Genesi di Franco Battiato. Un’opera lirica da riscoprire.

532D2867-7D1C-4282-AD57-56D3B409CEC5

🎵🎵 Questo disco io l’ho atteso tantissimo. Mi trovavo, nei giorni in cui uscì, ad Abano Terme, e ogni giorno facevo la spola tra Abano e la vicina Padova dove c’era un negozio musicale di una certa grandezza.
La scena era sempre la stessa. Io chiedevo al commesso se era arrivata Genesi, l’opera lirica di Battiato, e il commesso mi rispondeva sempre “non ancora, prova i prossimi giorni”. E io riprovavo l’indomani. Finché un giorno, ormai perse le speranze, veramente arrivó.
Avevo il walkman a quei tempi. Era lo stesso dove avevo ascoltato qualche migliaio di volte La voce del padrone, il primo disco che fece conoscere Battiato non solo al grande pubblico, ma anche a me. Poi arrivarono altri lavori, come L’arca di Noè, Orizzonti perduti, Mondi lontanissimi, che chiarivano un percorso non solo, e non tanto, pop ma unico e peculiare, irripetibile nella storia della musica leggera.
Ma che Battiato arrivasse pure a comporre un’opera lirica non era cosa prevedibile se non, col mio senno di poi, a chi aveva seguito le sue composizioni di metà anni Settanta, che, nel loro sperimentalismo, avevano in se’ anche qualcosa di classico e orchestrale.
A me la notizia di questa opera fece parecchio impressione.
Io, appena sedicenne, ero abituato a distinguere la musica classica da quella leggera con la rigidità tipica degli adolescenti. E guardavo alla classica con un misto di noia e ammirazione. Era qualcosa di così alto da poter anche sembrare noioso. O meglio, pesante, in contrapposizione, appunto, al leggero della musica che ascoltavo (che era si leggera, ma non certo superficiale).
Di classico io conoscevo, molto bene, le 9 sinfonie di Beethoven perché a casa c’era la raccolta in musicassette. E spesso le ascoltavo, con profondo godimento.
Genesi fu la prima opera lirica di Battiato, che poi ne scrisse altre tre. E una Messa Arcaica, forse la sua opera più bella, sicuramente la più asciutta.
Genesi io la ascoltai tantissimo, e non solo perché mi costò una decina di andirivieni tra Abano e Padova. Ma perché la trovai bellissima. E contribuì ad aprirmi quelle “finestre del cervello” che chi conosce Battiato sa bene cosa sono. Stessa cosa per Gilgamesh, che ebbi la fortuna di vedere rappresentata dal vivo in prima mondiale al Teatro dell’Opera di Roma.
Tra le creazioni musicali di Battiato le meno conosciute e fruite credo siano proprio le opere liriche. E soprattutto la sua Genesi, dimenticata dal suo stesso autore. Sono poco fruite, anche dal pubblico della musica classica, perchè non sono ritenute opere liriche classiche, almeno nel senso in cui vengono di solito intese, come quelle alla Verdi o Rossini, per intenderci. O alla Mozart.
E invece dovrebbero essere recuperate. A partire, e non solo per una questione linguistica, proprio da Genesi, che nasconde al suo interno alcuni pezzi e alcune arie molto raffinate.
In questo link c’è l’opera integrale, ma per chi ha voglia solo di un assaggio, consiglio le arie “I cavalieri della solitudine”, al minuto 9:04, “Rythm of the heart” al min 18:50, la cavalcata al min 33:25 e la successiva Bagavad Gita al min 35:40, l’armonizzazione al min 40:45, il Kyrie Eleison al min 43:13, il Cerco un giardino dove morire, che è sicuramente l’aria più bella dell’opera, che apre il terzo atto al min 48:00, e il Gloria Curva finale al min 58:20.
Non aspettatevi ricostruzioni bibliche, gli influssi, a partire da quello arabo, sono molti, come anche le lingue usate, alcune antiche come il sanscrito e il greco. Su tutto prevale il notevole influsso proveniente da Gurdjeef, autore di libri e musicista esoterico che molto ha influenzato il primo Battiato. Non a caso il libretto dell’opera è firmato da Tommaso Tramonti, pseudonimo di Henry Thomasson, allievo proprio di Gurdjeef.
Si riflette sul concetto di origine, in modo forse disordinato ma sicuramente evocativo, e con una storia strutturata e accattivante, che però per capire è necessario leggere sul libretto. Si riflette su come “la nascita non è un principio, la morte non è una fine”, concetto, di derivazione buddista, su cui poi Battiato è tornato molto spesso.
Prendetevi un’ora – che potrà sembrare un attimo o non finire mai – e fatevi avvolgere dalla leggerezza di queste musiche, che sono un vero e proprio viaggio mentale e sonoro. E vedrete che nulla sarà più leggero di questo percorso. In barba alle stantie e vacue distinzioni tra le musiche in alta e bassa, o classica e leggera.
L’unica distinzione in realtà possibile è tra musica buona e pessima.
E questa è musica buona. 🎶🎶