Luca De Filippo: l’ultimo pezzo di storia partenopea

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A 67 anni si spegne l’ultima luce delle antiche tradizioni teatrali e folkloristiche di Napoli

NoteVerticali.it_Luca_DeFilippo_in scena_2Figlio del maestro Eduardo, Luca De Filippo ha sempre condiviso la grande passione del padre per il teatro. Ha mantenuto vivo il fuoco sacro che ha pervaso la dinastia riconosciuta e non degli Scarpetta da oltre un secolo, reggendo i paragoni non solo con suo padre ma anche non il nonno Eduardo Scarpetta.
Con la teatralità nel sangue esordisce a soli 7 anni nei panni di Peppeniello nell’opera scritta dal nonno e diretta dal padre, Miseria e nobiltà – nata nel 1887. Il successo arriva però a 20 anni con Il figlio di Pulcinella, e da qui insieme col padre Eduardo giungeranno anche una sfilza di altre interpretazioni memorabili, come Filumena Marturano, Non ti pago, Il sindaco di rione Sanità, Uomo e Galantuomo, e soprattutto Natale in casa Cupiello… e potremmo citarne altre decine ma risulterebbe solo una lunga lista di successi, applausi, repliche e standing ovation nei più grandi teatri d’Italia.
Piace, invece, ricordarlo come l’uomo, eterno bambino, pieno di valori che era. Cresciuto come un cittadino qualsiasi della Napoli caput mundi dell’originaria settima arte, Luca ha sempre espresso la passionalità e l’arte di arrangiarsi che caratterizza l’animo partenopeo e ha esportato questi sentimenti su assi di legno impolverate, poggiando il piede lì dove il padre l’aveva appena tolto andando a colmare quasi a sua insaputa il vuoto che avrebbe lasciato il caro genitore nel cuore di tutti. Passo dopo passo, così, è cresciuta la stima e l’affetto in lui non solo della manovalanza drammatica ma anche di tutti gli amanti del teatro. È passato dall’essere conosciuto come “Luca, il figlio di Eduardo De Filippo” all’essere per tutti semplicemente Luca De Filippo, maestro.
Nel 1984, dopo la dipartita del padre, ha preso in mano le redini della tradizione e del folklore napoletano e ne ha accresciuto il bagaglio culturale.
Dopo 31 anni una malattia strappa via ai nostri cuori l’ultimo baluardo di un mondo che forse ora potremmo solo ricordare. Si potrà salutare Luca al Teatro Argentina di Roma (largo di Torre Argentina, 52) domani lunedì 30 novembre dalle ore 14.00 alle 18.00. Nella città del suo cuore, Napoli, sarà lutto cittadino. Bandiere a mezz’asta, serrande mezze chiuse, rintocchi funebri di campane.
NoteVerticali.it_Eduardo_De_Filippo_Luca_De_Filippo_in scenaMentre cala il sipario l’ultima volta su Luca De Filippo il nostro cuore si fa pesante, bruciano gli angoli degli occhi che vanno riempendosi di lacrime, lo stomaco sobbalza. Per commemorarlo non vogliamo fare elenchi di opere, non vogliamo fare appello alla sua nomina di Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, non vogliamo ricordarlo come un vip irraggiungibile ma vogliamo piuttosto, usare le parole di suo padre, che più di tutti ha ispirato la sua vita.
«Senza mio figlio forse io… scusate… me ne sarei andato all’altro mondo tanti anni fa. E io debbo a lui il resto della mia vita. Lui ha contraccambiato in pieno. Scusate se io faccio questo discorso e parlo di mio figlio. Non ne ho mai parlato! Si è presentato da sé. È venuto dalla gavetta, dal niente, sotto… il gelo delle mie abitudini teatrali», Eduardo De Filippo, al XXX Convegno dell’Istituto del Dramma italiano a Taormina, 15 settembre 1984.
Ciao Luca, salutaci Eduardo.

LUCA DE FILIPPO recita “Iu vulesse trovà pace” (Eduardo De Filippo)