Long way home: il debutto di Låpsley tra pop e cantautorato

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Palermitana di origini asiatiche. Amore per il cinema, le istantanee e le storie. Scrive per dar voce alle sue passioni e vivere la vita è la sua aspirazione più grande. “Carpe diem” il suo motto.

Pur ricco di hit, convince solo a metà il disco di esordio della giovane cantautrice inglese

NoteVerticali.it_Lapsley-Long-Way-Home-coverLei è inglese, classe 1996, cantautrice e scrive i suoi brani quando è triste, durante quei periodi della vita di ogni adolescente che porta a fare i conti con sé stessi e con i rapporti umani che diventano sempre più profondi e complessi. Nota ai molti per brani come Station e Falling Short, il 4 marzo è uscito il suo album di esordio prodotto dalla XL Recording, la stessa casa di Adele. Anticipato dal singolo Love is blind, dai toni decisamente più “poppettari” di quel che ci sia aspetta dall’Inglesina, l’album è composto da dodici tracce, tra le quali le nuove versioni dei successi che l’hanno resa famosa, come i pezzi sopra citati, ai quali si aggiungono Hurt me e Painter provenienti dagli EP Understufy del 2015 e Monday del 2013.

La giovane Holly Låpsley Fletcher di Southpark (UK), semplicemente Låpsley, inizia il suo rapporto con la musica a soli sei anni. Impara a suonare per primo il pianoforte, per poi passare alla chitarra e all’oboe, ma nella sua musica cerca di mixare sapientemente la tradizione con la modernità. Il suo strumento di comunicazione musicale diviene infatti il laptop, con il quale si diverte a modificare la sua voce, rendendola anche più mascolina e giocando con il ritmo. L’elettro-pop è il suo sound, si presenta esteticamente con un viso pulito da brava ragazza, con la voce pulita, ma interrotta dalla campionatura forzata e arricchita da sorprese acustiche.

L’album Long way home, è (o dovrebbe essere) intimo. Racconta l’autobiografia emozionale di una giovane cantante, ma senza alcuna pretesa di colpire infondo all’anima dell’ascoltatore. Questa affermazione appare contraddittoria, ma è così che l’album è. Contraddittorio. Una prova senza ambizione, di dodici tracce quattro sono rivisitazioni, un’alternanza tra ciò che era e ciò che vorrebbe essere, tra acustico ed elettronico, tra vecchio e nuovo. Alcuni la paragonano alla “nuova” Adele, ma con lei ha in comune l’etichetta, il colore dei capelli e il tono decisamente nostalgico e malinconico dei testi che scrive, ma nulla più. Ma nemmeno la giovane cantante si ritrova in questa comparazione, preferendo essere associata a nomi come quello di James Blake, che troviamo essere decisamente più simile a lei, nello stile e nelle intenzioni, ed è evidente quanto lei si ispiri a questo ramo della musica elettronica.

NoteVerticali.it_Lapsley_1L’album però è poco lineare e racchiude quelle che potrebbero essere definite “canzoni da cameretta”, di una ragazza che canta della sua storia d’amore, si dispera, piange e rimpiange. Hurtless, Hurt me, Tell me the truth, Love is blind, i titoli parlano da sé. Poi arriva un brano che spiazza come Cliff, che a primo ascolto è tutto tranne che un brano che colpisce, quello che fa è invece ricordare il caldo afoso e il brusio di un centro commerciale, in cui dai vari negozi di abbigliamento di grandi catene fuoriesce precisamente lo stesso ritmo, lo stesso suono. Se alcuni la definiscono musica da camerette, altri potrebbero definirla più appropriatamente musica da shopping. Se si dovesse pensare ad una musica adatta alla disperazione di un amore finito a vent’anni, ecco che forse Adele appare davvero la più adatta ad una ragazza “abbrutita” con barattolo di gelato alla vaniglia in una mano e pane e Nutella nell’altra, e non a caso è su questo che ha costruito la sua fortuna.

NoteVerticali.it_Lapsley_3Un progetto con dei limiti evidenti, che sulla carta avrebbe potuto essere la svolta per la cantante, una possibilità di distinguersi, un’occasione non colta per il momento. Un passo non del tutto falso, ma decisamente sprecato. Con le carte in mano una lettura critica del proprio progetto sarebbe una buona fonte per provare a rielaborarlo e trovare una strada più lineare e consona alla propria personalità, sperando che la giovane Låpsley ritrovi l’ispirazione per i suoi prossimi brani, anche se questo implicherebbe in automatico un periodo di sofferenza e tristezza per lei. Il tempo darà risposta ai nostri dubbi e nel frattempo attendiamo facendo bit bit con la testa.

Lapsley, Long way home, XL Recording, 2016