Songs of Innocence: riecco gli U2, in un disco già storico che unisce passione e rabbia

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

L’innocenza rimanda inevitabilmente alle proprie origini, alla propria terra, alla propria memoria. Origini, terra e memoria sono le basi su cui si fonda “Songs Of Innocence”, il disco che segna il ritorno sulla scena discografica per gli U2, dopo ben cinque anni di distanza dall’ultimo album registrato in studio (‘No Line On The Horizon’). Un’attesa importante, che a un certo punto ha fatto persino dubitare sulla reale voglia della band di proseguire l’avventura insieme. Pensieri fuori posto, evidentemente, messi a tacere non solo dalle risposte piccate e nette in proposito di Bono e compagni, ma anche e soprattutto dalla musica. Già, perché questo “Songs Of Innocence”, oltre ad essere partito già come il primo disco in assoluto che può essere scaricato gratis su iTunes (grande, grandissimo regalo per gli amici della Mela, fino al 13 ottobre, data di rilascio nei negozi) è un concentrato di adrenalina pura, che dimostra quanta voglia ancora la band irlandese abbia di dire la propria in un panorama musicale sempre più affollato e agguerrito.

NoteVerticali.it_U2 e Tim Cook di Apple_9 settembre 2014

Veniamo al disco, che è il tredicesimo della serie e che si apre con ‘The Miracle (of Joey Ramone)’, il brano presentato con grandissimo clamore proprio all’evento Apple di Cupertino del 9 settembre.

I was chasing down the days of fear
Chasing down a dream before it disappeared
I was aching to be somewhere near,
Your voice was all I heard
I was shaking from a storm in me,
Haunted by the spectres that we had to see
Yeah I wanted to be the melody,
Above the noise, above the hurt.

Al di là della parata un po’ troppo commerciale, che fa strizzare il naso ai puristi e che non può nascondere il profumo di dollari che si cela dietro una clamorosa e storica operazione di marketing, il brano sembra sincero e funziona alla grande. Sincero, perché Bono non aveva alcuna necessità di accaparrarsi le grazie dei fan dei Ramones, se non quella di ricordare con stima e affetto un grandissimo artista quale John Ramone, suo idolo, che ebbe per la prima volta la possibilità di vedere dal vivo a Dublino da adolescente insicuro e ribelle sul finire degli anni ’70. E’ lui l’autore del “miracolo”, ossia colui grazie al quale quel ‘ragazzo impaurito’ ha potuto trovare la sua strada:

I woke up at the moment when the miracle occurred
Heard a song that made some sense out of the world
Everything I ever lost, now has been returned
In the most beautiful sound I’d ever heard.

Quanto al sound, beh, provate ad ascoltarlo e scoprirete perché le schitarrate di The Edge lasciano il segno, così come l’impronta della produzione a tre di Danger Mouse, Paul Epworth and Ryan Tedde. La canzone è un omaggio a John Ramone, ma anche al potere immenso della musica, fa respirare quell’aria di ribellione e fantasia, e fa lievitare un entusiasmo che nelle intenzioni vuole essere simile a quello che la giovane band irlandese muoveva negli anni del suo debutto sulle scene.

Il richiamo a Dublino e al passato è evidente, come vedremo più avanti, anche in altri brani del disco. La seconda traccia è ‘Every Breaking Wave’, una canzone in realtà già eseguita in passato in concerto a partire dal 201, sia pure con un ritmo diverso: è una vera e propria ballad nello stile e nel solco della band. L’ascolto è diretto e immediato, e il brano ha tutte le potenzialità per essere un nuovo singolo, così come ‘California (There Is No End To Love)’, la traccia successiva, il cui testo ha una indiscutibile potenza evocativa, con le doppie voci che possono far pensare addirittura ai Beach Boys:

In a mirror
Watching yourself cry like a baby
California, blood orange sunset brings you to your knees
I’ve seen for myself
There’s no end to grief
That’s how I know

NoteVerticali.it_U2_L’atmosfera si fa più rarefatta e intima, invece, con ‘Song For Someone’, le cui sonorità richiamano gli U2 dei tempi d’oro. Ci sono echi di ‘One’ e di ‘Mother Of Disappear’, ma anche di ‘Walk on’. Non a caso, il brano è una esortazione alla speranza, alla voglia di ricominciare dopo la sofferenza, oltre che una classica canzone d’amore, forse dedicata da Bono alla moglie Ali:

If there is a light you can’t always see
And there is a world we can’t always be
If there is a dark that we shouldn’t doubt
And there is a light, don’t let it go out

Con ‘Iris (Hold Me Close)’ entriamo nei dettagli più intimi e personali della storia di Bono, che qui si rivolge alla sua amata madre, perduta a soli 14 anni dopo la morte del nonno. Una tragedia che ha segnato per sempre la sua vita. Con una vocalità che dà i brividi, sostenuto da un ritmo incalzante, Bono canta parole stupende:

The star,
that gives us light
Has been gone a while
But it’s not an illusion
The ache
In my heart
Is so much a part of who I am
Something in your eyes
Took a thousand years to get here   

Ancora una volta, il passato che ritorna e che, anzi, non è mai andato via. Così come il sacro fuoco dell’arte musicale, che continua a bruciare traccia dopo traccia. E’ la volta di ‘Volcano’, prodotta dal solo Declan Gaffney. Qui Adam Clayton dà libero sfogo al basso, ed è pura arte pop, così come il falsetto che lascia a Bono il gusto di seguire la musica istante dopo istante. A differenza degli altri brani, il testo non si segnala per particolari originalità, ed è evidente che la melodia sia stata generata prima delle parole. Ma poco importa, in questo caso parla la musica.

