Carla Accardi, una vita dedicata all’arte

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Una vita dedicata all’arte quella di Carla Accardi, artista siciliana che nel 1947 contribuisce all’affermazione dell’astrattismo italiano. La forza di questa artista è quella di legare la storia del dopoguerra a quella odierna mantenendo una costante fiducia di sè e delle cose, non appartiene nè a quel moto di accelerazione che contagia il mondo contemporaneo, e lo invecchia precocemente, nè a quella storicizzazione congelante che pone un termine definito allo stile di un artista, rallentando il suo processo di rinnovamento. Sono questi due elementi che fanno di Carla Accardi una protagonista dello scenario dell’arte contemporanea di ieri come di oggi. Determinante nel suo cursus estetico e produttivo è la coerenza metodologica applicata all’interno dei cicli artistici, si può parlare, in questo caso, di una costante segnica che attraversa in toto il lavoro dell’artista.

Donna determinata, mette al sicuro l’arte su strategiche entità mobili: quadri, fogli di carta o di sicofoil, ceramiche, lenzuola. Superfici solide, fragili o resistenti, elastiche o rigide. Libere da ogni vincolo, non hanno la funzione di rappresentare nulla di specifico, non si devono necessariamente misurare con il contesto ma entrano facilmente in relazione con il tutto.

Spinta dall’urgenza della ricerca, l’artista vive l’opera come un andirivieni, un percorso fatto di allontanamenti e ritorni, libera da condizionamenti nell’adozione di materiali e tecniche. Dopo l’esperienza delle materie plastiche l’artista si propone  con una serie di opere estremamente affascinanti, in cui tutte le esperienze significative del suo percorso artistico confluiscono, ed è tutto chiaro e naturale, al di là delle crisi passeggere, sul fatto che ci sia sempre stata una continuità, avendo infatti proseguito per gradi e portando fino in fondo le proprie esperienze. La prova insindacabile sta proprio nei lavori che vanno oltre la pittura su tela e soprattutto negli ultimi in cui ha raggiunto una padronanza di linguaggio e di una freschezza semantica proprie di un artista ormai maturo. La tematica è sempre il segno  che, dall’Accardi, è stato scandagliato ed analizzato in tutte le sue possibilità, invadendo lo spazio che ha perso la bidimensionalità per raggiungere una dimensione in cui i rapporti della struttura non sono più di contrasto ma di fusione armonica, di musicalità. Il nuovo elemento spaziale, estraneo ai lavori su tela, è la trasparenza che proviene dall’esperienza del sicofoil e del plexiglass e si va ad inserire nelle strutture creando un magico effetto ottico.

L’opera invade lo spazio con una sperimentazione di “volumi” di pittura. Infatti i lavori ambientali di Carla sono sempre delle espansioni volumentriche del quadro. E’ il quadro che esce fuori e invade lo spazio. La materia principale è la plastica per poi trasportarsi in vari supporti tra cui la ceramica che la trasforma in una struttura percorribile polisensoriale come in Superficie in ceramica, pavimento per il quale l’artista dipinge, su delle piastrelle in gres bianche, segni alternati di verde e cobalto. Il pavimento è in collaborazione con un’altra grande artista, in questo caso una cantante, Gianna Nannini che per l’opera ha creato una scultura sonora, “Passi di Paesaggio”, che si compone con il suono dei suoi passi registrati nella Piazza Rossa a Mosca e successivamente a Londra  regitra il batterista Thoms Lang e adatta  la sequenza tra batteria e passi con dei campioni, in occasione della presentazione della collaborazione con Michelangelo Pistoletto. Per Carla Accardi la Nannini ha pensato, dapprima ad un suono astratto per accompagnare i segni dell’artista, più tardi l’elemento sonoro viene arricchito dai passi registrati di notte nella Piazza Rossa. Alla fine di Novembre 2010 Pavimento in ceramica viene presentata con una nuova elaborazione sonora della Nannini, che ha inciso la propria voce su altre due tracce mixate con la prima registrazione dei passi.

Nel mio lavoro ci sono stati cambiamenti radicali, veri traumi, dal bianco al nero al colore, e poi alle plastiche, agli ambienti, ai legni…non sono un autore di quelli che hanno insistito sempre sulla stessa opera…Potrei dire che è stato un mio impegno quello di dar vita ad un’opera mutevole ma che potesse essere percepita come un tutto” (Carla Accardi).

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