Estate, ombrelloni e cous cous

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

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La chiamano estate, ma è strano svegliarsi e trovare ad accoglierti la pioggia, con lampi e tuoni che ti proiettano in un’altra stagione. A queste latitudini, il sole è una cosa seria, e può arrivare anche a cambiare l’umore della gente. Se l’Italia ipocrita e perbenista scopre che ‘ballo’ può far rima con ‘sballo’, pensa di risolvere il problema chiudendo le discoteche ma continua a negare indagini sul consumo di cocaina tra i parlamentari, al mare si racconta l’anno trascorso, le occasioni perdute, le promesse mantenute, e le speranze che sono il motore per guardare ancora avanti. Il mare divide chi è in pace da chi è in guerra, e porta le grida di chi ha cercato la vita e l’ha persa tra le onde. Mediterraneo bianco e azzurro, rosso di sangue e arido come il sale per chi cerca riscatto e trova la ferocia a denti stretti. Aziz, il vu cumprà che hai davanti, ti dice che voleva andare in Germania, ma a Milano e a Bologna gli hanno girato tutti le spalle, ed è tornato qui, al Sud, dove tira a campare vendendo cianfrusaglie ma ha trovato il calore di un sorriso, la stretta di mano, un piatto caldo, un pezzo di pane. Ti dice che lui ama e rispetta il Corano, ma anche che non ha la barba lunga e le idee dei tagliagole, e che il suo Marocco è la stessa cosa della tua Calabria. Aggiunge che spera per i suoi tre figli – nati a Nicastro – un futuro da italiani del Sud, e nei suoi occhi lucidi vedi la speranza che si chiama integrazione. La stessa che trovi a San Vito Lo Capo, quando le tue orecchie rubano per caso una chiacchierata tra due donne sotto l’ombrellone di fianco al tuo: tema, la preparazione del cous cous, svolgimento, l’imbattibile ricetta che la prima, forte di una nonna di Tunisi, suggerisce alla seconda. Le ascolti parlare e ti chiedi se uno come Salvini abbia mai mangiato il cous cous, se abbia mai capito dove sia Mazara del Vallo, se per lui il mare sia un mezzo per avere voti o uno stato dell’anima.
Certo, Salvini non concepirebbe quell’ombrellone con sdraio messo a disposizione da Rinaldo Aramini, gestore di un lido di Cirella, nel Tirreno cosentino, per gli ambulanti che battono la spiaggia in lungo e in largo, e che lì potranno trovare riparo dalla calura. Un ombrellone ‘sospeso’, come il caffè a Napoli, che profuma di Sud, che parla la lingua dell’accoglienza, e che sa di futuro. Ma forse neanche Ernesto Galli della Loggia ha mai mangiato il cous cous nè percorso le strade assolate del Sud, nè letto mai nulla su chi ha speso la propria vita per rivendicare i diritti della gente da Roma in giù.
Dalle palme di San Vito, che sanno d’Africa, la Merkel ha il colore di un unno che non riesce ad arrivare nonostante i soldi delle banche e delle fondazioni. Siamo sicuri che, se lei sbarcasse da queste parti, qualcuno le offrirebbe un sorriso, una sedia e un piatto di cous cous.

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