Tutta colpa mia: l’album sull’amore dal profumo vintage di Elodie

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Palermitana di origini asiatiche. Amore per il cinema, le istantanee e le storie. Scrive per dar voce alle sue passioni e vivere la vita è la sua aspirazione più grande. “Carpe diem” il suo motto.

 

Capelli corti e rosa, in linea con i trend dell’ultimo biennio, timbro che si inserisce perfettamente nei gusti attuali, leggermente graffiato e sicuramente forte.
Lei si chiama Elodie eha appena rilasciato il suo secondo album “Tutta colpa mia”.
Fa da apripista il brano omonimo presentato alla sessantasettesima edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo, dove la giovane artista ha conquistato un degno ottavo posto.
Dopo “Un’altra volta” che l’ha lanciata nel mondo della discografia italiana, l’ex concorrente di Amici di Maria De Filippi, decide di raccontare l’amore in tutte le sue sfaccettature.

Un album il suo, che rientra nelle sue corde sia musicalmente che concettualmente.
Alle sue spalle il supporto di un’altra importante ex alunna della scuola, Emma Marrone, che in Elodie trova materiale fresco da plasmare. Le due infatti hanno dei tratti comuni. Tra questi quel timbro “strong” che si confà alla piega anche leggermente retrò (“Una Favola non è”) e blues che il disco prende con alcuni brani.

Sanremo 2017: Elodie

Sono 13 le tracce attraverso le quali la cantante si destreggia tra duetti, come quello con Zibba e l’“analisi logica” di tutte le facce dell’amore. Un racconto quasi, in cui l’amore è protagonista, ma le sonorità non sono da meno. Cenni nostalgici che rendono il prodotto finale apprezzabile e poi si sa che “vintage is the new contemporaneo”.
Certo definire lo stile di Elodie “originale” è un eufenismo. In alcuni brani sembra di ascoltare Noemi (senza offesa per quest’ultima) come accade in “Sono Pazza di te”, che se la sentissimo alla radio distrattamente diresti “Noemi canta un brano della Marrone?”. E questo non è bene!
Poi però ci sono brani come “Semplice” che regalano 4 minuti lontani da similitudini.
E’ un peccato non riuscire costantemente a distinguersi perché il disco nel suo complesso è piacevole, nostalgico al punto giusto, ritmato con elettro-pop a tratti (“La cosa che rimane”), con un pizzico di retrò che non guasta e aggiunge sapore.

Che sia l’amore il tema non è necessariamente un male. Questo è un tema che continuerà a ispirare artisti di ogni sorta e quando si decide di parlarne il rischio è quello di essere ridondanti. In questo caso, si parla di un inizio, di una fine, dell’incertezza, della rassegnazione, dei ricordi, della gelosia, in un vero e proprio viaggio nei rapporti che questo sentimento ha/ha avuto/potrebbe avere con ognuno di noi. Quindi questo più che un disco sull’amore sarebbe più giusto definirlo un disco sulle fasi di una relazione, che sia questa finita o agli inizi e come grida Elodie “Siamo liberi di essere liberi insieme”.
Siamo curiosi di sentire un disco in cui la cantante riesca a staccarsi dalle “redini” del suo ex coach e delle parole altri e sentire quello che ha da dire senza influenza. Le premesse sono buone, sempre che non si perdano nei meandri dei prodotti da talent e dalla valanga di nuove “originali” copie.

 

ELODIE – Tutta colpa mia (video)