Cinema VS Televisione: le ricette del loro successo

True Detective

NoteVerticali.it_Marvel LogoÈ meglio sedersi in sala, con un pacchetto di pop corn in una mano e una bibita fresca nell’altra, mentre si gusta lo spettacolo tramite uno schermo che ti avvolge, oppure è più comodo attendere la serata, magari sotto le coperte, di fronte alla televisione della camera da letto, mentre si aspetta con ansia l’ultima puntata di una delle vostre serie preferite? Cinema o televisione? I grandi eroi del grande schermo o i protagonisti del piccolo schermo? Facile immedesimarsi in entrambi, ma difficile scegliere. Certo, il pubblico odierno ormai è abituato a quei volti che tanto hanno accompagnato le loro vite. Alcuni volti puliti, delicati, sensibili; altri brutti, sporchi e cattivi, ma con sempre quel lato positivo a cui non possiamo dire no e verso i quali rimandiamo i nostri ricordi più cari a quell’attore che è riuscito abilmente ad impersonarli e a farci sognare. È anche vero, però, che nel corso degli anni anche gli sconosciuti profili dei protagonisti televisivi hanno fatto il loro grande ingresso dentro la nostra rubrica mentale.

Michael Douglas
Michael Douglas

Cinema e televisione – due mondi diversi quanto simili – attraversano tutt’oggi un percorso differente che li caratterizza, come mai prima d’ora, esattamente come due arti che hanno modi di raccontare e produrre diametralmente opposti. Se, infatti, da un lato, possiamo riconoscere il volto di un attore cinematografico che è riuscito a crescere, a maturare la propria tecnica, e a farsi apprezzare col tempo; attualmente possiamo dire lo stesso delle facce che popolano il mondo televisivo. Ma si può intendere lo stesso discorso per quanto riguarda il loro mercato? Secondo i fatti più recenti e che più hanno influenzato la produzione di pellicole cinematografiche, è stato calcolato che, nel mondo del cinema, a farla da padrone sono più i progetti di remake, spin-off, sequel, prequel e biopic, che idee originali. Senza tralasciare il grande spazio che attualmente occupano i cinecomic, pellicole ispirate (o comunque tratte) da fumetti di ogni tipo (Marvel e DC, sono le case che sfornano più progetti di continuo) e che puntualmente sfondano al botteghino. Effetti speciali da capogiro, grandi star hollywoodiane che indossano calzamaglie, armature e mantelli, pronti a proteggere il mondo dall’ennesima catastrofe, storie tratte da fumetti di cui plasmano i particolari fino a renderli, come è di moda, una “versione odierna di quel fumetto”. E se la bilancia della produzione pende più sul lato economico del film (e quindi sul suo stesso successo), ecco che, ad essere trascurata è la sceneggiatura, vero scheletro della pellicola.

Paradossalmente, oggi, è proprio nelle produzioni più economiche e meno pubblicizzate della televisione che lo spettatore (e i giovani cineasti) tendono ad avvicinarsi sempre più. Del resto, puntare al mercato televisivo significa spendere meno soldi, prendersi meno rischi di una grande produzione che potrebbe non andare in porto, assumere un cast più economico ma anche dargli l’occasione di farsi un nome nel settore, sperimentarlo a tutto tondo con una storia che può proseguire per tre, quattro, cinque stagioni in cui ad evolvere, oltre al racconto in cui i personaggi albergano, sono gli attori ed il cast tecnico in carne ed ossa. Ne sono un esempio, le fortunate serie di Breaking Bad, True Detective, American Horror Story, Fargo, Sherlock, The Strain, fino alla più recente Better Call Saul (spin-off sperimentale di Breaking Bad). A questo periodo di successo (commerciale) e di crisi (critica) per il cinema statunitense, si accostano sempre con più evidenza gli ottimi esiti delle serie tv, le quali, secondo alcuni critici statunitensi ed europei, stanno acquistando sempre più visibilità da parte del pubblico di ogni tipo; diversamente dal mercato cinematografico americano, ormai “bloccato” nel suo solo trionfo monetario fatto di saghe che sembrano non finire mai (Fast & Furious, Pirati dei Caraibi, I Mercenari, Transformers, Star Wars, la vastissima serie di film Marvel e DC, ecc).

