Il Festival di Cannes parla italiano con Moretti, Sorrentino e Garrone

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NoteVerticali.it_Cannes-Moretti-Sorrentno-GarroneBen tre i film italiani in concorso al prossimo Festival di Cannes. ‘Mia madre’ di Nanni Moretti, ‘Youth – La giovinezza’ di Paolo Sorrentino, e ‘Il racconto dei racconti’ di Matteo Garrone. Un tris niente male per il nostro cinema, da sempre in verità molto apprezzato alla Croisette. Non accadeva però da vent’anni che fossero ben tre i titoli prescelti per contendersi la Palma d’Oro che sarà assegnata nella serata del 24 maggio, dopo dodici giorni di proiezioni che ci aspettiamo intensi.

Dopo l’annuncio, avvenuto a Parigi da parte del delegato generale Thierry Fremaux, è arrivata una dichiarazione congiunta dei tre registi italiani: “I nostri film, ognuno a suo modo, cercano di avere uno sguardo personale sulla realtà e sul cinema; ci auguriamo che la nostra presenza a Cannes possa essere uno stimolo per tanti altri registi italiani che cercano strade meno ovvie e convenzionali‘. Una affermazione di intesa anzitutto, che conferma gli ottimi rapporti esistenti tra i tre, e poi di speranza e di auspicio per tutto il cinema del nostro paese, impreziosito ancor di più dopo l’Oscar dello scorso anno conquistato da ‘La grande bellezza’ di Paolo Sorrentino, premiato, lo ricordiamo, come Miglior Film in Lingua Non inglese.

Ricordiamo anche che proprio Moretti conquistò la Palma d’Oro a Cannes nel 2001, con ‘La stanza del figlio‘, un film che affronta il dolore partendo da un’angolazione diversa (quella di un padre nei confronti di un figlio), rispetto alla storia elaborata in ‘Mia madre’ (dove Margherita Buy affronta invece il dramma della malattia della madre).

A margine della presentazione del Festival, lo stesso Fremaux ha espresso una dichiarazione – ripresa da Ansa.it – a proposito dell’uso dell’inglese come lingua che faciliterebbe la diffusione presso il mercato estero. A suo dire, né Sorrentino né Garrone avrebbero girato i loro film in inglese “per aprirsi al mercato anglosassone“. “L’inglese – ha aggiunto poi Fremaux – “è l’esperanto, ormai è un linguaggio mondiale, non è legato per forza a un solo Paese”.