Il Sud e la sfida culturale di Cleto guardando a Matera

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

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Piccolo avamposto di resistenza collettiva al rassegnato oblio dei borghi periferici, Cleto è a suo modo un’eccellenza. Poco più di mille anime, arroccato ai piedi di un antichissimo castello, a una distanza che pare siderale dal capoluogo Cosenza, il paese sfida da cinque anni l’anonimato con un Festival animato dal gusto per la riscoperta delle radici e della storia, senza autocompiacimento ma con invidiabile senso critico. Grazie allo stimolo dell’Associazione ‘La Piazza’, nella cui sede campeggiano tra gli altri i ritratti di De Andrè, Impastato, Falcone e Borsellino, tutta la comunità cletese è coinvolta, ma non solo nella preparazione dei fusilli o nell’arrostire la salsiccia. Il senso di accoglienza verso chi arriva qui è sincero, e frutto dell’appartenenza che rende per ciascuno unico e schietto il legame con i luoghi del cuore. Eppure Cleto è in Calabria, terra crudele e magnifica al tempo stesso, perla incantata ed eterna incompiuta, costretta da sempre a rimandare a chissà quando la concretizzazione di possibilità di sviluppo regalate da un Dio quantomeno bizzarro.
Un Sud nel Sud, quindi, che decide di emergere dall’anonimo confinamento della geografia per tre giorni all’anno di dibattiti, spettacoli, mostre, mercatini, enogastronomia. Di Sud, tema dell’edizione 2015, si è parlato anche nella serata conclusiva, che, dopo un emozionante monologo sulle tracce di Franco Costabile (‘Non dite niente’, con Achille Iera, Domenico D’Agostino e Aldo Tomanio) ha visto confrontarsi a uno stesso tavolo relatori interessanti e interessati, da
Giovanni Bianco del Touring Club Italiano, alla parlamentare Sel Celeste Costantino, all’arpista lucana Giuliana De Donno (che ha poi deliziato il pubblico con un suo concerto sotto le stelle), a Demetrio Metallo, Vicepresidente dell’Associazione Direttori Alberghi d’Italia, a Paride Leporace, giornalista, blogger e Direttore di Lucana Film Commission, a Tullio Romita, Presidente del Corso di Laurea in Scienze Turistiche dell’Unical. Un dialogo a più voci, introdotto da Franco Roppo Valente, dell’associazione ‘La Piazza’, moderato dal giornalista Alfonso Bombini, e stimolato dal risultato di Matera, designata capitale culturale europea 2019 e faro di eccellenza per realtà come quella cletese.
Di Matera si è parlato, grazie alla De Donno e a Leporace, quotidiani testimoni del circuito virtuoso che porta in Lucania un turismo appassionato e crescente, curioso e desideroso di apprendere. Un turismo attratto da diverse componenti, da quella storica a quella cinematografica, entrambe facce di una stessa prolifica realtà. Il territorio materano, caratterizzato in passato da un marchio infamante, quello dei Sassi ‘vergogna d’Italia’, negli ultimi decenni ha fatto leva sulla dignità del proprio essere, ribaltando ció che era minus in un plus di unicità. Una lezione di dignità, accompagnata a una sapiente logica di marketing territoriale che l’intuizione illuminata di una comunità ha trasformato in brand, e nella strategia di fare rete che ha portato Matera ad essere meta di chi il cinema lo fa e di chi lo ama. Autori, da Pasolini a Mel Gibson passando per Papaleo, e fruitori, italiani e stranieri, il cui interesse, nell’orgoglio dei materani, ravviva un lembo di terra dalle origini antiche e dalla moderna preziosità.
Cosa possono fare la Calabria e i calabresi per imparare da Matera,a anche dalle fruttuose esperienze di altre regioni limitrofe come Puglia, Sicilia e Campania? Tanto. In Calabria, si è detto a Cleto, per il turismo manca un modello. Manca una progettualità. Manca comunicazione. E allora, occorre anzitutto credere di più nelle potenzialità del proprio territorio, troppo spesso abbandonato all’incuria e ai segni del tempo, e isolato dall’assenza di comunicazione che rende evidente solo una cultura ai minimi termini, condita dal piangersi addosso per due mesi all’anno sul mare sporco e dall’incapacità di andare al di là del turismo balneare e delle sagre di paese. Matera ce lo insegna, e con lei gli esempi della Puglia e di altre realtà vicine come Aliano. L’associazionismo, il fare rete, sono concreti esempi di un amore per le proprie radici e la loro conservazione, per creare qualcosa di virtuoso che superi le difficoltà e che amplifichi la voce, in un paese come l’Italia dove i tagli economici hanno gambizzato una cultura già impoverita dalla desertificazione televisiva del ventennio berlusconiano. Il passo successivo è quello di pretendere molto di più dai propri governanti, che troppo spesso frequentano il territorio solo per passerelle pre-elettorali condite da promesse che puzzano di opportunismo e di ipocrisia. Non è un caso che l’altra sera a Cleto l’unico politico presente al dibattito fosse l’on. Costantino, calabrese ma eletta in Piemonte (sic!), e che il Festival – e gli organizzatori ne fanno giustamente un vanto – sia stato organizzato senza fondi pubblici. Tutto questo in una Regione priva di un assessore al Turismo da ben due legislature. Non a caso, ancora una volta.
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