Semplice: i Nadar Solo e un disco con le bombe

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Il trio torinese torna con un quinto album pieno di bombardamenti elettrici e di storie sospese fra complessità e immediatezza

noteverticali.it_semplice_nadar_solo_coverMarco ascoltami questo disco è un disco con le bombe. Marco ascoltalo in cuffia ma soprattutto attento alle onde. È un disco che parla d’amore che parla di guerra e dei tuoi desideri. Toccati pure i coglioni, ma questo è un disco che non ha paura, di avere paura, di fare cattiva figura”.

Inizia con questi versi Semplice dei Nadàr Solo e io ho fatto di tutto per seguire le sue istruzioni. L’ho ascoltato in cuffia e sono stato attento alle onde sonore che ne uscivano fuori. Ci ho trovato i miei desideri, i miei fallimenti e le mie paure. Non mi sono toccato le parti intime, ma in compenso ho capito subito che i Nadàr Solo non stavano di certo facendo una cattiva figura. Anzi. Con questo quinto, ottimo album il trio torinese è stato capace di raggiungere una maturità invidiabile che arriva dritto al punto con un’immediatezza disarmante. Nell’arco di undici pezzi in cui cavalcate rock si alternano a pezzi più intimi, il gruppo ci racconta con modi e attitudini sempre diversi le facce della stessa medaglia, quella di una vita fatta di non detti, sogni infranti e sottintesi. Ma soprattutto fatta di un amore che, a dispetto del titolo, non è mai semplice, se non nel suo farsi immaginare.

Quasi tutti i pezzi dell’album si rivolgono ad un “tu” che, immaginario o meno, è ogni volta diverso. Può avere un nome e trattarsi di un amico a cui ci si rivolge con sfacciataggine e cinismo, come in Marco; oppure può essere la donna responsabile del bollettino meteorologico del proprio cuore, come in Aprile; o addirittura può trattarsi di un uomo a cui un “io” femminile confida la propria impossibile ricerca della felicità, come accade ne Il Coltello. In ogni caso i Nadàr Solo raccontano sempre delle storie, alcune più riuscite, altre meno (penso, ad esempio, alla tirata un po’ furbetta di Weekend, che immortala l’ultimo dialogo con la propria madre di un’immaginaria vittima di un attentato terroristico).

noteverticali.it_nadar_soloMusicalmente, poi, nulla da eccepire. La performance è precisa al millisecondo e le melodie sono tutte azzeccatissime. Alcune più da singalong, come Marco e Aprile, altre più sofisticate, come quella di Icaro, di cui è mirabile anche l’arrangiamento della strofa.

La title-track Semplice, infine, è una vera e propria dichiarazione d’intenti in cui si manifesta il vero, grande paradosso di quest’ album: il fatto che voglia essere Semplice pur parlando di cose difficili, e che alla fine anche quelle cose difficili finiscano per rivelarsi semplici. Proprio come accade nella vita vera.

 

Semplice, NADAR SOLO, 2016.