma; un messaggio di forte richiamo della semplicità e delle origini della sua Sicilia e dell’affetto e stima che la legano alla mamma con cui duetta, nel nuovo album, in “Finché morte non ci separi” dove elogia la figura materna per aver cresciuto i figli da sola dopo la morte del marito ed aver cambiato vita trasferendosi a Torino: “portami con te/ questa notte che/ non ho più paure”.

NoteVerticali.it_Levante_1Da Caltagirone con furore Claudia Lagona è tornata il 5 maggio negli store fisici e digitali con un nuovo album “Abbi cura di te” (Carosello Records) dai colori rosa e bianchi come la copertina in cui l’artista vestita di un vestito di seta rosa è seduta su un cervello che pugnala con la mano destra e con quella sinistra tiene in mano un cuore, un forte richiamo shakespeariano dell’ ”essere o non essere”.

Levante ha deciso di “essere” e mostrare a critica e pubblico la sua forza cantautoriale, autrice di tutti i brani del disco, che segna finalmente un continuum di figura femminile consapevole dell’arte oratoria messa per iscritto segnata negli ’90 ed ancora oggi dalla poetica di Carmen Consoli.

Ovviamente sono due figure musicali diverse, ma entrambe propongono pezzi di anticonformismo discografico in cui non è necessario un martellante pop per raggiungere un vasto pubblico.

NoteVerticali.it_Levante_2Il singolo di lancio è stato “Ciao per sempre”, un pezzo dalle sfumature elettropop in cui il testo è formato da una metrica ben studiata una serie di rime baciate che entrano in testa e non te le schiodi più con “crollami addosso/ è quel posso/ è quel che mostro/ e qualche mostro”, un geniale rimando a quel che si mostra anche alle persone mostruosamente invidiose. La canzone è l’addio ad un amore finito tenendosi stretti tutto il bello ed il buono che la storia ha lasciato come bagaglio esperienziale.

Le lacrime non macchiano” dà gas all’apertura dell’album con un sound di pop funk in cui l’incalzante ritmo ti trasporta in quella fretta di gettar fuori l’esigenza di raccontare di un amore che ti acceca e distrare fino a farti sbandare con l’auto “perché guidavo/ ti pensavo/ e ho chiuso gli occhi”.

In “Abbi cura di te” c’è un forte intimismo di raccomandazione: la frase è stata detta alla stessa Levante dalla sua insegnante, figura pedagogica di grande importanza per lo sviluppo cognitivo e creativo di ciascun essere umano. L’insegnante ti prende per mano, ti scruta, ti svuota, ti fa prendere consapevolezza con i propri mostri e passioni fino al momento fa emergere l’allievo a galla e lo lascia andare verso la personale respirazione della vita.

Una sferzata di leggerezza “Caruso Pascoski”, dedicata al papà con cui vide in tv il film del 1988 di Francesco Nuti “Caruso Pascoski di padre polacco”, in cui si traccia un excursus di un amore nato tra bambini e continuato alle scuole medie in versi come “Dimmi quanti anni hai? Quante lettere ha il tuo nome? Io sono fare la ruota-ta-ta-ta”.

La rivincita dei buoni” un pezzo anni ’50 che riporta ai tempi di musica sognante e cullante in cui la ricerca della felicità era una terra promessa.

In “Contare fino a dieci”, la chitarra acustica folk accompagna un tono arrabbiato che deve saper contare fino a dieci contro la stupidità altrui. Un ritornello che esprime alla perfezione il concetto in “non voglio più buttarmi via/ e spaccarmi il cuore con la testa/ costa!”.

Un album tutto al positivo dove Levante da istruzioni dettagliate per essere felici con sé stessi che è la felicità primaria “per rispettare gli slanci impulsivi dettati dal battito del cuore, distanti dai labirinti cerebrali in cui siamo soliti perderci, è il primo passo verso il raggiungimento della felicità”.

L’amore è l’unica cura. Abbi cura di te

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