Canzoni della Cupa: tra polvere e ombra, riprende il viaggio di Vinicio Capossela

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

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Il cantautore ci presenta un nuovo lavoro – in uscita il 6 Maggio -. dalla duplice lettura, insieme solare e crepuscolare 

Cinque anni sono un tempo relativamente lungo per attendere il nuovo disco di un artista. Se l’artista in questione è Vinicio Capossela, sappiamo bene però che negli ultimi cinque anni la sua presenza si è comunque fatta sentire: sul palco, nei tanti concerti in Italia e all’estero, così come in libreria, grazie a “Il paese dei coppoloni“, il romanzo uscito nel 2015 per Feltrinelli, finalista al Premio Strega, e depositario di tanti, meritati, apprezzamenti. Ed è proprio dal romanzo che la storia musicale di Capossela riprende a macinare note, se è vero che l’atmosfera che si respira nelle tracce del nuovo lavoro – “Canzoni della Cupa” – è la stessa di quella regalata ai lettori attraverso le immagini di un mondo, quello contadino, ingiustamente dimenticato dalla pseudo-modernità dei nostri tempi. Un mondo nel quale ritorna il passato, e con lui rivivono tradizioni e usanze appartenenti a un’altra epoca. Sembra quasi un altro pianeta quello abitato da creature nelle quali si intrecciano l’umano e il soprannaturale, lo spirito apollineo e quello dionisiaco, l’essenza e la spiritualità.

Due sono i dischi di cui si compone la nuova opera, in uscita il 6 Maggio. E Capossela ha voluto contrassegnarli con nomi emblematici e forti, “Polvere” e “Ombra“. Ma lasciamo parlare l’artista, che così descrive i due dischi: 

Polvere è la schiuma della terra, terra seccata dal sole, dal vento, dal tempo. Ma polvere è anche humus, umano, la polvere che ci ha originato e a cui torneremo. Polvere sono le radici, effimere, che ci legano alla terra. Queste canzoni sono esposte al secco, al lavori della polvere, ma sono anche la terra in cui affondano le radici di questi canti”.    

Ombra è la fronda generata dalle radici, l’intreccio dei rami che quella polvere ha prodotto. Ed è anche l’ombra il lato delle creature che non si chiariscono allo sguardo, il lato dei presagi, degli uccelli che volano la notte, il lato del racconto che desta meraviglia e inquietudine. E ombra è anche quella che lasciamo sulla terra andandocene“.

NoteVerticali.it_Vinicio_Capossela_Calexico_foto_Enrico_Chico_De_LuigiUn disco dalla doppia lettura, quindi, che apre al solare e al crepuscolare, alla luce e al buio, a espressioni e sentimenti tra loro contrastanti, ma che fanno parte, entrambi, e con la stessa dignità, della medesima essenza. E che predispongono l’ascoltatore a un viaggio ricco di emozioni, quelle intense e genuine che accompagnano da sempre l’opera caposseliana. Un’opera che racchiude in sé l’essenza del viaggio alla scoperta continua delle proprie radici. E un viaggio che profuma di profondo rispetto e di eterna gratitudine:

Se la gratitudine si nutre di attesa ” – ha scritto Vinicio – “queste Canzoni della Cupa, sono l’opera per la quale ho maturato più gratitudine. Gratitudine ricambiata, visto che dal 2003 ad oggi si sono riprodotte fino a presentarsi ora al pubblico in disco doppio e vinile quadruplo. Del resto sono un po l’opera della vita, dunque sono vitali, come Maggio, il mese in cui usciranno… Il mese delle rose, dei rosari e delle spine. Che la loro nuova vita gli sia lieve. Grazie a tutti“.

Il disco, come anticipato, uscirà il 6 Maggio. Per il Concerto del Primo Maggio a Roma è prevista invece una succosa anteprima: Capossela salirà sul palco di Piazza S. Giovanni e qui presenterà il disco insieme ai Calexico, ovvero Joey Burns, John Convertino e Alessandro Asso Stefana:

Seguire la strada per Calexico in tutti questi anni è stato come seguire il cammino della polvere. Una polvere che si prende i riflessi del metallo cromato e della frontiera. Ci siamo incontrati diverse volte in questo cammino, sui palchi e nelle registrazioni, e ogni volta è come mettersi il vestito nuovo, un vestito con le spalline larghe, l’acqua di colonia e indossare camicie con l’ottimismo del mattino.
Ho iniziato queste canzoni poco dopo averli sentiti per la prima volta in concerto, accompagnati da quattro mariachi, e subito mi è venuto di ribattezzare il paese dell’origine, dove nei paesaggi selvatici e nella ferrovia abbandonata ritrovavo la sensazione della frontiera, Calixtrico. Finalmente abbiamo fuso le x con le elle, ed è un segno del fato potere dare il battesimo a questa uscita, alzando la polvere sul palco del primo maggio con Joey Burns, John Convertino e Alessandro Asso Stefana. Iniziare così il cammino della polvere nel giorno che si sono dati gli uomini, per celebrare le loro fatiche sulla terra“.

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