Pearls to Swine: ascolto delicato e sublime per l’intenso Adam Torres

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Federico Mattioni, rapportando la vita e i sensi al cinema, sta tentando di costruire un impero del piacere per mezzo della fruizione e della diffusione delle immagini, delle parole, dei concetti. Adora il Cinema, la Musica e la Letteratura, a tal punto da decidere d'immergervi dentro anche l'anima, canalizzando l'energia da trasformare in fuoco, lo stesso ardere che profonde da tempo immemore nelle ammalianti entità femminili.

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La delicatezza del cantautore e chitarrista americano si forma appieno in questo suo secondo disco

Un canto acuto in falsetto che sembra sprigionarsi dall’alto delle montagne, come tentativo di curare le ferite rimarginatesi lungo il tortuoso cammino della vita. La delicatezza del cantautore e chitarrista americano Adam Torres, appena trentenne, si forma appieno in questo suo secondo LP che giunge marginalmente rispetto alla produzione corrente che abusa di elettronica, e arriva a distanza di dieci anni dal timido esordio con “Nova Nostra”. Una band coesa e improntata all’introspettività che si avvale delle performance live accompagnate da Aisha Burns (violinista), Dailey Tolliver (bassista e pianista) e Thor Harris (batterista).

La vitalità nella raffinatezza della poesia, le vibranti librazioni del cantato da crooner del folk, la pulizia eterea dei suoni ottimamente calibrati fra archi e salienti percussioni, il brivido rincorso e sempre ritrovato lungo tutta la linea compositiva. Echi che rimandano al maturo e consapevole Van Morrison, quello a cavallo fra gli anni ’60 e ’70, perché è da questo disco, un lavoro in cui non si alza mai la voce, prodotto dalla Fat Possum, che Adam Torres sprigiona tutto il suo fascino di cantautore che attinge a piene mani da un’epoca lontana, con un occhio di riguardo a quel miracolo di “Grace” che è ancora per tutti noi, un tassello indimenticabile e quasi imprescindibile per ogni cantante di questo genere.

noteverticali.it_adam_torres_1Le canzoni cullano i sogni in maniera sensazionale con una certa unità di fondo piuttosto riconoscibile, Juniper Arms, Morning Rain e la seconda parte, da Outlands in poi, rivela un graduale innalzamento della qualità evocativa del disco, sempre più pieno di bellezza e di emotività di brano in brano; Torres non mira a spiazzare l’ascoltatore, vuole piuttosto riempirlo di supremo splendore, donando la sensazione di esser parte della natura stessa.

Tutto questo splendido incanto appare ancora più evidente in quelle che sono le due vere e proprie perle: Where I’m Calling From (un crescendo di armonie e colori soffusi ed espressivamente avvolgenti attorno a una melodia magica) e Mountain River (rimembranze di toni, colori, melodie capaci di cullare come poche altre). Un ascolto ricercato e per questo, pazienza permettendo – come pausa nella frenesia del nostro vivere – sublime.

 

 

 

ADAM TORRES – Pearls to Swine

  1. Juniper Arms
  2. Some Beast Will Find You By Name
  3. High Lonesome
  4. Morning Rain
  5. Daydream
  6. Outlands
  7. Where I’m Calling From
  8. Mountain River
  9. City Limits