Susanna Parigi: il coraggio delle parole, la disciplina dell’etica

Noteverticali.it_Susanna Parigi

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Si chiama “Apnea”, ed è l’ultimo cd di Susanna Parigi, colta e raffinata cantautrice di origini fiorentine. Abbiamo avuto il privilegio di ascoltare il cd in anteprima: ci sembra un lavoro molto ricco, e declinato in tanti piani di lettura, che danno la possibilità non solo di arricchirsi attraverso l’ascolto ma anche di suscitare una riflessione profonda su ciò che siamo e su cosa miriamo ad essere, attraverso i sogni e i desideri che ci elevano oltre la realtà. Abbiamo incontrato Susanna per un’intervista.    

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Ciao Susanna, e grazie anzitutto per aver accettato l’invito di Noteverticali.it. Parliamo di “Apnea”, il tuo nuovo disco. Personalmente, lo trovo molto femminile, ma al tempo stesso molto etico e politico, dove la realtà è presente più che mai, a suggellare l’importanza delle parole. Nanni Moretti ha reso celebre una frase, “Le parole sono importanti”. Tu sembri andare oltre, lasciando intendere che sia necessario andare oltre le parole, con i fatti… 

Ciao Luigi, grazie a te! Sì, vero. Spesso dimentichiamo quanto la parola sia importante e fondamentale, quanto sia alla base della nostra essenza, dell’essenza stessa dell’universo. Eppure, oggi, nella società che viviamo, si assiste, paradossalmente, al trionfo dell’insulto delle parole, per citare il titolo di uno dei miei lavori passati. La parola è talmente malata da generare nausea. Ci sarebbe quasi bisogno del silenzio totale, che aiuti a risalire all’essenza autentica del linguaggio, dell’espressione, della parola, appunto.

In “Tutte le cose si attaccano addosso”, uno dei brani del disco, richiami a un maggior rigore morale, etico appunto, contro la corruzione e quello che definisci “il malcostume di raccomandare”. E ancora: “la disciplina è solo l’inizio”. E’ davvero raro trovare il termine “disciplina” in una canzone…! Ma secondo te c’è ancora posto per la disciplina nella società di oggi?

Mi fa piacere che tu abbia colto questo aspetto. Io credo che il termine “disciplina” presupponga un modo di essere e di pensare che purtroppo oggi si sta perdendo. Credo che a tutto si arrivi con il lavoro, con il sacrificio, con l’impegno. La più grande felicità dell’uomo consiste nello star bene e nell’essere soddisfatti di se stessi. Ma la soddisfazione arriva con l’impegno. E l’impegno presuppone disciplina, appunto. Qualcosa che nella società di oggi, invece, sembra superato, forse a causa della visione distorta che diamo alla modernità…

Già, la modernità… proprio in “Filtro elettronico”, un’altra delle tracce di “Apnea”, io ci vedo una presa in giro della modernità a tutti i costi, quasi come se la tecnologia fosse un dovere e non un’opportunità. Qual è il tuo rapporto con Internet e la tecnologia in generale?


Ah ah ah, hai colto anche questo (ride…). Io non sono affatto contraria all’innovazione, tutt’altro! Sono una fruitrice assidua e costante della tecnologia, uso regolarmente il computer, Internet e tutto quello che la tecnologia ci consente. Credo che l’innovazione sia certamente un bene, ma non a tutti i costi. L’innovazione ci ha consentito di fare passi da gigante nel migliorare le nostre condizioni di vita. Oltre a questo, ha consentito alle persone di istruirsi, di leggere, quando un tempo leggere non era consentito a tutti. Allo stesso modo, la diffusione dei mezzi di comunicazione, televisione in primis, ha favorito la conoscenza dell’arte, della cultura, a tutti i livelli sociali. Anche nel mio campo, per esempio, la tecnologia ci ha consentito di bypassare il sistema delle case discografiche tradizionali. Oggi stiamo viaggiando verso l’opposto. La televisione non propone cultura, tutto sembra soffocare sotto la spazzatura del messaggio urlato. E’ l’abuso che rende oggi tutto ridicolo: assisto a scene incredibili, mamme che invece di dare ascolto ai propri bambini nei passeggini sono intente a chattare con lo smartphone. C’è comunicazione, ma solo virtuale. E nella virtualità c’è molta solitudine in giro, e pochissima integrazione…




Noteverticali.it_Susanna Parigi_2 bisA proposito di integrazione, anche questo è un tema che ti sta molto a cuore. In “Venivamo tutte dal mare”, un brano scritto con la collaborazione di Kaballà, mi ha colpito questo verso: “Il mare non ha strade né porte da numerare, è solo una finestra per guardare un cielo nuovo”. Il mare come portatore di speranza e di vita, quindi. Ma il mare, il nostro mare Mediterraneo, lo sappiamo bene, è anche generatore di morte. Dove passano “gli schiavi”, magari quelli con “le catene invisibili”, come cantavi in “In differenze”, del 2004. Ma davvero non si può far nulla per arginare le tragedie del mare nel Mediterraneo?

