Slow Light: Findlay Brown spazia dal gospel alla musica d’autore in un disco completo

NoteVerticali.it_FindlayBrown_10

Federico Mattioni, rapportando la vita e i sensi al cinema, sta tentando di costruire un impero del piacere per mezzo della fruizione e della diffusione delle immagini, delle parole, dei concetti. Adora il Cinema, la Musica e la Letteratura, a tal punto da decidere d'immergervi dentro anche l'anima, canalizzando l'energia da trasformare in fuoco, lo stesso ardere che profonde da tempo immemore nelle ammalianti entità femminili.

NoteVerticali.it_FindlayBrown_2

Terzo lavoro per il cantautore statunitense che, con uno stile tutto suo, si configura degno erede di Paul Simon, Nick Drake e Donovan.

Cantautore composto, gentile, originario dello Yorkshire, Findlay Brown, giunto al terzo disco, matura consapevolmente lontano dalle costrizioni delle grandi etichette il suo percorso di scrittore, chitarrista, pianista e cantante. Slow Light, seguito di Separated By the Sea e Love Will Find You, è un disco capace di sprigionare una luce spirituale, di sondare i luoghi dell’anima per mezzo di note e melodie evocative, scollandosi di dosso la sensazione del mainstream che ci aveva dato in precedenza.

Findlay Brown si trasferisce a New York e mette a punto la lezione di grandi come Paul Simon, Nick Drake e Donovan. La musicalità di questo disco ha radici folk, ambient, dream-pop, minimaliste e persino sperimentali. Un disco vario e bello, profondamente incentrato su allegorie con la natura che ci circonda come modo per esplorare più a fondo quella umana, problematizzata da percorsi di solitudine e illuminata da deviazioni di scoperta. L’arpeggiare libero e “on the road” del primo singolo “Run Home”, come ci mostra anche il bel videoclip, apre i battenti al percorso all’interno di quella luce che, seppur resa fioca dalle circostanze della vita, non si spegne mai, non cessa mai di dispensare la sua cura esplicativa. Sono illuminanti le canzoni di Findlay Brown e ciò è più che mai evidente in questo terzo lavoro. “Make a Getaway” è un canto con accenti gospel che nella struttura del ritornello denota dei rimandi a certo pop a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta (pensiamo soprattutto ai Simple Minds o agli Ultravox di Vienna), avvolge dando l’impressione di controllare appieno la materia.

NoteVerticali.it_FindlayBrown_4Mountain Falls for the Sea” ci restituisce le magiche atmosfere di Simon & Garfunkel e sembra quasi una “bonus track” di “The Sounds of Silence”, brano tra i più belli dell’album, tre minuti densi di brividi. Subito dopo, “Emeralds” offre una pausa emotiva sinfonica a violoncello e archi, di tutto rispetto e che non stona affatto nell’insieme delle componenti. “All is Love”, cuore pulsante del disco, brano alla John Lennon, ci offre un quieto scenario d’intima pace e c’è da scommettere che possa rivelarsi, almeno per i cuori più affamati di amore, come una delle colonne sonore ideali del prossimo periodo natalizio, con quei suoi riscaldanti cori, nonostante il tema sia legato a un’esperienza allucinogena dello stesso autore della canzone. “Ride Into the Sun” colora il percorso di arcobaleno con un arrangiamento vagamente baroque-pop degno dei migliori Coldplay o di Rufus Wainwright. “Alone Again” si riallaccia al folk intimo del brano numero quattro, inneggiando a paradisi palpabili, profondamente malinconici. Born of the Stars” conferma la varietà di “slow Light” con un approccio spiazzante synth su sonorità quasi western, “Beyond the Void, part II” chiude in bellezza con un accenno avant-garde che sembra quasi l’introduzione ideale a un disco dei Tindersticks.  

Chiaroscuro e sofisticato, Findlay Brown ci fa davvero sognare, candidandosi al podio dei grandi album dell’anno.

FINDLAY BROWN – MOUNTAIN FALLS FOR THE SEA