The colour in anything: il gioco cromatico di James Blake

NoteVerticali.it_James_Blake

NoteVerticali.it_James_Blake_The_colour_in anything_coverNuovo lavoro discografico per l’artista britannico, che in 17 brani unisce soul ed elettronica

James Blake colpisce ancora con un nuovo album. Dopo il successo del 2013 con Overgrown, che l’anno seguente gli era valsa la nomination come “Best new Artist” ai Grammy Awards e del “British Male Solo Artist” ai BRIT Awards, il giovane londinese torna sulla scena con il suo terzo album, “The colour in anything”. Uscito a sorpresa la notte tra il 5 ed il 6 maggio, l’album già divide il pubblico. Forse troppo lungo viste le 17 tracce, alcuni brani forse fuori posto (Meet you in the maze non convince, troppe differenze dal percorso effettuato attraverso le 16 tracce precedenti). Indipendentemente da ciò la bravura di Blake nel creare quello che è un nuovo tipo di musica, nato dall’unione del soul e dell’elettronica, è indiscutibile.

Il pianoforte onnipresente riscalda l’atmosfera dando la sensazione di ascoltare una ballata, il ritmo cresce mano a mano, diventa sempre più accattivante ed ipnotizzante, le voci femminili che si trovano ad aprire e chiudere i brani (emblematico è il caso di My willing heart) danno l’impressione che si tratti di dialoghi o di monologhi interiori dell’artista irripetibili ad alta voce. È il racconto dei tormenti interiori durante una storia d’amore, passando dalla crudezza di “I don’t know how you feel, I can’t believe this, you don’t wanna see me” di “Radio Silence” (che tutti pensavano dovesse dare il nome al nuovo album) all’amore esaltato dai “how wonderful you are” in “F.o.r.e.v.e.r.”, fino ad arrivare alla perdita di ogni certezza con la title track “The colour in anything”: è la perdita della sicurezza, ma anche l’affacciarsi  un’indifferenza che non permette di vedere più il bello delle cose (“And how I told you what I’d do If one day I woke and couldn’t find the colour in anything“).
Poi all’improvviso arriva “I need a forest fire”, che è tutta un’altra cosa: i primi secondi sono una vera e propria colonna sonora che mano a mano si arricchisce di note, culminando nelle due voci che si accompagnano per il resto della canzoni.

L’influenza di Bon Iver qui si vede tutta, come è ben visibile quella di Frank Ocean e Rick Rubin per la title-track “The colour in anything” (di cui sono rispettivamente co-autore e co-produttore). Non dimentichiamoci poi un’altra collaborazione a dir poco unica e singolare: la realizzazione della copertina da parte di Sir Quentin Blake, illustratore a livello internazionale di libri per bambini, britannico anche lui. La combinazione di tutti questi elementi produce un vero e proprio sogno portato avanti dalla musica attraverso l’amore ed il dolore, che lascia l’ascoltatore confuso ma ammaliato.

NoteVerticali.it_James_Blake