Giuseppe Culicchia: nel calcio lo specchio di un paese diviso

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NoteVerticali.it_GiuseppeCulicchiaNoteverticali ha intervistato Giuseppe Culicchia, autore del romanzo Ma in seguito a rudi scontri (qui la nostra recensione del libro). Undici domande ispirate dal bel romanzo ambientato alla fine della seconda guerra mondiale e incentrato sui personaggi di Ermanno Zazzi, parà fedele al Duce, e Franz Hrubesch, comandante delle SS tedesche. La storia prende vita il giorno del derby fra il Grande Torino e la Juventus, proponendoci un nuovo modo di leggere la nostra storia, sia quella bellica che sportiva.

Perché ha scelto il calcio come argomento portante del suo romanzo?
Il calcio come specchio del Paese è una frase che ricorre spesso, quando si parla dell’Italia. Ed ecco che un derby, il derby di Torino, rispecchia perfettamente questo Paese eternamente diviso, dall’epoca dei Guelfi e dei Ghibellini fino a oggi.

E la scelta del periodo storico da cosa deriva?
È quello della fine della guerra un periodo che restituisce alla perfezione quanto di cui sopra. L’odio fratricida, l’avversario come nemico… tutte cose che fanno parte dei caratteri antropologici del popolo italiano.

L’andamento della storia sembra quasi voler prendere le distanze da una specifica ideologia politica, e forse dallo scontro ideologico in generale. È così?
Il problema, quando si narra una storia a partire da un dato personaggio, è che questo deve parlare con la sua voce, e comportarsi come si comporterebbe nella vita reale, non come vorremmo che si comportasse. Questo valeva per lo Zazzi figlio de Il Paese delle Meraviglie e per suo padre, protagonista di Ma in seguito a rudi scontri.

NoteVerticali.it_GiuseppeCulicchia_3I suoi protagonisti sembrano dotati di vita propria, spesso bastano i loro stessi pensieri a descriverli. Nel realizzarli si è ispirato a qualche personaggio realmente esistito?
Lo Zazzi e lo Hrubesch non derivano da modelli realmente esistiti. Me li sono immaginati così, uno sguaiato e attaccabrighe, l’altro indifferente rispetto alla prospettiva di morire di lì a poco.

La scena della visione di Zazzi allo stadio è spettacolare quanto sorprendente. Come ha avuto l’idea?
Andando allo stadio.

In che modo ‘Ma in seguito a rudi scontri‘ può essere un’occasione per il lettore?
Non saprei, bisognerebbe chiederlo al lettore.

NoteVerticali.it_GiuseppeCulicchia_2E in che modo lo è stata per lei?
Per me è stata l’occasione di scrivere per la prima volta un libro in terza persona, e di affrontare un periodo storico che non avevo mai affrontato, su cui conto prima o poi di tornare.

Il calcio di oggi è profondamente diverso da quello degli anni che lei racconta; per certi versi potremmo dire che è peggiorato…
Il calcio è lo specchio del Paese, si diceva…

Torino è una città molto importante per lei, ne ha parlato anche in altri suoi libri. Cos’ha di speciale Torino?
È la città che conosco meglio, quella che da bambino mi faceva sognare: per me, cresciuto in un paesino di 900 anime, era come Los Angeles.

Leggendo del Grande Torino, il ricordo va inevitabilmente alla tragedia di Superga. Vuole lasciarci un suo pensiero?
Superga non è un pensiero, è un’emozione e un dolore. Quel che poteva essere e non è stato, come scriveva T. S. Eliot.

NoteVerticali.it_GiuseppeCulicchia_1Quali sono i suoi progetti per il futuro? Vi è qualche adattamento di ‘Ma in seguito a rudi scontri’ in cantiere, o sta già lavorando a un nuovo romanzo?
Il mio progetto per il futuro è continuare a scrivere, e lo sto già facendo. Ma non si parla mai di ciò a cui si sta lavorando: è, questa, l’unica regola che osservo quando si tratta di scrittura.