Massimo Troisi: un ricordo, mille emozioni

NoteVerticali.it ricorda Massimo Troisi

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

NoteVerticali.it ricorda Massimo Troisi PulcinellaNon ci resta che piangere pensando a Massimo Troisi, alla sua espressività così anticonformista, che ci ha regalato battute e situazioni e che, il quattro giugno del 1994, uno scherzo della vita ha portato via a soli 41 anni.

A S. Giorgio a Cremano, dove era nato nel 1953, la miseria era di casa, così come di casa era lo spirito di improvvisare, arte che i napoletani hanno nel sangue. Napoletano uguale comico, ma Troisi comico non lo era in senso stretto, non lo è mai stato. Dalle esperienze teatrali, fino al successo televisivo con “La Smorfia”, e da qui al cinema, le sue ‘situazioni’ hanno sempre messo in scena un copione non scritto, fatto di dialoghi surreali e di pensieri esistenziali che, oltre al sorriso, lasciavano sempre una smorfia di malinconia.

E rivedendo “Il postino”, suo testamento cinematografico, portato a termine 12 ore prima di morire, quella malinconia emerge tutta, unita a una dimensione di attore che non conosce confini, che si libera dalla napoletanità in senso stretto per interpretare un personaggio laterale, quasi oscurato dalla grandezza di Pablo Neruda, ma a suo modo unico, che incarna la consapevolezza delle lotte contadine contro i soprusi dei potenti. Un film che ci fece scoprire un Troisi politico, un’altra faccia della sua poliedrica dimensione attoriale.

Certo, ci ripetiamo, di lui restano le battute uniche e inarrivabili (uno su tutti, “Non ci resta che piangere”, dove un mostro della risata come Roberto Benigni viene oscurato dalla sua potenza comica), il suo personaggio avvolto in una coperta di pigrizia perenne, il suo concepire l’amore in modo quasi incomprensibile, il suo interpretare il rapporto di coppia in una dimensione aperta e per certi versi d’avanguardia, anche per gli emancipati anni ’80. Resta il suo rapporto con la religione, discusso e complesso, che Troisi cercò di affrontare nei film in modo ironico ma sempre conflittuale, senza voler cercare accomodanti soluzioni di non invadenza ma anzi esponendosi sempre in prima persona.

NoteVerticali.it ricorda Massimo-Troisi-Il postinoResta la sua voglia di vivere, che purtroppo è stata vana, per un cuore pazzo e grande come il suo. Vogliamo ricordarlo, oltre che con i suoi film e i suoi sketch, anche prendendo in prestito una poesia che gli dedicò il suo grandissimo amico Roberto Benigni all’indomani della scomparsa:

 

 

Non so cosa teneva “dint’a capa”,
intelligente, generoso, scaltro,
per lui non vale il detto che è del Papa,
morto un Troisi non se ne fa un altro.

Morto Troisi muore la segreta
arte di quella dolce tarantella,
ciò che Moravia disse del Poeta
io lo ridico per un Pulcinella.

La gioia di bagnarsi in quel diluvio
di “jamm, o’ saccio, ‘naggia, oilloc, azz!”
era come parlare col Vesuvio, era come ascoltare del buon Jazz.
“Non si capisce”, urlavano sicuri,
“questo Troisi se ne resti al Sud!”

Adesso lo capiscono i canguri,
gli Indiani e i miliardari di Holliwood!
Con lui ho capito tutta la bellezza
di Napoli, la gente, il suo destino,
e non m’ha mai parlato della pizza,
e non m’ha mai suonato il mandolino.

O Massimino io ti tengo in serbo
fra ciò che il mondo dona di più caro,
ha fatto più miracoli il tuo verbo
di quello dell’amato San Gennaro.