Già, il mare… Mi fa piacere che tu abbia ricordato “In differenze”, un brano a cui tengo molto. Pensa che la canzone ha avuto tante stesure perché volevo che esprimesse realmente ciò che sentivo, senza eccedere in pietismi e atmosfere strappalacrime. Io credo che oggi sia davvero riduttivo e insieme deprimente dover parlare ancora di differenze, di contesti, di confini. Credo che l’incontro con altre culture rappresenti una forza, e allo stesso tempo che la presenza di quelli che oggi chiamiamo ‘extracomunitari’ sia la vera forza del domani. Cosa fare? Beh, non è facile rispondere a questa domanda. Io credo che la differenza la faccia sempre la cultura. Come tale, credo che la situazione di disagio si supererà quando questi paesi prenderanno essi stessi coscienza del proprio essere. Mi viene in mente ciò che diceva Bauman a proposito della “società liquida”, una società cioè dove si perdono confini e riferimenti sociali. Com’è il capitalismo in cui viviamo. Ecco, in generale l’obiettivo da perseguire dovrà essere quello di portare questi popoli a un’autodeterminazione che li renda consapevoli della propria identità. Al momento vedo uno stallo, perché vedo agire interessi contrari a portare i paesi più poveri a un livello di vita sopportabile. Senza beneficenza. Sono consapevole che sia difficilissimo. Vedo però pochissimi interessi a farlo. Vedo interessi contrari, simili per certi versi a quelli volti a mantenere separate le due Italie, quella del Nord e quella del Sud. Perché dove c’è poca capacità di giudizio, le persone sono più manovrabili, più comprabili.

Mi sembra di cogliere qui anche un riferimento a “L’uomo che cammina”, un altro dei brani di “Apnea”, nel quale rimandi a una visione messianica, quella di un Gesù politico, per dirla alla Shaw, un personaggio che non lavora al servizio del profitto, che dice “amatevi, non amatemi”. Ma poi concludi dipingendolo come “lo scandalo d’amore che non è capito”, quasi come a voler ammettere che, nonostante gli sforzi, per un personaggio simile non possa esserci posto nella società di oggi. E’ così?

Noteverticali.it_Susanna Parigi_3Beh, sì, se vogliamo il messaggio evangelico è praticamente difficilissimo da attuare… Riguardo a “L’uomo che cammina”, sì, è esattamente quello che volevo dire. Un uomo in continuo movimento che può essere visto come Gesù ma anche come io immaginerei un uomo politico. Io vorrei che piano piano venissero erosi tutti i privilegi della classe politica, e che fare politica fosse quasi un sacerdozio. E’ utopico anche questo, lo so bene, perché il potere genera comunque privilegio. So che forse è ingenuo, ma per chi governa mi piacerebbe pensare quasi a una vocazione sacerdotale. “Lo scandalo d’amore non è capito” perché tanta parte del messaggio evangelico non è capita: è così difficile la sequela di Cristo, tanto che persino la Chiesa in certi momenti ne è ben lontana.

Domanda d’obbligo a questo punto: cosa pensi di Papa Francesco?

Guarda, qui davvero non so risponderti… credo che sia il Papa che ci voleva in questo momento. Per il resto non so risponderti perché ci vorrebbe una mente diversa dalla mia. Probabilmente potremo giudicare la sua opera dopo: ora siamo troppo vicini e contemporanei per fornire un giudizio obiettivo. Per certi versi mi sembra comunque di sentire da lui tante cose che prima non erano mai state pronunciate, però non so capire bene…

Forse una chiave importante per affrontare la complessità della realtà è quella di agire con la tenerezza e la curiosità dei bambini. E’ per questo che “Apnea” inizia con la voce di un bambino?

Noteverticali.it_Susanna Parigi_4E’ vero (ride)… Lo scopo era proprio quello, sia con il bambino di “Quello che non so”, sia con la pazza di “Che noia”. Penso che in certi momenti quelli che si fanno le domande, che scardinano le evidenze, che si ridomandano le cose, senza dare tutto per scontato, sono i bambini e i pazzi! E’ importante anche questo. Non sapere non significa ammettere una debolezza. Non si può sapere tutto…! E poi è utile chiedersi le cose, senza accettarle passivamente, tra quelle che si vedono al giorno d’oggi. Perché devo accettare per esempio i call center? Perché devo accettare senza pormi domande uno stile di vita che mi viene imposto? E proprio in relazione a questo, voglio parlarti del manifesto che ho inteso realizzare per “Apnea”.

