Ciao, Rino…

Rino Gaetano

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Chissà quante volte c’eri passato da lì, da quel maledetto incrocio che sbocca sulla Nomentana, dove ogni giorno passano tutti. Ci sarà passato almeno una volta chi va a Porta Pia, ma anche chi vive in baracca, chi ama la zia, chi vuole l’aumento, e persino chi cambia la barca felice e contento. E chissà se Torres,  l’autista di quel maledetto camion che ha centrato in pieno la tua Volvo era convinto che chi non legge Freud può vivere cent’anni. Tu ne avevi poco più di trenta, di anni, e li hai dissolti così, finendo nella corsia sbagliata, forse per un colpo di sonno, come la notte sconfitta da un’alba timida e incapace di difenderti, quel due giugno dell’ottantuno.

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L’aneddotica fredda e persino inutile di quella strana giornata di festa della Repubblica racconta di una bizzarra coincidenza, quei cinque ospedali che hanno rifiutato il ricovero, proprio come avevano fatto per il Renzo di una tua canzone del 1972. E così, non ti è restata che la morte, come un poeta maledetto, magari proprio come un Buscaglione qualsiasi. La dolce vita era finita da un pezzo, gli anni ottanta appena iniziati col loro carico di livore contro l’impegno a tutti i costi del decennio precedente. Saresti stato bene in un decennio così, magari avresti fatto la fortuna di qualche produttore lasciandoti convincere che dopo ‘Gianna’ e ‘Ahi Maria’ potesse andar bene qualche altra filastrocca nonsense di quelle che piacevano tanto al Costanzo di ‘Bontà loro’ e facevano storcere il naso al Boncompagni di ‘Discoring’.

O magari te ne saresti fregato del successo a tutti i costi, cotto e mangiato, e avresti cercato di battere le tue strade, cantando storie di operai o di ferrovieri, vivendo in un paese sempre diviso, più nero del viso e più rosso d’amore, o continuando a prendere per il culo i potenti, sempre loro, con mille e più canzoni discendenti dirette di ‘Nuntereggaepiù’. O forse avresti deciso che la vita d’artista ti stava stretta, e saresti tornato a Crotone a guardare i pescatori, a tifare per la tua squadra in serie A e a goderti il mare come un emigrante di ritorno, nemo profeta in una patria arida e salata che ti avrebbe dimenticato presto. O forse chissà.

Ieri come oggi, intanto, il cielo è sempre più blu. Ciao Rino.

‘…se mai qualcuno capirà, sarà senz’altro un altro come me…’