Morabeza: #Tosca tra saudade e leggerezza

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Se ne sta abbandonata e sorridente, spensierata ma cosciente, con un guizzo malinconico negli occhi, a guardare un dove che conosce solo lei ma cui tendiamo tutti, un dove che completa, forse, il mondo in gommapiuma su cui stende gambe e tacchi, nel ritratto in copertina del suo nuovo disco, Tosca, voce tra le più originali della musica contemporanea che torna a due anni di distanza dall’ultimo progetto con Morabeza (Leave Music/Officina Teatrale, prodotto e, soprattutto, arrangiato magistralmente dal genio di Joe Barbieri). Un titolo che è un programma tanto estetico quanto politico, se il termine, d’origine creola, è direttamente collegato allo splendido dolore, all’eccitante nostalgia che ogni abbandono, ogni ritorno, ogni migrazione si porta dietro: che ogni migrante – ogni umano – si porta dentro.

Ed è appunto mescolando saudade e leggerezza, malinconia e irriverenza, gioia e disperazione, che Tosca ci consegna il suo nuovo (rinnovato ma sempre riconoscibile) orizzonte musicale, con dodici tracce che hanno la rara capacità di divertire e commuovere con la stessa potenza, tra musica popolare e contaminazione, tradizione e sperimentazione, e che si fanno forti di un senso alto, sincero, d’accoglienza e d’inclusione. Parole, queste, che altrove, oggi più che mai, quando non bandite, rischierebbero di risultare vuoti slogan e che qui Tosca invece proprio incarna, se tutto quel che incide è all’insegna dell’incontro, del contatto, dello scambio tra culture lontane eppure affini.

Dagli adattamenti in italiano della grande tradizione brasiliana (la delicata e romantica Giuramento e la frizzante, favolistica Mio canarino, alle quali s’accompagna la traccia di chiusura, l’onirica João, cantata in portoghese) alla più recente canzone franco-canadese (Voodoo Rendez-Vous, rilettura della colonna sonora del film d’animazione Les Triplettes de Belleville interpretata con trascinante brio), passando per l’immortale e sempre commovente romanesco (la Serenata de paradiso, interpretata a tre voci e in tre lingue, tutte in perfetta sintonia, in un amalgama di suoni e tradizioni che suggella lo spirito inclusivo dell’intero progetto), fino all’incontro con le sonorità arabe del bosniaco-tunisino Lofti Bouchnak (Ahwak, il momento, per dir così, più spirituale del disco), Morabeza si mostra così come un vero e proprio atlante non solo musicale, ma anche etnografico, sociale: umano. Il tutto, suonato e, specialmente, cantato con spontanea perfezione, con la voce di Tosca che sa farsi materia e simbolo, carne e poesia al tempo stesso.

Fregandosene completamente delle mode e del mercato, dunque, Tosca ci regala, con i suoni, un caleidoscopio di storie e di popoli, proseguendo una personalissima ricerca che mira ben più in alto che all’originalità, proprio all’origine, in uno scavo continuo a recuperare le radici, la radice, e a ribadire che non c’è geografia, non c’è nord o sud che tenga di fronte alla consapevolezza che siamo tutti, in fondo e anzi già in superficie, abitanti dello stesso pianeta.

TOSCA – Morabeza

1. Giuramento (feat. Gabriele Mirabassi)
2. La bocca sul cuore (feat. Lenine)
3. Mio canarino (feat. Nicola Stilo)
4. Normalmente (feat. Ivan Lins)
5. Simpatica
6. Serenade de paradis (feat. Awa Ly, Vincent Ségal)
7. Le troisieme artificier (feat. Cyrille Aimée)
8. Per ogni oggi che verrà
9. Ahwak (feat. Lotfi Bouchnak)
10. Un giorno in più (feat. Luisa Sobral)
11. Voodoo rendez-vous
12. João (feat. Arnaldo Antunes)

 

Morabeza, TOSCA, Leave Music/Officina Teatrale, 2019.