Francesco Di Bella: “Nelle cose semplici le storie da raccontare”

noteverticali.it_francesco_di_bella_nuova_gianturco_1

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Abbiamo intervistato il cantautore napoletano all’indomani del rilascio del suo primo disco da solista, “Nuova Gianturco”   

noteverticali.it_francesco_di_bella_2Ha dato voce alle periferie, Francesco Di Bella. Più lo ascolti, e più “Nuova Gianturco” ti trasmette questa sensazione. Un disco sentito e sofferto, che mostra un amore sconfinato per la propria terra d’origine, pur non omettendo la denuncia sociale che è forte e sentita, per le molte cose che non vanno, per una realtà che uccide sogni e legittime ambizioni di chi altrove potrebbe vivere in modo diverso e più gratificato. Abbiamo incontrato Di Bella all’indomani della presentazione del disco.

NUOVA GIANTURCO (Francesco Di Bella): LEGGI QUI LA NOSTRA RECENSIONE DEL DISCO

In “Nuova Gianturco” si respirano sentimenti contraddittori. Da un lato, la voglia sofferta di legittimare un senso di appartenenza che porta a rivendicare fortemente le proprie radici. Dall’altro, la voglia – altrettanto sofferta – di andare via, di fuggire da una realtà che non è quella desiderata. E’ così? E’ un disco davvero così sofferto?
È un disco che racconta la gente e il carico della vita quotidiana, le scelte e i casi che portano a certe svolte. Da una parte c’è il fato e dall’altra il libero arbitrio, a volte ci si potrebbe comportare meglio e altre si cerca fatalmente nel proprio destino una risposta.
In ogni caso è un disco che parla di periferie, luoghi apparentemente disumanizzati ma che in realtà nascondono risorse importanti e a cui ho cercato di dare un punto di vista neutro, leggibile nel complesso come un auspicio di rinascita.

Quali sono gli stimoli che riceve dal contesto in cui vive?
Cerco nelle cose semplici le storie da raccontare, da sempre ho cercato di occuparmi di questo.
Aziz è una canzone nata dall’incontro con un bambino alla fermata dell’autobus, così come Tre nummarielle mi è venuta in mente osservando la fila alla ricevitoria del lotto sotto casa.
È un classico, dopo tanti viaggi ti accorgi che le storie ce le hai anche sotto casa.

noteverticali.it_francesco_di_bella_3A proposito, proprio in “Tre nummarielle” abbiamo colto un collegamento con i “Tre numeri al lotto” di Peter Van Wood. Pur essendo presente il disincanto tipico dello spirito napoletano, manca però la leggerezza che caratterizzava quel motivetto. A Gianturco “a ciorta non gira mai”, ma la ruota potrà girare una volta tanto dalla parte giusta, che ne dice?
La ruota gira ma non é questo il punto, davvero non possiamo affidarci soltanto alla sorte. Molte persone che hanno studiato o lavorato sodo per garantirsi un futuro oggi vivono una condizione irrimediabilmente precaria.
Comunque è una canzone molto romantica e napoletana.

In Aziz racconta il dramma di chi, immigrato, si sente straniero in una società che non lo accoglie. Pochi giorni fa è assurto alle cronache italiane il caso della barricata antiprofughi di Goro, in provincia di Ravenna. Ma davvero l’Italia sta diventando razzista?
Il problema è innescare una lotta tra poveri. Odio il populismo che crea un’ambiente da caccia alle streghe,
il problema non sta nel razzismo della gente ma in chi lo istiga.
Dovrebbe essere un reato, tipo apologia del razzismo.

A nostro avviso, “Nuova Gianturco” è anche un disco politico, perché mette al centro di tutto la ‘polis’. Ritiene che in Italia l’arte e la cultura oggi si occupino abbastanza di politica? Cosa dovrebbero fare gli artisti italiani per contribuire a migliorare il nostro paese?
Sicuramente bisognerebbe pensare meno al look e più ai contenuti, la musica é un grande veicolo per le idee ma in questo momento manca il coraggio di essere indipendenti.
Oggi tutti parlano di politica ma senza un reale coinvolgimento, molte opinioni e poca pratica.

E cosa invece dovrebbero fare i politici? Se fosse Sindaco di Napoli, cosa faresti?
Darei ascolto e fiducia a chi si sta occupando spontaneamente di ricucire un po’ il tessuto sociale dal basso e cercherei di collaborare con loro.

Come sono nate le collaborazioni con Neffa, i 99 Posse, Claudio Domestico e Dario Sansone?
Sono tutte nate insieme all’idea del brano. Quando scrivevo Progetto ho immaginato subito che Giovanni Pellino aka Neffa fosse il vocalist ideale per dare una carica soul al pezzo. Così come scrivendo Aziz ho cercato in Luca l’autore giusto per espandere la storia ipotetica di un ragazzo nordafricano in Italia.

noteverticali.it_francesco_di_bella_5Perché la scelta di omaggiare i Musicanova con “Brigante se more”? Chi sono i briganti di oggi?
Perché è una grande canzone sulla voglia di libertà ed è un tipo di canzone che è difficile che venga scritta oggi, così ho pensato che fosse un bene riproporla con quegli altri due “briganti” di Claudio Domestico (Gnut) e Dario Sansone (Foja).

Cosa è cambiato artisticamente e umanamente parlando rispetto ai tuoi inizi, e in cosa Francesco Di Bella solista è diverso da Francesco Di Bella membro dei 24 Grana?
Ho fatto tanta esperienza e quindi adesso ho una visione più matura del mio lavoro e della mia vita.
Mi piace pensare di essere riuscito a continuare sulla stessa strada da cui sono partito e devo dire che per me il cambiamento è stato necessario e stimolante.

Cosa direbbe a un ragazzo del Sud che volesse dedicare la propria vita alla musica?
La musica è una vocazione e bisogna seguirla, dovunque ci porti.
Credo che l’importante sia sentirsi veri perché la musica svela immediatamente la finzione.
Bisogna viversi la propria meridionalità  come una risorsa e non come un handicap.

Ha alle spalle una certa esperienza nei live. Raccontaci il concerto che ricorda più di ogni altro…
Ce ne sono stati tanti bellissimi come il Pistoia Blues nel’99, Tokyo nel 2004 e tanti altri indimenticabili.
Chicago, Parigi, Barcellona al Primavera sound e ancora Londra, giusto per ricordare quelli all’estero.

NoteVerticali si occupa, oltre che di musica, anche di cinema e letteratura. Se “Nuova Gianturco” fosse un film, che film sarebbe? E se fosse un libro?
Se fosse un film sicuramente qualcosa di Ken Loach, se fosse un libro qualcosa vicino a Carver.

noteverticali.it_francesco_di_bella_6