Proseguendo, ecco ‘Raised By Wolves’, che si apre in modo inconsueto con la presenza di un pianoforte ‘sporco’ (che quasi richiama a suoni tribali) per dare spazio a un triste episodio di cronaca accaduto a Dublino (un attentato dinamitardo in cui persero la vita 33 persone) e che vide Bono attonito testimone. E la paura entra in scena, e richiama alla mente tristi realtà mai del tutto accantonate, come dimostra la cronaca dei nostri tempi:

Blood in the house,
Blood on the street
The worst things in the world are justified by belief

Cedarwood Road’ è invece la strada di Dublino in cui Bono è cresciuto, e dove ha conosciuto uno dei suoi più cari amici, Guggi Rowan. A lui, e a tutti i ragazzi cresciuti con lui in quella strada, è dedicata questa ballata struggente e possente al tempo stesso, che parla ancora di paura e di violenza, ma che assegna all’amicizia la sacralità che merita:

I was running down the road
The fear was all I knew
I was looking for a soul that’s real
Then I ran into you
And that cherry blossom tree
Was a gateway to the sun
And friendship, once it’s won
It’s won, it’s won

NoteVerticali.it_U2 liveProdotta da Danger Mouse, la traccia successiva è ‘Sleep Like A Baby Tonight’, che, a primo acchito, sembra quasi un brano dei Depeche Mode, almeno nell’inizio. L’arrangiamento poi spazia verso sonorità più consone allo stile U2, fino a consentire a Bono persino approdi verso il falsetto. Il testo ci parla di una persona (fintamente?) ingenua, che attraversa il giorno ‘come un coltello nel burro’ mentre intorno a sé il mondo vomita tristezza e violenza. Eppure c’è qualcosa che non convince: non c’è nulla da fare, crediamo sia questo l’anello debole del disco.

Si prosegue poi con ‘This Is Where You Can Reach Me’, un altro omaggio dichiarato da fan, stavolta a Joe Strimmer dei Clash, e alle emozioni scaturite da un concerto del gruppo visto nel lontanissimo 1977. E’ un fortissimo brano di resistenza, che esalta la disobbedienza artistica come forma di protesta civile e costruttiva, inevitabile se vista in modo generazionale:

Soldier soldier
We signed our lives away
Complete surrender
The only weapon we know
Soldier soldier
We knew the world would never be the same
Soldier this is where you can reach me now

La voce di Bono è perfetta, con i toni bassi delle strofe che poi si aprono, nell’inciso, su registri più alti.
Infine, undicesima traccia, ‘The Troubles’ chiude il disco. Insieme a ‘Song For Someone’ e ‘This Is Where You Can Reach Me’, è uno dei titoli annunciati per l’album. Danger Mouse ne firma ancora la produzione, e stavolta i risultati sono notevoli. Il brano, dalla chiara impronta pop, sembra essere una sorta di dialogo tra Bono e la sua coscienza – incarnata dalla voce della cantante Lykke Li, che nel refrain ripete:

Somebody stepped inside your soul
somebody stepped inside your soul
Little by little they robbed and stole
Till somebody else was in control

mentre Bono sembra infastidito e come se volesse scacciare questa sorta di grillo parlante che continua a provocarlo:

I have a will for survival
So you can hurt me then hurt me some more
I can live with denial
But you’re not my troubles anymore

Il disco finisce qui. La scelta di quest’ultimo brano è forse un monito a ciascuno di noi a non mettere da parte le situazioni di criticità (la povertà quotidiana, le violenze domestiche, la pedofilia, le guerre dimenticate) di cui potremmo occuparci, e che invece, per comodità, finiscono nel dimenticatoio del “non è un mio problema”. Un segnale forte, lanciato dalla band, che apparentemente pubblica un disco intimo ma non intende, evidentemente, rinunciare a messaggi sociali, pur senza indicare direttamente scopi e destinatari. Per i riferimenti diretti, ci si limita alle passioni musicali che hanno caratterizzato il percorso artistico (Ramones, Clash) o quello personale (la madre di Bono, i suoi amici d’infanzia).

Tirando le somme, ‘Songs Of Innocence’ è un disco notevole, suonato e cantato alla perfezione, con brani che evidenziano la ricerca di suoni e testi non banali, e che giustificano un tempo di gestazione così lungo. Un disco che ci mostra un gruppo di ex ragazzi alle prese con i ricordi, con le passioni e lo spirito, e con una rabbia e un dolore che li attraversa e che è mitigato dalla voglia di esserci, ancora. E che il preludio a un nuovo capitolo della storia, che si chiamerà ‘Songs Of Experience‘, e che vedrà la luce, a questo punto, almeno nel 2015. Ma di questo parleremo un’altra volta…