Il caso Spotlight: intervista a Michael Keaton e Walter Robinson

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Abbiamo incontrato l’attore e il giornalista in occasione della presentazione romana del film di Tom McCarthy che ha conquistato 6 nomination agli Oscar 2016NoteVerticali.it_Il_caso_Spotlight_Michael_Keaton_Walter_RobinsonMiglior regia, miglior film, miglior attore non protagonista (Mark Ruffalo), miglior attrice non protagonista (Rachel McAdams), miglior sceneggiatura originale (Josh Singer e Tom McCarthy) e miglior montaggio (Tom McArdle). Ben sei le nomination agli Oscar di quest’anno per “Il Caso Spotlight” di Tom McCarthy. Al centro della storia un’inchiesta reale. È il 2002 quando un gruppo di giornalisti del Boston Globe capeggiati da Walter V. Robinson, porta all’attenzione lo scandalo silenzioso degli abusi sessuali perpetuati da alcuni sacerdoti della diocesi della città. Intenti a scoprire la verità i caparbi cronisti, ritratti nel film da un gruppo ad hoc di attori hollywoodiani (Michael Keaton, Mark Ruffalo, Rachel McAdams, John Slattery), vennero lodati all’epoca con il premio Pulitzer di pubblico servizio.

In attesa dell’uscita del film prevista per il 18 febbraio con Bim distribuzione, Michael Keaton lo ha presentato a Roma accompagnato dal vero Walter Robinson, a cui presta il volto. Abbiamo raccolto alcune considerazioni di Keaton e Robinson.

Il giornalismo alla vecchia maniera, quello più propriamente d’inchiesta, di cui il film si occupa è una realtà sempre più evanescente nel momento di passaggio che stiamo vivendo. Cosa si prova a interpretare un giornalista oggi?

Michael Keaton: È stata una vera fortuna. Ho interpretato il giornalista tre volte nel corso della mia carriera. Seguo molto le notizie sui quotidiani, un po’ meno sul web. Quando mi è stato proposto il ruolo l’ho trovato molto interessante, ben scritto, con un ottimo cast. Il tema del giornalismo abbinato a quello degli abusi perpetuati dalla Chiesa ai danni di minori è stato il motivo che mi ha spinto ad accettare la parte.

Cosa pensa che l’America stia perdendo con la fine del grande giornalismo d’inchiesta?

Walter Robinson: Il giornalismo d’inchiesta negli Stati Uniti è come un malato terminale. La diffusione del web ha privato i giornali e i quotidiani dei fondi per svolgerlo. Così facendo molti posti di lavoro sono andati perduti. Nonostante ciò, resta una grande richiesta da parte dei lettori Deve esserci qualcuno a prendersi la responsabilità per ogni tipo di abuso di potere. E chi altro potrebbe farlo se non noi giornalisti?

NoteVerticali.it_Il caso Spotlight - RicercheMr. Keaton, come si è preparato a vestire la parte di Robinson?

M.K.: Ho trascorso tanto tempo con Robbie assorbendone tutti i racconti. Facevo lui domande non solo sull’inchiesta ma sulla vita in generale e su altri casi di cui si è occupato. Io sono curioso di natura, gli ho fatto domande su di lui, la sua famiglia, cercando di far mio il più possibile il suo mestiere. Avendo interpretato in altre occasioni la parte del giornalista, devo ammettere di avere una certa dimistichezza col ruolo. Ho aggiunto inoltre qualcosa di mio essendo un fervido appassionato di giornalismo.

Quale eco si aspetta dal film?

Sono convinto che il film avrà un forte impatto ovunque. Non riesco a immaginare altrimenti. “Spotlight” va al di là della tematica che tratta, occupandosi in generale di ogni tipo di abuso di potere. IAvendo ricevuto un educazione cattolica mi rende triste il fatto che c’è gente che a causa di questi abusi si è allontanato dalla Chiesa. Il caso di cui il film si occupa non riguarda solo la città di Boston, ma realtà disparate. Certo, riguarda l’Italia da vicino. Devo ammettere che il Papa attuale mi piace molto perché si sta impegnando immensamente. Per quanto mi riguarda io sono semplicemente un attore e ho avuto la fortuna di interpretare un ruolo. I veri eroi sono i giornalisti.

Mr. Robinson, che effetto le ha fatto vedere Michael Keaton interpretare il suo ruolo?

W.R.:Sono onorato di essere stato interpretato da Michael Keaton che considero uno dei miglior attori al mondo. Quando ho scoperto che la parte sarebbe spettata a lui ne sono stato felicissimo. Nel 1984 io ero un caporedattore di cronaca locale, e lui allora interpretava un caporedattore di cronaca locale in “Cronisti d’assalto” di Ron Howard. Avevo trovato la sua interpretazione perfetta in ogni minimo dettaglio.

Il film esce durante il Giubileo. Lei che ha vissuto la situazione da vicino come pensa che si stia comportando la Chiesa Cattolica oggi?

Ho grande rispetto e speranza per Papa Francesco e per quello che sta cercando di fare. Ricordo quando è stato nominato Papa, una delle prime cose che ha cercato di fare è stato levare le grandi case e le limousine ai vescovi. Il Papa conosce bene la situazione e sta cercando di prendere misure, eppure malgrado tutto non ha ancora compiuto un atto decisivo e sostanziale per modificare la situazione.

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