Harry Styles: il debutto coraggioso di una futura star

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Si definisce una persona totalmente dipendente dalla musica, prevalentemente rock e british. Lavora nella Comunicazione e, nel tempo libero, va a concerti, legge, divora serie tv, viaggia

 Harry Styles ha tante cose da dimostrare: come per ogni artista diventato famoso in un gruppo di e per teenager, l’inizio del percorso da solista è irto e in salita. In più, il buon Harry si sobbarca il peso di essere stato il volto più noto dei One Direction, la boy band – oltretutto nata da un tv talent – che negli ultimi anni ha ottenuto un successo planetario a ritmi vertiginosi, arrivando a vendere 12 milioni di dischi in meno di un anno: il suo disco di debutto lo ha messo nelle condizioni di poter parlare immediatamente ad un pubblico ampissimo (i milioni di fedelissime “directioners”) con, da un lato. la possibilità di accreditarsi in maniera del tutto diversa rispetto a quanto fatto fino ad ora e, dall’altro, l’alta probabilità di fare un enorme buco nell’acqua, di quelli che, sì, possono mettere a rischio una carriera di risonanza mondiale ma ancora indubbiamente acerba.

Dopo l’ascolto dell’album, possiamo dire che Harry Styles è perfettamente riuscito a fare due cose molto difficili per un debutto da solista: dimostrare di avere una personalità ben distinta e addentrarsi in un genere diverso da quello che lo ha reso famoso, sostituendo quel velo patinato che ha contraddistinto – come è giusto che sia – i suoi anni nei One Direction con una genuinità simpatica e molto onesta. Le canzoni dell’omonimo album “Harry Styles”, infatti, raccontano un ragazzo giovanissimo ma con una travolgente voglia di farsi sentire, anche da chi non lo ha mai fatto prima d’ora: le melodie sono lineari e orecchiabili, i testi piuttosto semplici, ma a fare la differenza sono la voce e l’interpretazione.

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La bellissima “Sign Of The Times”, che ha anticipato l’album, ben descrive questo mood: un’intensa ballata, dal ritornello immediatamente memorizzabile, in cui la voce di Harry Styles riesce ad esprimere tutto il suo vero potenziale, liberando quel timbro graffiante che aveva mostrato di scalpitare verso altre sonorità già in alcune delle ultime performance acustiche dei One Direction. Il pianoforte e l’arrangiamento la rendono una sorta di “Angels” di Robbie Williams, vent’anni dopo: il raffronto con l’ex Take That, infatti, viene piuttosto spontaneo, tra l’innegabile bellezza estetica, lo spirito poco adatto ad essere contenuto in un gruppo corale e le sonorità pop-rock dell’album di debutto (certo, Harry non collabora con i Gallagher al top della propria forma e creatività musicale).

L’album è costellato di altri pezzi davvero pregevoli, a partire dalla dolceamara “Two Ghosts”, inno ad un amore perduto, che Harry ha reso ancora più emozionale nella bella versione live eseguita durante una delle recenti puntate dello spassoso “The Late Late Show with James Corden”, dimenandosi benissimo tra note pulite e chitarra acustica. Troviamo poi la ritmata“Carolina”, una canzone pop che strizza l’occhio a sonorità americane da viaggio sulla Route 66, la tenera “Sweet Creature”, con melodie di Mumfordiana memoria, e la potente e riuscitissima “Kiwi”, che ci regala un Harry Styles rockeggiante, spazientito e grintoso.

Un debutto vincente, aiutato e impreziosito da un dettaglio tanto semplice quanto prezioso: la simpatia e autoironia con cui Harry si sta mostrando ad un pubblico in parte diverso da quello che è abituato ad idolatrarlo. Come non notare, e apprezzare, infatti, i sorrisi puliti che dispensa al pubblico durante le sue esibizioni live, mostrando al tempo stesso la grande confidenza a calcare il palcoscenico, e l’irriverente ingenuità di chi scopre di piacere, e di piacere tanto e a tanti. E come non sorridere, d’altronde, quando a 23 anni si è un artista internazionale, che riesce ad essere perfettamente moderno pur strizzando l’occhio agli anni ‘70 – addirittura indossando outfit ispirati a Bowie senza risultare ridicolo – e che, alla sua prima prova solista, sforna un album piacevole, fresco e convincente, potenziale premessa per una lunga e articolata carriera. Che, almeno, è quello che ci auguriamo noi.

 

Tracklist:

  1. Meet Me in the Hallway
  2. Sign of the Times
  3. Carolina
  4. Two Ghosts
  5. Sweet Creature
  6. Only Angel
  7. Kiwi
  8. Ever Since New York
  9. Woman
  10. From the dining table