Vanessa Peters: anima cantautorale in un cuore folk

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

NoteVerticali.it_VanessaPeters_K5S28444fn2xCi sono artisti nati per accompagnare un viaggio: nei ricordi, nella fantasia, alla riscoperta di se stessi. E il viaggio porta inevitabilmente con sé una inattesa sensazione di benessere, e offre nuovi stimoli per la vita che respira intorno. Il nuovo disco di Vanessa Peters – With The Sentimentals, uscito il 20 gennaio su etichetta Polygram – trasmette proprio questo: una sensazione di benessere diffusa, che si propaga dalle placide atmosfere di “Pacific Street” ai suoni più intrisi di tecnologia di “Big Time Underground“, dove nel testo fa capolino un’ironia quasi beffarda, a “My choice“, che racconta in toni originali a malinconia di un’assenza. Una cantautrice di razza, con una voce ammaliante, che ricorda Suzanne Vega, ma anche Tori Amos o Aimee Mann, capace di declinare un sound non nuovo in qualcosa di originale, per un prodotto di qualità, che merita molto di più dei circuiti indipendenti nei quali transita. Abbiamo avuto il piacere di incontrare Vanessa alla vigilia del suo concerto di Cosenza, al Teatro Morelli.

Vanessa, hai appena pubblicato un nuovo album, che, già dal titolo, documenta un forte legame con la band The Sentimentals. E’ davvero così?  
Oh sì, i Sentimentals sono miei grandi amici! Ci siamo incontrati diversi anni fa su MySpace (ricordi MySpace?!) e in quell’occasione mi invitarono ad andare in Danimarca per un tour da fare insieme. Credo fosse il 2007. Da allora, abbiamo fatto altri due o tre tour in Danimarca, e MC Hansen, il chitarrista della band, mi ha accompagnato per alcuni concerti in Texas. Ah, è venuto anche al nostro matrimonio, qualche anno fa (ride…NdR). Tutti i componenti della band sono dei gran bravi ragazzi, e sono ovviamente felicissima di suonare con loro. Pensa che adesso ci aspetta un tour di 60 concerti…

La tua attività è caratterizzata da lunghi tour. Hai suonato in diversi paesi. Potresti dirmi se c’è differenza tra i diversi pubblici, o dal palco senti che l’energia è la stessa, per esempio, in Olanda e in Italia?
In effetti c’è un’energia diversa a seconda dei paesi. Nel nord Europa, il pubblico tende ad essere più tranquillo, come se fossimo sempre in un teatro. In Italia, il pubblico segue invece il ritmo della musica, ossia si muove in base al ritmo delle singole canzoni. Ma, dovunque andiamo, troviamo sempre un grandissimo calore, la gente è davvero carina e apprezza molto le canzoni che proponiamo. Sembrano felici del fatto che ci siamo, che abbiamo fatto tanta strada per suonare davanti a loro.

NoteVerticali.it_VanessaPeters_K5S28569fn2xIn che cosa il tuo nuovo disco è diverso dai dischi precedenti?
Questo lavoro con i Sentimentals è assai diverso dagli altri. Anzitutto perché loro sono una band un po’ particolare, un originale mix di folk americano e scandinavo. Inoltre, abbiamo registrato l’album dal vivo, direttamente, in una stanza, facendo solo 3 o 4 take di ogni canzone. E questo ha reso l’album assai diverso dai precedenti, che erano stati registrati in tempi molto più lunghi. Tutti i miei lavori sono ciascuno diverso dall’altro: i dischi realizzati con la mia band italiana Ice Cream on Mondays, per esempio, sono diversi da quelli registrati in Texas con musicisti texani.

Quali sono le tue influenze musicali, e in cosa la tua musica è diversa dalla musica che si realizza e si ascolta oggi?
Credo che la musica sia la stessa di 50 anni fa. La differenza è che negli anni cambia ciò che è popolare. C’è sempre stato il pop, il country, il folk, il rock, il blues… quello che cambia è il gusto del pubblico. Ovviamente il pop e la dance sono generi popolari ancora oggi, ma credo che ci sia ancora molto interesse verso la musica dei cantautori, in canzoni dove le parole raccontano una storia che ha un senso.

