David Bowie, ritratto di un genio

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Il “Duca Bianco” è stato un artista entrato nel mito già in vita, che in mezzo secolo di carriera ha rivoluzionato la musica mondiale…

NoteVerticali.it_David_Bowie_1Chi cade per caso sulla Terra prima o poi è destinato a lasciarla. E’ la storia di ciascuno, che non risparmia certo i grandi. David Bowie è stato uno di questi, una presenza che in mezzo secolo di attività artistica ha rivoluzionato la musica unendo e disgregando generi tra loro complementari, ma distinti. Una voce mai anonima, il cui magnetismo ha fatto da collante per più generazioni, raccontando speranze, ansie, sogni e delusioni, declinate ora nel piacere della scoperta di nuovi mondi da esplorare, ora nel disagio esistenziale sfociato nella crisi post-moderna dei decenni successivi.

Racconti che hanno generato capolavori assoluti, da “Space oddity” a “Life on Mars?“, a “Heroes“, dove la voce quasi metallica di Bowie ha offerto il proprio calore androgino incantando in tutto il mondo gli ascolti di platee variegate, che hanno avuto la fortuna di vederlo dal vivo in show che sono andati sempre al di là di ogni immaginazione. Il pubblico lo ha sempre dipinto così, come un arlecchino futurista in grado di impressionare attraverso continue trasformazioni in grado di esaltare il proprio senso dell’apparire. Lui ne è stato sempre perfettamente consapevole, e ha accontentato i fan, operando in ogni contesto la ‘distinzione’ come criterio di riconoscimento. “Per me un camaleonte è qualcosa che si mimetizza per apparire il più possibile come l’ambiente che lo circonda. A me sembra di avere fatto sempre l’opposto“: questa frase estrapolata da un’intervista del 1993 conferma tutto questo. Distinguersi da una società piatta e amorfa, per apparire come oggetto dei sogni e dei desideri. Un oggetto pensante, in grado di esprimere opinioni anche difficili e lontane dallo star-system patinato: ci viene in mente “Repetition“, che già nel 1979 condannava la violenza sulle donne. Ma anche il claim, semplice e geniale, di un classico come ‘Heroes‘: ‘We can be heroes just for one day‘. Tutti possono farcela, anche per un giorno, un attimo o un istante. Anche perché meritano dignità solo per il fatto di averci provato…

NoteVerticali.it_David_Bowie_2Un percorso fatto di coerenza artistica per un’esistenza sempre nel rigore anarchico dell’incoerenza, fatto di incontri mai casuali, come quello con Brian Eno. Una figura, quella di Bowie, che ha incarnato appieno il mito dell’oscura maledizione dell’artista mai in linea con la massa, ma sempre avanti e capace di guidarla attraverso provocazioni geniali. Oscar Wilde diceva: “c’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sè: il non far parlare di sè“. Ci sembra che la frase sia calzante per l’avanguardia artistica che David Bowie ha rappresentato, e che ha portato in scena anche al cinema, attraverso interpretazioni sempre sopra le righe in pellicole mai ovvie, da “L’uomo che cadde sulla Terra” di Nicolas Roeg a “Furyo (Merry Christmas Mr. Lawrence)” di Nagisa Oshima, a “Labyrinth” di Julian Schnabel. Lo ricordiamo anche per una parte ne “Il mio West” di Giovanni Veronesi, con Leonardo Pieraccioni, film a suo modo diverso dalla solito commedia ridanciana da botteghino.

David Bowie è stato tutto questo e molto altro. E, soprattutto, non ha cessato di essere performer neanche nell’ora del suo commiato, quella nella quale si perdonano le debolezze umane anche ai più grandi. Basti pensare che il suo ultimo cd, ‘Blackstar’, dove forti sono i riflessi di uno status decadente e giunto alla fine della propria parabola esistenziale, sia stato pubblicato appena due giorni prima della sua morte. Sarà un caso, certo, ma possiamo scommettere che Bowie, cosciente di essere un malato terminale, abbia voluto pianificare la sua uscita di scena in modalità e tempi praticamente perfetti.
E ne siamo certi: la sua anima, che ora viaggia per mondi lontanissimi, ha davvero ereditato la Terra.   

DAVID BOWIE – HEROES