Di cosa si tratta?

Come un bambino curioso, mi sono fatta delle domande. Perché il lavoro del musicista o di un artista in genere deve essere considerato un hobby, un divertimento e non un lavoro? Tutte le categorie hanno degli ammortizzatori sociali, dei sindacati, noi no. Noi artisti siamo allo sbando più totale. Perché deve esserci questo dato di fatto? Noi artisti abbiamo una vita come tutti, e chi ha fatto di questo un lavoro e non un hobby merita di avere i diritti degli altri. Tantissime persone che hanno dedicato la vita a questo lavoro sono costrette a fare la fame, a cambiare lavoro, a chiudere. E’ un mondo, quello degli artisti, degli agenti e di chi lavora nell’arte e nello spettacolo, che sta morendo. In Italia, con le leggi attuali, gli artisti sono privati delle più elementari forme di dignità, costretti a ricorrere, chiamiamolo con il suo vero nome, all’accattonaggio, al mendicare favori presso mecenati e a convertire i propri talenti e lavoro in hobby. Così facendo, si reca violenza non solo al mondo dell’arte, da qualcuno forse considerato ‘volatile’, ma alle vite di innumerevoli persone. Questo richiede risposta energica, invasiva, se necessario anche artisticamente violenta. Da questo nasce Apnea Artistica, un nuovo modo, o forse antichissimo, di pensare la musica e credo le arti in generale. Non più allo scopo di arricchirsi in breve tempo e soddisfare il desiderio narcisistico alimentando urla di folle alienate, ma allo scopo, di ripristinare alcune funzioni vitali di un organismo atrofizzato, di favorire l’immaginazione e non la ripetizione, magari in qualche caso di consolare il cuore degli uomini, semplicemente lavorando giorno per giorno con passione, credendo alla necessità di una ridefinizione dei rapporti e recandosi non solo nei luoghi predisposti, ma ovunque ci sia qualcuno disposto ad ascoltare.  A questo proposito, a breve sul mio sito ci sarà una pagina chiamata “Apnea artistica” disponibile per chiunque voglia condividere il mio manifesto. Cerchiamo di fare numero, di farci sentire.

NoteVerticali.it sarà ovviamente lieta di sostenere questa campagna.    

Mi fa molto piacere!

A proposito di questo, mi viene in mente una frase tratta da “Lib e ri”, l’ultima traccia del disco, dove il tema trattato, quello della difesa della scrittura è senz’altro una “statua in musica” a Ray Bradbury e a “Farenheit 451”. La frase è “Alcuni libri possono scuotere le ombre e risvegliare la vita”. Un concetto che si adatta moltissimo a ciò che hai appena detto: l’arte può risvegliare le coscienze?

Noteverticali.it_Susanna Parigi_5Certo, è proprio questo che può risvegliare un popolo dalla barbarie. Anche questo è legato al femminicidio. Dopo 20 anni in cui in televisione è passato il peggio, dove i criminali vengono ospitati per fare audience, dove passa il litigio da parrucchiera o da cortile. Dopo questo imbarbarimento, non ci si può stupire di ciò che accade alle donne.

Un imbarbarimento sinonimo di inciviltà…

Certo, e contrario all’ascolto. L’attenzione, la condivisione, sono il contrario di tutto ciò che si vede in televisione. Per strada si vedono dei replicanti dei programmi della De Filippi. E in questo la televisione pubblica non è più sostenibile, perché poteva prendere una strada diversa, e invece non l’ha fatto…

Quando inizierai il tour?

Le date dovrebbero partire da settembre. Per il momento mi occuperò di presentare il disco. Il 29 maggio saremo alla Feltrinelli a Milano, poi a Firenze, Roma, Bologna, insomma mi muoverò un po’, anche portando in scena “Il saltimbanco e la luna”, lo spettacolo in cui con Andrea Pedrinelli omaggio Enzo Jannacci.

Come definiresti Enzo Jannacci?

Enzo era una rappresentazione in vita de “L’uomo che cammina”. Nella sua vita ha fatto le scelte che molti non fanno per comodità. Ha avuto tantissime difficoltà con i discografici, che lo hanno osteggiato per i temi che trattava, nei quali ha sempre avuto un’attenzione particolare per gli emarginati e per gli invisibili, i non allineati.

Bene Susanna, ti ringrazio per la piacevolissima chiacchierata. E’ stato davvero un piacere. In bocca al lupo per “Apnea”, ci auguriamo di poterti applaudire presto in teatro.

Piacere tutto mio, davvero. Anche a voi tanti in bocca al lupo per il vostro lavoro, a presto!

Per maggiori informazioni: www.susannaparigi.it