Hai registrato il tuo primo album grazie alla filosofia del crowfunding, quindi grazie a Internet. Ritieni che le nuove tecnologie possano aiutare la musica a migliorare il suo potere comunicativo e aiutino i nuovi musicisti a farsi conoscere?
Finora ho registrato 8 album, gran parte dei quali grazie al crowdfunding. L’ho fatto per la prima volta nel 2004, ma oggi grazie alla popolarità di Kickstarter c’è maggiore visibilità sulla filosofia del crowfunding. Credo che nell’insieme sia una cosa buona, perché aiuta i fan a sentirsi coinvolti in ciò che fai, e offre all’artista una buona idea del mercato, e di come è composto. Tuttavia, credo sia importante che il pubblico realizzi che l’azione di crowdfunding per un disco è appena l’inizio. Molta gente pensa che una volta che il disco è realizzato, il resto sia solo profitti. Non ci si rende conto di quanti costi ci siano, non solo nello studio di registrazione, ma anche nella stampa, nella promozione, nell’organizzazione di un tour… Tutte le cose di cui si occupa generalmente una casa discografica, in questo caso ricadono tutte sulle spalle dell’artista indipendente…

Cosa ti piace dell’Italia e degli Italiani? E cosa non ti piace?
Ha! Amo quasi tutto dell’Italia e degli italiani. Ormai vado e vengo dall’Italia da ben 15 anni (sembra incredibile da credere!). Non amo particolarmente il ritardo con cui si iniziano i concerti (mi fa impazzire il fatto che spesso un concerto inizi all’una di notte!) e in generale la burocrazia mi fa diventare pazza. Oltre a questo, però, amo ogni cosa, dai paesaggi al cibo, dal caffè al vino, e, più in generale il vostro modo di vivere che è molto diverso dalla vita americana (ride…NdR).

Cosa avresti fatto se non fossi diventata una musicista?
Ho studiato letteratura, forse mi sarei dedicata alla scrittura creativa… Per un periodo ho anche gestito un coffee bar, quindi forse sarei rimasta nel mondo della ristorazione. Ah, un’altra cosa che mi piace è fare da guida per piccoli gruppi (non più di quattro persone). Amo il contatto con gli altri, mi piace viaggiare, quindi avrei senz’altro fatto qualcosa che mi avrebbe portato in giro, non nel chiuso di un ufficio.

NoteVerticali.it è un magazine culturale. Ci consiglieresti un libro o un film?
Recentemente ho letto “Una storia per l’essere tempo” (“A Tale for a Time Being”) di Ruth Ozeki, e mi è piaciuto molto. Ho anche apprezzato il film “The Imitation Game” con Benedict Cumberbatch. In genere leggo quando sono in viaggio e, viaggiando molto, leggo molto.

Come ti vedi fra 30 anni?
Ottima domanda. Non ne ho idea. Penso che continuerò a fare concerti fino a quando ce la faccio. Quando si fanno concerti a questi livelli (da indipendente, senza un’etichetta o un tour manager), è davvero stressante. Non è qualcosa che puoi fare per lungo tempo. Per organizzare un tour così, hai bisogno di un autobus, un autista, qualcuno che organizzi ogni piccolo dettaglio. Insomma, non è facile. Credo quindi che comincerò a restare a casa più spesso, e a lavorare sulle registrazioni. Ad ogni modo, vedremo: 30 anni sono un tempo abbastanza lungo per pensarci su…;)

Stai già pensando al nuovo disco?
Ho nel cassetto almeno trenta nuove canzoni che sarò pronta a registrare appena sarò rientrata a casa, in Texas. Così, a Maggio mi aspetta di nuovo la sala di registrazione, per sfornare il nuovo album. Non sono sicura di quando uscirà: non amiamo fare le cose in fretta! Forse ci vorrà la fine del 2015, o la primavera del 2016. Vogliamo fare le cose per bene.

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