Nothing Feels Natural: la cavalcata energita e liberatoria del punk targato Priests

Federico Mattioni, rapportando la vita e i sensi al cinema, sta tentando di costruire un impero del piacere per mezzo della fruizione e della diffusione delle immagini, delle parole, dei concetti. Adora il Cinema, la Musica e la Letteratura, a tal punto da decidere d'immergervi dentro anche l'anima, canalizzando l'energia da trasformare in fuoco, lo stesso ardere che profonde da tempo immemore nelle ammalianti entità femminili.

Queste “riot grrrls” selvaggiamente irrequiete, puro concentrato di rabbia giovanilista che sembra fare a pugni con gli strumenti, in una cavalcata punk energica liberatoria, seguono una nuova ondata aperta, se vogliamo, dai Viet Cong, ed eretta simbolicamente dal gruppo interamente al femminile delle Savages. Ma in alcuni momenti, come nel brano che dà il titolo all’album, sembra riecheggi la Debbie Harry delle primissime Blondie. Le sonorità di queste ribelli al vetriolo, aggressive e acidule in maniera funzionale anche alla situazione politica americana, non disdegnano pulizia in certi frangenti di purificazione pregiata del suono. A fronte di un esordio di tale impatto, ha un senso il fatto che i brani maggiormente avvincenti siano Appropriate, che apre il disco, e Suck, che lo chiude.

 

Priests, NOTHING FEELS NATURAL, Sister Polygon, 2017.