Adriana Lisboa, quando letteratura e poesia convivono in un animo sensibile

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Abbiamo avuto l’onore di incontrare la talentuosa scrittrice brasiliana, senz’altro una delle voci più interessanti della nuova generazione letteraria, e di rivolgerle alcune domande.

 

NoteVerticali.it_Adriana Lisboa_4L’amore per la natura e una scrittura poetica e visionaria al tempo stesso: sono queste le caratteristiche più evidenti che accomunano Adriana Lisboa, senz’altro la scrittrice brasiliana più popolare del momento e senz’altro una delle voci più interessanti della nuova generazione letteraria. Nata a Rio de Janeiro nel 1970, si è trasferita dal Brasile alla Francia – dove ha vissuto, facendo tesoro del suo talento musicale, esibendosi nei club come cantante jazz – e poi si è trasferita negli Stati Uniti, dove attualmente vive.
Adriana Lisboa ha al suo attivo dodici libri, tra cui sei romanzi, un libro di poesia, una raccolta di racconti, e lavori per bambini. Le sue pubblicazioni, edite in tredici paesi,  sono state tradotte in diverse lingue, dall’inglese al tedesco, dal francese all’italiano. Ha vinto diversi premi, tra cui il prestigioso “José Saramago Award” per il suo romanzo “Sinfonia in Bianco”.
Recentemente, il suo romanzo “Blu corvino” è stato pubblicato anche in italiano da “La nuova frontiera”. Il libro racconta la storia di Vanja, dodici anni, che vive a Rio De Janeiro e, a causa della perdita della madre, è costretta a trasferirsi a Denver, in Colorado, a casa di Fernando, l’ex marito della madre. Negli Stati Uniti, Vanja va alla ricerca di suo padre: questo percorso la porta alla ricerca delle proprie radici e della propria identità.

Nel suo romanzo “Blu Corvino” lei affronta il tema del distacco dalla terra d’origine, un trauma reso ancora più forte dall’età della giovanissima protagonista, Vanja. C’è qualcosa di autobiografico in questa storia?
Non esattamente, anche se ho vissuto all’estero per otto anni e ho sperimentato personalmente cosa significhi lasciare la propria terra d’origine. Nel caso di Vanja, lei soffre anche per la mancanza della propria famiglia, e la sua ricerca del padre (e forse anche di una nuova famiglia) è anche, a ben vedere, la ricerca di una sorta di casa. In questo senso è pura finzione. Ma mi sono chiesta per diverso tempo cosa fosse ciò che definisce un posto nel mondo e il senso di casa. Quindi, in un certo senso, i concetti di Vanja sono anche i miei.

Sempre in “Blu Corvino”, ha deciso di affrontare un tema delicato e difficile quale quello della dittatura militare, che, con i suoi orrori, ha segnato in modo indelebile un’intera generazione di brasiliani. Con quale sensazione si è avvicinata a questa esperienza, consapevole di affrontare un tema delicato e difficile?
L’episodio della Guerriglia dell’Araguaia, narrato nel libro, è ancora una sorta di tabù in Brasile, ancora circondato da un’aura di mistero. Per me, è stata una ricerca su un argomento difficile e doloroso, un episodio di incredibile violenza accaduto in Brasile negli anni della mia infanzia. In questo senso, è stata anche una ricerca per la mia storia personale, e per la storia nascosta della società nella quale sono cresciuta.

La storia di Vanja è la storia di una bambina che, vivendo in una nuova realtà, va alla scoperta delle cose: la neve, il freddo, il gracchiare dei corvi. Se torna con la mente alla sua infanzia, ricorda quali furono le scoperte che all’epoca la emozionarono più di tutte?
Per certi versi, Vanja prova le stesse sensazioni che provai anch’io alla sua età. Ero sempre legata alla natura e ricordo quanto meraviglioso fu scoprire gli animali (persino gli insetti!), le piante, gli alberi… Da quando ero molto piccola, ho sempre amato girare da sola nei boschi e, appena posso, lo faccio anche adesso: mi piace il silenzio, i misteri nascosti…

NoteVerticali.it_Adriana Lisboa_3E quale fu la prima sensazione che provò da grande quando arrivò negli Stati Uniti?
Il mio primo viaggio negli Stati Uniti lo feci a New York, da turista, circa vent’anni fa. Ero davvero molto curiosa di visitare i musei, i teatri, quel tipo di cose. Poi, circa dieci anni dopo, passai un paio di settimane presso un monastero buddista nel deserto della California: fu un’esperienza completamente diversa, in tutti i sensi. E quando ho visitato per la prima volta il Colorado nel 2006, sono stata fortemente colpita dalla sua natura: le Montagne Rocciose, la prima volta che ho visto la neve (proprio come Vanja!), l’immensità del cielo e le enormi distanze– anche per chi, come me, venendo dal Brasile, ogni cosa sembrava senza fine. Enorme. C’erano così tanto spazio e così tanto silenzio…

“Blu corvino” è anche una storia di differenze, quelle di stili di vita diversi tra due popolazioni, i brasiliani e gli statunitensi, appartenenti allo stesso continente ma tra loro diversissime. Cosa possono insegnare gli americani ai brasiliani e cosa invece i brasiliani agli americani?
Parlando in termini davvero generici, i brasiliani potrebbero fare tesoro dell’organizzazione americana, del loro impegno e della loro affidabilità. D’altra parte, gli americani potrebbero imparare dai brasiliani ad essere più rilassati, a prendere la vita in modo più semplice, e soprattutto ad evitare di essere così terrorizzati dai contatti fisici… Abbracciare un americano è quasi sempre un affare burocratico!