David Lynch
David Lynch

Una vera e propria conquista economica criticata più volte dagli stessi personaggi che popolano il settore. David Lynch, regista e sceneggiatore che è riuscito a sperimentare la sua personalissima arte sia nel cinema (Strade Perdute, Muholland Drive, Inland Empire), sia nella televisione (Twin Peaks), già nel 2013 dichiarò che, stando alla sua concezione di cinema, la medesima industria è sempre più disinteressata a nuove idee sperimentali e originali; confermando invece il suo grande interesse nei confronti della tv. “Con il cinema attuale devi essere fortunato, per ottenere spazio nelle sale. Ammesso che la gente venga a vederti”  – spiega il regista – “la televisione è più interessante del cinema, adesso. Le mie idee non si possono definire di certo commerciali e, si sa, è il denaro che guida la barca, oggi.“. Dopo di lui, perfino giganti come Steven Spielberg e George Lucas hanno avanzato la rischiosa ipotesi di un futuro non radioso, per l’industria cinematografica. Tra questi “addetti ai lavori”, non manca di certo la parola da parte degli stessi attori.

Dustin Hoffman
Dustin Hoffman

Il doppio premio Oscar Dustin Hoffman, infatti, in una recente intervista ha appurato che: “In questo momento la televisione è al suo apice, mentre per il cinema è il momento peggiore. Mai visto un cinema così basso negli ultimi cinquant’anni“, evidenziando inoltre l’estrema difficoltà nel produrre film con un budget ridotto. Cambiano i nomi, cambiano i volti, cambiano le logiche di mercato, e sembra cambiare anche il talento, da quello che gli artisti vedono nei giovani attori del grande schermo. Perfino Michael Douglas ha detto la sua al riguardo, considerando le prossime stelle nascenti cinematografiche troppo << impegnati più alla costruzione della propria immagine tramite i social, che alla loro professione >>. Meglio quindi puntare a qualcosa di più piccolo, ma lungo e speranzoso. Meglio adocchiare bene le opportunità (ma anche i pericoli) che il piccolo schermo della tv offre. Il creatore dell’acclamata serie Breaking Bad, Vince Gilligan, in un’intervista a The Hollywood Reporter, affermò che “nonostante le possibilità di vincere alla lotteria due settimane di fila siano infinitesimali, la televisione è un business che si muove rapidamente, dove c’è sempre qualcosa di nuovo da fare. Bisogna battere il ferro finché è caldo!“. E quindi, mentre il cinema statunitense tende ad essere attaccato sempre più avidamente al solo scopo di trasformarsi in una banale fabbrica per fare soldi (alla faccia delle critiche che cercano in tutti i modi di porre fine a questa agonia commerciale), ecco che, tra le due arti, ad essere quella più forte è proprio la fonte televisiva. Si parla di una televisione che ospita idee innovative, che investe abilmente su serie tv sempre più raffinate, studiate e dettagliate.

True Detective
True Detective

Storie brillanti e semplici. Perché è proprio nella semplicità di guardare un caso che viene seguito da soli due detective (True Detective), di assistere ad un padre di famiglia che diventa un mostro a causa di una malattia terminale che lo costringe a non essere più sé stesso (Breaking Bad), di vedere e toccare alcune delle storie più crude mai inventate e in parte ispirate ad eventi accaduti (American Horror Story), di seguire le vicende di un piccolo omuncolo che, casualmente, entra in contatto con un serial killer (Fargo), nel piacere di vedere la semplicità che il pubblico ha bisogno. E si sente che ne ha bisogno. Oggi più che mai.