Kenya, sogni cancellati in nome di una fede

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

NoteVerticali.it_Kenya_GarissaSi son presi il loro cuore. E’ accaduto all’alba, la luna era scomparsa da poco, portandosi via i sogni degli studenti del campus di Garissa, in Kenya. Sogni popolati da feste, amore, lavoro, e profumate di futuro. Quel futuro svanito, strappato con il terrore della violenza. Una brutalità cieca e senza ragione, che non lascia dignità e rispetto a chi non risponde con il fucile a un fucile, a chi non oppone resistenza di fronte a un attacco inatteso. Questa non è una guerra, è un massacro. Un massacro che apre la propria ferina ossessione colpendo persone giovani e inermi. La loro colpa, essere cristiani, aver professato una fede diversa da quella degli assalitori, oltranzisti, integralisti, folli nel loro disegno di morte.

Ma quella fede diversa, proprio nelle stesse ore e a diverse latitudini, ha proclamato la risurrezione dalla morte. Una vita eterna, che supera l’orrore della fine in una luce che non conosce tramonto. Una fede che è costata la vita a quasi 150 giovani, trucidati in un colpo solo, all’alba di un giorno che un creatore non avrebbe mai desiderato far sorgere. Il mondo non può girarsi dall’altra parte, e far finta di nulla, o marciare sulle proprie strade profumate di Occidente in nome di violenze perpetrate sul proprio territorio. Il mondo è uno, non può tollerare che non vengano difesi i più deboli, gli studenti kenyoti come le ragazze nigeriane, o i bambini siriani, o gli uomini e le donne che in luoghi lontani dal nostro stanno patendo l’orrore della fine. Si chiama genocidio, non può disinteressare chi si presta a riti di comodo, chi ipocritamente pensa al proprio orticello inviolato, alle beghe condominiali, alla logica del tirare a campare.

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