Nell’altro suo romanzo “Hanoi” si parla ancora di due culture diverse tra loro, quella statunitense e quella vietnamita. Due popoli che per un periodo furono divisi da una guerra che li lacerò entrambi. Anche oggi il mondo è dilaniato da guerre continue. E’ così difficile per gli uomini pensare, lavorare, agire per la pace?
Non credo nelle guerre. Ricordo un graffito che lessi nello studio di un artista, che diceva più o meno così: “Bombardare per la pace è come fottere per la verginità”. Ma sappiamo che le guerre sono alimentate da interessi economici, e si svolgono per il potere e il predominio, così la pace suona sempre come un sogno utopistico e quasi naïf. Nel nostro mondo, non sembra affatto realizzabile. A mio parere, prima di tutto sarebbe necessaria una rivoluzione nella nostra etica: l’etica di come ci relazioniamo agli altri (altre persone, altre culture, altre religioni, altre classi sociali, altri sessi, ecc.), al mondo che ci circonda e alle sue risorse non certo infinite.

In Italia i suoi romanzi sono molto apprezzati. Cosa ama di più del nostro paese, e cosa invece ama di meno?
Tra i paesi che ho visitato, l’Italia è quella che sembra davvero più vicina al Brasile, per come la gente si comporta, e il modo in cui si esprime. Adoro la lingua italiana, resto sempre senza fiato davanti alle vostre meraviglie architettoniche e naturalmente apprezzo l’arte, la letteratura e la musica che appartengono al vostro paese, bellissimo e ricchissimo dal punto di vista culturale. Spesso anche in Italia trovo molto del “caos” brasiliano: ti fa sentire naturale e rilassato, certo, ma spesso può essere fastidioso, e anche in Italia è così.

La cronaca di tutti i giorni è piena di episodi di violenza che coinvolgono spesso i bambini. Cosa può fare la società degli adulti per proteggere chi è piccolo e indifeso?
La gente soffre e spesso perpetua la sofferenza facendo soffrire gli altri. Penso, ancora una volta, che la rivoluzione debba essere etica, quindi avremmo bisogno di ripensare ai nostri rapporti non solo con i bambini ma anche con le persone pi anziane, con gli animali (che sono spesso senza aiuto nelle nostre mani), e così via. Possiamo essere anche molto arroganti, a volte. Questo può solo cambiare in modo significativo, a mio parere, parlandone molto, suscitando serie riflessioni di natura etica, che potrebbero renderci più vicini a un mondo governato dall’equità.

Ha mai pensato a una trasposizione cinematografica di “Blu corvino”?
Il mio agente negli Stati Uniti sta attualmente lavorando su qualcosa, ma al momento non ho novità. Credo che le cose nell’industria cinematografica impieghino molto tempo prima di realizzarsi…

NoteVerticali.it_Adriana Lisboa_2Nella sua produzione letteraria c’è posto anche per la poesia. Quali sono i poeti da cui si sente maggiormente influenzata?
Principalmente poeti brasiliani, come Manuel Bandeira, Carlos Drummond de Andrade, e poi nuovi nomi del panorama poetico locale, come Mariana Ianelli. Ma ho letto molto anche gli autori americani contemporanei, come W. S. Merwin, o i classici come Emily Dickinson.

Nei suoi trascorsi c’è l’esperienza musicale come cantante jazz. Le manca il non aver proseguito su questa strada?
Appena posso, continuo a cantare. Amo molto la letteratura, ma lavorare con la musica è molto più divertente! Ho sempre amato l’esperienza di suonare con gli altri. Ma non amo la scena, ecco perché ho scelto di non continuare. Oggi suono ancora con una piccola chitarra acustica, ma per me stessa, senza alcuna aspettativa… e non avere aspettative può essere meraviglioso!

Attualmente a cosa sta lavorando?
Da febbraio sono alle prese con un nuovo romanzo. Stavolta non parlo di qualcuno che parte dal Brasile, ma di qualcuno che fa ritorno a casa (nello specifico, Rio) dopo decenni di assenza. Parlo di ciò che chi ritorna può ancora ritrovare. Credo che le tematiche a me care – dalla partenza all’amore, all’amicizia, e alla fragilità della vita stessa – siano ancora presenti. Sto lavorando anche a un nuovo libro di poesie e, nel tempo libero, ho iniziato a dipingere: la pittura è la mia nuova passione!

Speriamo di poter ammirare presto le sue creazioni pittoriche, allora…
Beh… grazie!