Luciano de Blasi e i Sui Generis: l’arte di non aver paura di dire ciò che si pensa

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Abbiamo incontrato Luciano de Blasi, medico e artista controverso che con il suo gruppo Sui Generisha da poco pubblicato l’album “Il palazzo”, lavoro dalla spiccata denuncia sociale e dai toni forti. Luciano ha risposto senza peli sulla lingua alle nostre domande e ci ha stupito. Ci ha stupito perché non ha paura di dire ciò che pensa (e dai testi dell’album lo avevamo già capito) e perché lo fa con una naturalezza disarmante. Vediamo cosa ci ha raccontato e come interpreta alcuni dei brani più espliciti dell’album.

NoteVerticali.it_Luciano De Blasi_Sui Generis_4Il titolo dell’album è “Il Palazzo”, già dalla copertina questo lavoro esprime un senso di eterogeneità e si configura come una sorta di dipinto sociale. Qual è la sua percezione della società attuale?

La nostra è sicuramente una percezione limitata al mio contesto e generalizzare è sempre pericoloso. Purtroppo, in un lavoro artistico devi piegarti in parte a questa regola, cercare di trovare delle immagini esemplari per chiarire alcuni concetti. Il disco parla dell’Italia e della corruzione, innanzitutto, corruzione a tutti i livelli, da quella politico-economica a quella intellettuale. Chiaramente non vedo solo questo attorno a me, la società odierna è talmente sfaccettata e schizofrenica da ammettere ogni possibilità. Tutto può essere vero e falso nel contempo. Per questo mi stupisce come l’Italia, in una situazione come questa, sia, sempre e comunque, uguale a se stessa da secoli.

Un brano che colpisce al primo ascolto è “Miracolo” in quanto, sia ritmicamente che vocalmente, è molto particolare. Mi piacerebbe approfondire maggiormente con voi la tematica della canzone che ho trovato ironicamente riferita alle assurdità della religione. Credete che oggi il bigottismo religioso sia ancora così tanto radicato?

Non sappiamo quanto la canzone parli del bigottismo, in parte forse.. Il bigottismo esiste ancora, questo è sicuro, soprattutto dalle nostre parti. Certamente la canzone parla di tutto tranne che di religione, parla forse di quello che rimane della religione, un simbolo svuotato, di cui nessuno avverte il significato, perché non lo ha più. Rimane l’ambito più pericoloso, quello temporale, legato ad un potere ancora radicato, per cui si può far carriera, in alcuni ambiti, soltanto se legati a certe importanti associazioni di stampo religioso. Il nostro è un paese strano.

Il brano “I Topi” fa riferimento alla mafia e al fatto che questa ormai comandi apertamente e gestisca senza problemi la vita dei cittadini. A vostro avviso, se gli oppressi si ribellassero, la mafia potrebbe essere sconfitta o è ormai troppo radicata?

Che domanda! Forse il problema, ed è quello che abbiamo cercato di dire con la canzone, è che non ci sentiamo abbastanza oppressi, stiamo bene, arriviamo in qualche modo a fine mese, i risparmi della generazione precedente la nostra ci stanno ancora mantenendo. E allora a chi viene voglia di ribellarsi? E a che cosa? Forse, in un futuro non troppo remoto, il pane inizierà a mancare e allora ne riparleremo.

NoteVerticali.it_Luciano De Blasi_Sui Generis_1Un altro brano interessante è “L’Artista” in cui viene affrontata una sorta di analisi dell’uomo che vuole sfondare nel mondo dello spettacolo ma che si trova schiavo delle mode e delle regole del commerciale. Credete che al giorno d’oggi si sia persa l’originalità che aveva caratterizzato i grandi protagonisti degli anni passati?

Vogliamo precisare che ci sentiamo coinvolti in prima persona nella critica insita nella canzone. È difficilissimo produrre qualcosa di originale al momento, spesso ci si sente attanagliati dal desiderio narcisista di emergere dalla massa vorticante delle proposte artistiche, si finisce a passare la giornata a escogitare nuovi metodi promozionali, invece di mettersi a scrivere. O a leggere, magari. In questo momento esiste tutto e tutto è raggiungibile in pochi istanti. Questo fiacca un po’ la creatività oppure la devia verso sentieri inconcludenti…forse è questa la vera differenza tra gli artisti contemporanei e quelli degli anni passati.

Nel brano “La Puttana” c’è un fortissimo riferimento ai fatti politici contemporanei e in particolar modo alla vicenda Berlusconi. Credete che la scellerata politica “berlusconiana” abbia influenzato gli atteggiamenti del popolo italiano?

Chiunque affermi il contrario necessita di terapia, mi pare evidente. Però Berlusconi non basta a spiegare il nostro comportamento, diciamo che Silvio è sicuramente una causa ma anche una conseguenza del nostro modo di essere.

NoteVerticali.it_Luciano De Blasi_Sui Generis_2Il brano “I Vecchi Fanno La Rivoluzione” è una sorta di dipinto dell’anziano di oggi che ancora rimane intoccabile mentre troppo spesso i giovani vengono incolpati della situazione di questo Paese. Credete che la severità che spesso i più anziani hanno nei confronti dei più giovani sia dovuta ad una sorta di “invidia” per il fatto che oggigiorno alle nuove generazioni non manchi nulla? O va attribuita semplicemente ad un pensiero retrogrado sì, ma senza doppi sensi?

Se le generazioni più giovani si trovano in questa disgraziata situazione, bisogna ricercare le cause anche nelle generazioni precedenti. Non si può rovinare il mondo prima di averci vissuto. È sicuramente una provocazione, però sarebbe importante una riflessione sulle responsabilità, anche a livello politico. Ultimamente si parla molto di pensioni, del problema dei rimborsi pensionistici. Capiamo perfettamente che i pensionati siano una fetta molto importante dell’elettorato ma come può sentirsi un giovane precario o disoccupato di fronte alle proteste dei pensionati che, in buona parte, non hanno versato i contributi corrispondenti a ciò che stanno ricevendo ora dallo stato?

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