Il sound degli Elpris che unisce rock e tradizione

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NoteVerticali.it_Elpris_1In un mercato dormiente e maggiormente caratterizzato dalla musica commerciale, l’emergere di una band di qualità sembra quasi un evento eccezionale. Invece è successo davvero. Gli Elpris mettono d’accordo proprio tutti proponendo un sound particolarissimo che unisce chitarra, batteria e basso a strumenti più tradizionali come violino e organetto. Il tutto incorniciato dalla voce potente del cantante. Questi sei ragazzi diversi tra loro, trovano un punto d’incontro nella musica e il risultato è straordinario. Matias, Sebastiano, Giandomenico,Federico, Francesco e Luca si conoscono all’università di Macerata nel 2011 e da subito appare chiarissima l’eterogeneità del progetto Elpris.

Forse proprio questa diversità è il punto di forza della band che in poco tempo, riesce a raggiungere traguardi importanti tra i quali la partecipazione alla finale dell’Arezzo Wave, al Rock targato Italia e alla manifestazione marchigiana Musicultura .La band inoltre ha la grande opportunità di aprire i concerti di Modena City Ramblers, Fast Animals and Slow Kids, Gang e Alberto Bertoli. Il 2012 invece è l’anno in cui gli Elpris iniziano a lavorare con il produttore artistico e autore Andrea Mei (già precedentemente con Nomadi, Gang e Danilo Sacco). Da questa collaborazione nasce Elpris il disco d’esordio uscito il 6 novembre 2015 anticipato dal singolo Siringhe (o di una vita) il cui video è stato girato dal regista Francesco Sabbatini. Il brano è molto particolare e narra la storia di un ragazzo del futuro. Contrariamente a ciò che si pensa, non fa riferimento alla droga ma al suicidio: il giovane infatti vuole ammazzarsi con una siringa d’aria in endovena perchè la sua vita è priva di rapporti sociali, superficiale e senza stimoli. Alla fine del brano, il ragazzo muore tragicamente in un incidente a bordo dell’auto regalatagli dal nonno. Dal punto di vista melodico in apertura troviamo un bellissimo violino al quale si uniscono rapidamente tutti gli altri strumenti. Ci sembra di essere di fronte ad un brano folk-rock accompagnato da un testo di forte impatto visivo: “Vorrei provare una siringa d’aria in endovena,perché non so più che cazzo fare!Vorrei provare una siringa d’aria in endovena,dicono che non sia niente male!”. La copertina dell’album curata da Lorenzo Bracalente, ci presenta un personaggio all’interno di un altro universo. Un giovane diverso da tutti gli altri con emozioni da definire e descrivere che sfida la vita e il suo tempo senza certezze, tentando di raggiungere i propri obiettivi nonostante si trovi benissimo nel suo altro mondo. Questa forse è la chiave di lettura per ascoltare un album vario e complesso che è stato scritto e musicato principalmente da Sebastiano chitarrista e seconda voce della band.

NoteVerticali.it_Elpris_3Per l’apertura i ragazzi hanno scelto un pezzo bomba.Montagne si apre con il suono del violino che incornicia la voce graffiata e ribelle del cantante della band. Nelle parole del testo, ritroviamo i riferimenti alla terra d’origine che genera un rapporto odio/amore. La melodia incalza man mano che ci si avvicina al ritornello,e il tutto è scandito dalla presenza sempre più forte della batteria. Montagne è una scalata verso gli obiettivi della vita. “Saper resistere ai fantasmi della vita per poter guardare dritto verso il nulla di uno specchio,voler provare ogni vertigine del corpo per accarezzarsi il ventre, sentirne il brontolio, lo scoglio che stai logorando col tuo pianto farà un po appiattire il mondo. Vaffanculo! Amo le montagne”. Ovviamente tutti i pezzi dell’album seguono una linea melodica e mostrano una connessione forte tra loro. Infatti anche la seconda traccia Glu Bordeaux si apre con il suono del violino vero punto di svolta sonora dei brani sopratutto se lo si associa alla batteria. Questa canzone è stata scritta, come ci rivela Sebastiano, prima della maturità. Fa riferimento sicuramente ad una donna e alla compagnia degli amici con cui si beve e si fuma nell’attesa che questa arrivi. Il filo conduttore di molti dei pezzi sembra essere la malinconia che ritroviamo in alcuni brani dell’album tra cuiFumare blu, Frizza, Megalopolìe Traparentesi. Nel primo dei brani citati, la malinconia è sia melodica che testuale: parte in sordina accompagnato da una chitarra nostalgica per poi esplodere in sonorità leggermente più pop. Ma dura poco: il violino arriva e rende tutto più definito. Ecco tornare quella melodia tipica composte da chitarra, basso e batteria che uniti al ritmo incalzante della voce, rendono questa canzone una delle più interessanti dell’album. Il testo ricco di immagini allegoriche è la descrizione di una passeggiata durante la quale ci si accende l’ennesima sigaretta. Il pensiero del fumo viene però scacciato dalla presenza di una donna che rende il bisogno di nicotina praticamente inesistente tanto che il protagonista, decide di spegnere la sigaretta perché i fumi di questa, cambiano colore agli occhi della ragazza e non le rendono giustizia.

