Hozier, un debutto di intensa vocalità tra pop e blues

NoteVerticali.it_Hozier_2

NoteVerticali.it_Hozier_3Il primo album omonimo del cantautore irlandese Hozier (al secolo Andrew Hozier-Byrne), è una delle grandi scoperte discografiche del 2015. Il primo brano del disco (su etichetta Rubyworks records/Island records) è Take me to church, non proprio la classica hit scala-classifiche, eppure enormi sono il successo e la risonanza ricevuti. Il merito può essere attribuito, oltre che al testo molto intense, anche al video che lo accompagna. Lo stesso Hozier ha dichiarato di aver scelto di trattare il tema dell’omofobia nei paesi dell’Unione Sovietica per sottolineare lo stato di terrore in cui gli omossessuali vivono in quei luoghi. Nel video due giovani ragazzi tentano di tenere nascosta la loro unione che viene però sfortunatamente scoperta con tragiche conseguenze. Musicalmente il brano ci riporta alla memoria la splendida The power of love del gruppo Frankie goes to Hollywood, forse per quel cantato appena accennato che nel ritornello esplode con tutta la sua potenza quasi a voler gridare uno stato di disperazione perenne.
Ad un ascolto attento il disco si presenta molto vario e molte sono le influenze musicali che riscontriamo in questo giovane cantautore. Prima di tutto già partendo dalla seconda traccia dell’album, Angel of Small Death and the Codeine Scene, l’atmosfera cambia e si alleggerisce, attraverso sonorità più vicine al blues e al soul incorniciate dalla voce indubbiamente potente del cantante. Con il brano Jackie and Wilson abbiamo una ulteriore inversione di tendenza. Ci troviamo di fronte ad un brano quasi pop, molto orecchiabile e a tratti anche rythm and blues. Il tutto crea un mix decisamente piacevole. Il terzo brano dell’album è Someone new, che ci riporta un po’ alle sonorità dei Kings of Convenience. La musica è molto rilassante e conferma i gusti musicali dell’autore attraverso l’utilizzo di una strumentazione tipicamente blues.
L’atmosfera cambia ancora con il quarto brano dell’album, To be alone: qui ci troviamo di fronte ad una atmosfera da club, le sonorità sono accattivanti e la bellezza della voce di Hozier è valorizzata all’ennesima potenza attraverso una strumentazione quasi minimal. Insieme alla famosa Take me to church, questo brano è probabilmente il brano migliore dell’album e quello in cui il giovane autore dà pieno sfoggio delle sue qualità vocali e strumentali. La sensualità della traccia è confermata indubbiamente da un testo romantico ma altrettanto lascivo.

NoteVerticali.it_Hozier_1Nella sesta traccia dell’album From Eden ritroviamo più o meno caratteristiche simili alle precedenti, con la differenza che il testo sembra essere molto più positivo. Si tratta di una vera e propria dichiarazione d’amore. Riguardo a questo brano è opportuno svelare una curiosità: infatti è stato pubblicato prima di Take me to church” ma non ha avuto lo stesso successo. Particolarità della canzone è un assolo di chitarra nella parte finale che risulta essere diametralmente opposto all’impianto sonoro generale del brano. L’assolo infatti si caratterizza per una melodia latina quasi da flamenco. Dopo questo guizzo però il brano ritorna
ad una certa monotonia che mortifica un po’ questo colpo di genio.
La traccia successiva è In a week, che vede Hozier duettare con Karen Cowley. Il brano è di rara sensibilità, le sonorità e la strumentazione sono idilliache a conferma che ci troviamo di fronte ad una delle canzoni migliori dell’album. Il tutto è reso più ancora più affascinante dalla voce sensuale e vellutata della Cowley. La chitarra è costante e delicate, e rende eterea l’atmosfera di base del brano. Sedated è l’ottava traccia del disco: si tratta di un pezzo molto raffinato e dalle sonorità pop. Come quasi tutti i brani di Hozier, il testo è oscuro ma la musicalità trascina e la melodia resta in testa. Work song è musicalmente molto interessante. Parte in sordina per poi diventare potente e trascinante. Le sonorità ricordano a tratti quelle tipicamente blues di brani come Stay with me di Sam Smith. In questa nona traccia anche la voce di Hozier sembra diversa, più consapevole e indubbiamente caratterizzata da una carica emozionale maggiore. L’album si avvia verso il finale con la particolare Like real people do, dove le sonorità rilassanti e il tono riflessivo catturano l’ascoltatore. Ciò che colpisce è l’economia dei mezzi musicali, una chitarra appena accennata, una batteria leggera e una voce quasi appena percettibile, eppure dalla potenza incredibile.
NoteVerticali.it_Hozier_4Il brano It will come back ha sonorità molto rock, a tratti beatlesiane ma sicuramente parecchio riconducibili ad un preciso periodo musicale dei Led Zeppelin. A tratti la voce quasi strafottente ma precisa e ribelle sembra ricordare How many more times con la sola differenza che il brano dei Led è leggermente più movimentato. Sembra a tratti ricordare anche il periodo oasisiano di Standing on the shoulders of giants in cui gli stessi fratelli Gallagher rivolgevano il proprio tributo ai Beatles e a chiunque li avesse ispirati.
Il penultimo brano è Foreigner’s God, la cui melodia ricorda molto i brani più famosi dei Kings of leon. Anche la voce di Hozier sembra essere piuttosto simile a quella di Caleb Followill. Sembra quasi che il cantautore irlandese abbia rivolto più di un tributo al panorama indie rock americano degli ultimi anni. Chitarre, voce impostata e sonorità decise lo confermano. L’ultimo brano, Cherry Wine, è abbastanza deludente. Rispetto ai picchi raggiunti da alcune songs dell’album, questa rappresenta al contrario una chiusura piuttosto insolita. Troppo lenta la melodia, troppo sottovalutato l’elemento vocale e troppo lasciata al caso la scelta degli strumenti.
In ogni modo, quella di Hozier è una prova estremamente positiva, e molti dei brani presenti all’interno di questa prima fatica musicale valgono da soli il prezzo dell’intero album. La grande fortuna di questo giovane cantautore è la sua vocalità, che però in certi brani dovrebbe essere maggiormente espressa e valorizzata. Avremo modo di ascoltare Hozier dal vivo in Italia a luglio in due tappe: il 7 a Trento per il PistoiaBlues, l’8 a Milano, a Unaltrofestival.

HOZIER
Tipo album: Studio
Pubblicazione: 19 settembre 2014
Durata: 53:26
Dischi: 1
Tracce: 13
Genere: Blues/Soul/Rhythm and blues/Indie rock
Etichetta: Rubyworks Records/Island Records