Oh, Vita: Jovanotti, un giro del mondo con la macchina del tempo

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Cantante e autrice, le piace esplorare tutto ciò che è musica, arte e cultura. Ha una personalità "multitasking" e per questo riesce a riempire tutto il tempo che ha a disposizione, vivendo tre vite in una...

Il nuovo lavoro di Jovanotti è finalmente uscito: la curiosità del pubblico e degli addetti ai lavori era notevole, vista la collaborazione importantissima dell’artista con il producer americano Rick Rubin.
Oh Vita” ci riporta subito agli anni ’90: basi scarne, la scelta di un sound design retrò ci fa ricordare il Jovanotti degli albori, il rapper, e le radici in cui affondano tutto il suo percorso e la sua evoluzione, che si è spinta verso un cantare sempre più melodico, pop, lontano dai giochi ritmici sulle parole.
La seconda traccia, “Sbagliato“, si allontana dai tipici arrangiamenti elettronici del disco precedente: è una ballad a cavallo tra il cantautorato e l’hip-hop, con suoni acustici che ci rimbalzano ancora a due decenni fa: al centro del brano regnano le chitarre, in questo caso sono acustiche ed eseguono una ritmica basata sulle terzine, farcite da dosi di romanticismo misto a riflessioni esistenziali,
malinconia e ricordi del passato.
Continuando nell’ascolto del disco, si comprende quanto Jovanotti, almeno fino a questo punto della tracklist, abbia messo al centro la sua profondità rispetto alle atmosfere “summer party and fun” di alcuni brani dei dischi precendenti.
Chiaro di Luna” è un “brano innamorato”, in cui l’artista sembra mettersi completamente a nudo riuscendo a portarci nel mondo intimo ed opalescente di una coppia che guarda il cielo in una notte stellata.
Il quarto brano “In Italia” ci risveglia, con un sound americano ed un giro di basso che regge tutta la traccia, facendoci ancora assaporare un gusto vintage, fatto di locali fumosi, discomusic, funk, e musica suonata davvero.
Jovanotti ritorna all’elettronica con “Canzoni“, pronta per essere remixata e come dice nel testo “per far ballare la gente”. La sua sonorità minimale e l’uso del synth al servizio della melodia, ci riporta alla dance progressive degli anni ’90.
Niente di meglio di un brano leggero e sospeso per la sesta traccia, “Viva la libertà“: rassicurante, da cantare su una spiaggia cubana al tramonto, durante un aperitivo, senza pensare a niente.
I richiami sonori al mondo dell’America del Sud e l’uso della fisarmonica così come la scelta di stili diversi cominciano davvero a farci pensare che Jovanotti con questo disco abbia voluto farci girare il mondo usando la macchina del tempo: e infatti la settima traccia si chiama “Navigare“: un brano che ci sprona sempre e comunque a muoverci, andare avanti, nonostante le acque a volte siano torbide.
Ragazzini per strada” è la ballad da cantare chitarra e voce su un palco, dove l’unica luce intorno è quella dei compianti accendini, sostituiti ai concerti con lo schermo freddo dei telefonini.
Quello che intendevi” ci porta nel mondo del blues in una riflessione urbana di vita comune e commistioni culturali, anticamera per i luoghi puramente metropolitani evocati da “Sbam”, che a livello ritmico è la traccia
sicuramente più interessante, per i contrasti che riesce a creare, sempre strizzando l’occhio al decennio precedente agli anni zero. Il giro raffinato del pianoforte black di “Amore mio” ci porta ad una dimensione acustica, live, intima, come quella che puoi avere in un locale in cima ad un grattacielo di New York. Il brano sembra la cover acustica di se stesso: è una scelta originale, che spezza e arricchisce la tracklist. “Affermativo” è molto poetica e crea contrasto con la scelta di alcune immagini evocate nel testo:
Jovanotti sembra un poeta che recita la sue parole accompagnato da un musicista, sul palco di un piccolo teatro.
L’ultimo brano, Fame è una brano che chiude il sipario, e che nei suoi 8 minuti riafferma un ritorno alle origini vocali, sonore e testuali, mettendo al centro la musica, che può essere apprezzata in luoghi intimi come in grandi palchi,
che può essere amata anche se è solo strumentale, in un periodo storico dove il solo di chitarra nel pop-rock non esiste più perchè annoia, perchè le canzoni devono essere un contenitore per una voce, e niente di più.
Questo disco ci dà la possibilità di rincontrare un Jovanotti che ha il coraggio di spogliarsi dei vestiti musicali che lo hanno accompagnato per due decadi mostrando che la sua sostanza è sempre la stessa: il suo baricentro è puro, inscalfibile, grezzo e tenace, e proprio per questo può permettersi di andare oltre:
Lorenzo sa che non perderà mai la strada del ritorno.