La donna è tutto ciò di cui si ha bisogno in quel momento, è un’ancora di salvezza dalla noia e dal dolore. “Frizza” invece ha un testo che allude all’assenza di una donna che può essere sconfitta solo attraverso la musica e l’alcol. Il titolo fa riferimento alla sensazione di pizzicore che proviamo in gola quando beviamo una bibita gassata ma le immagini sono allegoriche e oniriche. Dietro c’è un significato molto più profondo quasi di rassegnazione e di impossibilità di cambiare le cose. In “Megalopolì” alla malinconia si aggiunge l’immaginazione. Questo è uno dei brani in cui riusciamo a sentire perfettamente l’organetto che produce, insieme agli altri strumenti tradizionali, un effetto melodico molto complesso e vario. Il brano ha quella componente di nostalgia molto forte dovuta all’immagine dell’assenza della persona amata. Il protagonista del brano immagina di trovarsi in un luogo immaginario e di incontrare la donna che non vede da tempo. La malinconia del brano è espressa dalle parole del testo: “Megalopolì piove sul mio volto scivola dagli occhi e scende piano dentro così sono morte fragili e affogate tutte le farfalle dolci che facevi nel mio ventre.” L’ultimo brano citato che è anche l’ultima traccia del disco, esprime invece un disagio molto più complesso. E’ un brano che parla della solitudine e dell’emarginazione. Solo nel ritornello il protagonista del brano, prova a trovare conforto nell’immaginazione ma l’alone di malinconia permane. Molto potente è dal punto di vista strumentale, la presenza dell’organetto. Sul finale il violino,la batteria e gli altri strumenti incalzano creando un impianto sonoro senza precendenti. Diversi sono invece i brani Pillole, Poppeggiando e Barba da cani che sembrano intrise di una maggiore positività testuale e melodica senza essere comunque mai banali. In “Pillole”, basso e violino producono una sonorità interessante al quale si unisce la batteria che rende il brano molto brit. Dal punto di vista melodico, il pezzo si arresta poco prima del finale su sonorità più tenui. E’ in questo momento che sentiamo chiaramente nel controcanto, la voce di Sebastiano più sporca e imprecisa ma di grande impatto sonoro. Il testo è un inno alla musica, all’adolescenza che ci fa sentire leggeri e una ribellione contro le mode che azzerano la personalità. Poppeggiando” ha una musicalità particolarissima scandita dalla chitarra e dal basso ai quali si aggiunge immancabile e implacabile il violino. E’ come se il brano fosse la descrizione del genere musicale del gruppo al quale si uniscono immagini forti come quella del seno di silicone che non produce latte. Una critica alla superficialtà del nostro tempo, in chiave ironica e attraverso melodie coinvolgenti e adatte al pogo. “Barba da cani” ha un incipit scandito dalla chitarra acustica a cui si unisce l’organetto che rende l’atmosfera molto folk. E’ una canzone nata un pò per caso così come ci rivela lo stesso Sebastiano. Si riferisce davvero alla sua barba ma sembra al contempo una critica agli hipster e alla moda della barba molto lunga che si è parecchio diffusa negli ultimi anni.

NoteVerticali.it_Elpris_2In sostanza la prima prova degli Elpris, ci convince eccome. Ci troviamo di fronte ad un gruppo di ragazzi con una grandissima voglia di fare e sopratutto davanti ad un lavoro pensato, sentito e curato nei minimi dettagli. Non possiamo che augurarci che questo album, sia il primo di una lunga serie e le premesse sono davvero ottime. Le sonorità portate all’estremo, la vastità della melodia,le voci potenti e in sintonia rendono questa opera prima, un piccolo gioiello da custodire ed ascoltare con attenzione nella speranza che in un mercato saturo e privo di idee, ci si accorga che in Italia ci sono ancora delle band capaci di produrre qualcosa di nuovo e coinvolgente e che venga data a questi artisti, la giusta attenzione.