Apriti cielo: l’inno di Mannarino all’energia vitale come antidoto alla tristezza

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Siciliana DOC, laureata in Comunicazione, non riesce a staccarsi da Roma nonostante tutte le contraddizioni e i problemi. Ama l'arte in tutte le forme espressive e adora leggere. E' alla ricerca di un po' di equilibrio

“La mia musica s’ispira ad una frase di Vinicius De Moraes: ‘ll samba è una tristezza che balla’.
In questo album voglio fare ballare la tristezza e voglio farla diventare qualche altra cosa”. (Alessandro Mannarino).

A due anni e mezzo dall’uscita dell’album Al Monte, un lavoro pesante, un po’ cupo e tuttavia necessario sia come indagine interiore sia come ricerca e sperimentazione musicale, Mannarino torna con un nuovo album: Apriti Cielo, che può essere interpretato come il passaggio successivo a quella fase di riflessione e analisi iniziata nell’album precedente, un modo di dare una risposta alle tante domande poste allora, una maniera per reagire.

Mannarino va alla ricerca dei colori, dell’allegria, della spinta vitale come antidoto alla tristezza, alla malinconia, alle situazioni difficili che ognuno deve affrontare quotidianamente, la sua è un’esortazione a non lasciarsi abbattere, a non perdersi nel vittimismo e pessimismo, ad affrontare la realtà “con un spirito diverso, quello di cercare la trasformazione della tristezza in qualcos’altro”, in gioia e in volontà di cambiamento.

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Apriti Cielo nasce in seguito alle esperienze vissute in giro per il mondo, dovute alla forte esigenza provata dal cantautore romano di fuggire, di mettere in discussione tutte le sue sicurezze e certezze, il sistema di valori sociali e culturali che gli appartiene. Ed è in Sud America, in Brasile specialmente, che Mannarino trova quell’energia vitale, quei colori che stava cercando, è nei ritmi caldi del samba che scopre una forza atavica che ha radici nella storia e nel passato di quei paesi: “Nel samba ho trovato questa libertà dello scontro che poi  diviene incontro tra i bianchi e i neri, i padroni e gli schiavi, le armonie della musica classica e i ritmi tribali africani.” Così Mannarino fa proprio quel ritmo e quella musica e la miscela con il sound folk-romanesco che gli è proprio, in questo modo i testi  profondi e malinconici, di critica e denuncia trovano una loro catarsi, una trasformazione proprio nei suoni che li incorniciano.

In copertina tante bandiere ridotte a brandelli, di cui rimangono in evidenza solamente i colori. Bandiere che hanno perso il loro senso originario, non rappresentano più singoli paesi, confini o barriere perché superati questi, aldilà di questi, ci sono gli uomini e sopra di essi lo stesso cielo limpido. L’umanità con tutti i suoi colori che si riversa per strada e celebra la vita. Apriti Cielo, come i lavori precedenti, conferma la capacità di Mannarino di arrivare a tutti, il suo modo di fare musica è universale poiché riesce a trasmettere un senso di comunità e condivisione, la sua è musica che unisce: “Non potrei mai fare una musica settoriale, anche perché quello che c’è dietro  a ciò che scrivo è importante. (…) C’è talmente tanta roba dentro che per forza le canzoni parlano a tutti. Lo stile musicale può piacere o meno, però ci sono contenuti in cui tante persone si rispecchiano, c’è un modo di vedere la vita.”.

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Il titolo dell’album può essere letto come un’esortazione, un inno alla vitalità oppure come un’esclamazione, ciascuno può darvi il significato che vuole così come ai brani che lo compongono.

“Come quando si guardano le nuvole o le stelle e si creano delle forme. Siamo noi che mettiamo i significati nelle cose della vita, possiamo trovare un senso positivo o negativo a tutto quello che viviamo. Questo è un po’ il significato del disco: la tua vita dipende da te“.

Mannarino, APRITI CIELO, Universal Music, 2017.

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Mannarino – Apriti cielo – Tracklist

  1. Roma
  2. Apriti Cielo 
  3. Arca Di Noè 
  4. Vivo
  5. Gandhi
  6. Babalù
  7. Le Rane
  8. La Frontiera
  9. Un’Estate

APRITI CIELO – MANNARINO