Gianmaria Testa e le sue canzoni che sanno di dolcezza e profondità

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Il cantautore cuneese, andato via troppo presto, ci lascia gemme preziose ricche di rara intensità poetica. Piccole grandi storie in musica che raccontano un mondo nascosto, lontano dai clamori, ma puro. Come il loro autore.

NoteVerticali.it_Gianmaria_TestaLa morte di Gianmaria Testa lascia un senso di amaro, misto a dolcezza. E di incompiuto. Un po’ come le sue canzoni, un po’ come la sua carriera. È stata una delle poche voci discrete, nell’odierno panorama musicale, fatto di molto talent e pochissimo talento, di molto show e pochissima arte.
Anche in quanto discreta, la sua voce è stata molto poetica. Un autore gentile, che ha saputo leggere tra le pieghe della vita, delle giornate, degli avvenimenti, anche quelli più discussi come il tema dell’immigrazione.
Non è conosciuto dai più, forse per via di quella naturale ritrosia, tutta piemontese, a concedersi se non nelle occasioni giuste. Poca tv, molti concerti in giro per l’Europa. Scarni, essenziali, come le sue canzoni: mai una nota di troppo, mai una parola fuori posto, mai qualcosa che non sembrasse c’entrare col tutto.
Un autore “a posto”, insomma. Dove era veramente tutto a posto.
L’unica cosa fuori posto sembrerebbe essere questa morte prematura, che fa rabbia, perché un banale tumore non può togliere una voce poetica a chi di poesia ha bisogno.
Eppure, a volerla leggere senza l’assillo del tempo, persino la sua morte, avvenuta così, acquista un senso, sembrando quasi coerente con il suo percorso. Una morte silenziosa, ma carica di significati.
Una vita breve, ma non troppo, una carriera breve, ma non troppo, fatta di luci tenui, ma non troppo, sicure e durature, non certo di lampi spettacolari. Le sue canzoni, a dispetto del poco tempo concesso, dureranno, saranno classici, saranno scoperte da chi ora non lo conosce, come è capitato a molti che ci hanno lasciato prima del previsto.
Ci sono gemme, nel suo repertorio, che avrebbe colorato e addolcito la vita di molti, se il pubblico musicale in Italia volesse bene a se stesso e non si bistrattasse andando dietro al fenomeno di moda, che cambia di mese in mese: Nuovo, Come al cielo gli aeroplani, Lasciami andare (tristemente profetica), 3/4, Canzone del tempo che passa.
Parlavo di amarezza. Quella che si prova nel fare un giro lungo l’ascolto radiofonico. Credo che Testa non sia mai stato trasmesso da nessuna delle grandi radio d’ascolto.
È una delle mie fissazioni. Le radio trasmettono sempre le solite, mediocri, cose. Strillate, presentate come la hit del momento, quando invece sono vere e proprie nullità musicali e letterarie. Un panorama asfittico, senza vere emozioni.
Quando autori come Testa saranno trasmessi da questi megafoni del nulla, sarà un bel segno di crescita. Ma non credo ci sarà mai.
Perché la dolcezza, la profondità, la serietà musicale debbano rimanere nascoste, forzatamente di nicchia, è qualcosa che in me crea una amarezza da cittadino, prima ancora che da fruitore, oltre che da amatoriale facitore, musicale.
NoteVerticali.it_Gianmaria_Testa_2Vorrei un paese che ascolti meno (un po’ di meno, non che non lo ascolti, ma solo un po’ di meno per far posto anche ad altro e ad altri) le solite finte esplosioni di gioia dolciastra caramellata del “più grande spettacolo”, che poi pare essere più un grande bluff. Vorrei un paese che abbia ascoltato un po’ di più le profondità e la sottile dolcezza di Testa: sarebbe migliore in tutto, non solo a livello musicale. Ci guarderemmo meglio l’un l’altro, non avremmo paura di emozionarci, saremmo tutti più veri, senza dover nascondere malinconie o tristezze perché non funzionali allo strombazzamento radiofonico e televisivo del regime sottotraccia che ci impone (vorrebbe imporci) cosa ascoltare, e quindi come crescere.
Gianmaria Testa a me faceva molta simpatia anche perché è stato un prodotto vero, ha fatto una vera gavetta, non è stato costruito a tavolino: era un capostazione, che a un certo punto ha lasciato l’impiego per dedicarsi interamente alla musica.
E secondo me quell’andirivieni di treni ha fatto in modo da consentirgli di cogliere anche certi andirivieni dell’esistenza. Ha saputo decifrare i dettagli, come fossero vagoni di un treno – le sue canzoni spesso partono da dettagli, lasciando libero chi li ascolta di dedurre poi qualcosa di più grande e generale. Lui ti parla del vagone, tu ci attacchi altro, e ci fai un treno.
Questo treno ora non smette certo di passare attraverso le nostre vite.
Sarà comunque bello vederlo scorrere, tra le pieghe dei nostri ascolti, quando andremo alla ricerca di una canzone tranquilla, piena, dove le parole cantano sommessamente e contano fortemente.

NUOVO – GIANMARIA TESTA