Il Ferragosto di Simone

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

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La calura di agosto, che semina parole al vento e al sole a queste latitudini, ci tramanda sensazioni che paiono le stesse di tante estati fa. C’è voglia di evasione, in questi giorni fatti di frivolezze, dove scopri che il mondo può essere meraviglioso anche a due passi da casa, tra un giro in barca che ti riconcilia con te stesso e un mare cristallino che ti restituisce amore.
Mentre un bambino recita Emis Killa come se fosse Leopardi, e una radio vomita musica, il mondo, sempre lui, non si ferma e, aspettando ancora di essere salvato, procede implacabile nella sua entropia a folle velocità, che rimbalza immagini e suoni di orizzonti lontani. Lì ferragosto è un suono e un miraggio insieme, lì non vi sono tregue o chitarre davanti a un falò a spezzare la triste monotonia della guerra, che impasta odori di morte come in una giostra di dolore e violenza, non risparmiando alcuna anima di seta, che si ritrova in dono ali non richieste. Uomini e donne, vecchi e giovani, protetti dai sogni ma fragili nella propria esistenza quotidiana, lasciano respiri e croci su un asfalto di polvere e di terra, che respira storia, grida aiuto ma riceve quella ipocrisia che sconfigge da sempre l’umana pietà. Simone Camilli, con la sua telecamera a Gaza raccontava la guerra e i suoi assurdi perché, in un falafel e un haftul consumati tra la puzza di sudore, il suono delle sirene e quel triste, terribile, odore di morte. Era un giornalista e un italiano figlio del mondo, Simone, che aveva portato più volte gli occhi della sua telecamera su palcoscenici di guerra e di terrore. Aveva il giornalismo nel sangue, come dice il padre, che giustamente lo ricorda con fierezza e dignità. Quelli come Simone, come Enzo Baldoni e Ilaria Alpi, sono nati con un compito speciale e la schiena dritta. Lo hanno sempre saputo, e sanno anche che qualcuno li considererà pazzi o esaltati, in una realtà che dà spazio a Schettino e a Genny ‘a Carogna. Sanno anche che, se diventeranno famosi, lo sarà quando saranno tornati a casa in una bara. In quell’occasione qualcuno si ricorderà di loro, per qualche ora, mentre chi li porterà per sempre nel cuore lo farà con il coraggio per andare avanti oltre le lacrime e il dolore, al di là di tristi convenevoli che lasciano ogni tempo e si ritrovano frasi svuotate di ogni significato.
Così, mentre tra sole e Whatsapp una rivista di gossip diffonde sorrisi di plastica, pensi che Ferragosto è anche, maledettamente, questo. Pensi che non è giusto che sia così, che la vita non può essere una bestemmia se non produce, per tutti, pace.

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