Nicola Piovani a “Chi è di scena”, incanto a Cosenza

NoteVerticali.it_Nicola Piovani

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

La musica riesce ogni volta a ripetere un piccolo miracolo: basta una combinazione di note, arrangiate a comporre una melodia che sfida l’eterno, per diffondere emozioni, trasmesse e condivise tra i musicisti e chi, dalla parte del pubblico, è disposto ad accoglierle. Il piccolo miracolo si è ripetuto ancora una volta, a Cosenza, grazie al maestro Nicola Piovani, in una serata in cartellone per la rassegna “Chi è di scena”, promossa dall’Associazione Ditirambo e dal Comune di Castrolibero, tra le iniziative culturali più interessanti del panorama estivo. Piovani, con il suo concerto “In Quintetto”, ha deliziato il pubblico, accorso numeroso all’Auditorium “Guarasci” del Liceo Classico di Cosenza, una location alternativa a causa del maltempo, ma che si è rivelata essere la giusta cornice per bypassare l’inclemenza di un luglio meteorologicamente così anomalo come il presente.

NoteVerticali.it_Nicola Piovani_L’insigne musicista romano, premio Oscar per le musiche de “La vita è bella” nel 1999, ha eseguito gran parte delle sue composizioni più famose al pianoforte, accompagnato da Marina Cesari al clarinetto, Pasquale Filastò al violoncello e chitarra, Andrea Avena al contrabbasso, e Cristian Marini alla batteria e alla fisarmonica. Un percorso musicale iniziato quasi in punta di piedi, con le sole dita ad accarezzare l’ebano e l’avorio del pianoforte, nell’esecuzione di “La notte di San Lorenzo”, una colonna sonora cupa e rigorosa come il film omonimo dei fratelli Taviani che racconta un episodio cruciale della nostra Resistenza. E, proprio come nella pellicola, anche in musica la violenza dei ricordi lascia il posto al presente fatto di libertà e alla speranza di un futuro senza guerra. Il maestro viene poi accompagnato dal resto della formazione ne “Il pianino delle meraviglie”, tratta dalla soundtrack di “Good Morning Babilonia”, l’atto d’amore per il cinema firmato ancora dai Fratelli Taviani. Ancora cinema per “Caro diario”, “La messa è finita” e “Il valzer della cioccolata”, il trittico di musiche legate alle regie di Nanni Moretti: opere difficili e complesse, che indagano sul senso dell’esistenza, attraverso un’analisi introspettiva su ciò che è diventata la generazione post-sessantottina. Una colonna sonora che comprende un omaggio nascosto ma sincero a Pasolini (“Il poeta delle ceneri”, che sottolinea l’episodio di “Caro diario” girato a Ostia), e che fa da giusto controcanto a un cinema militante e impegnato: temi che non formano un mero tappeto sonoro, ma che fanno essi stessi riflettere e discutere, in un’altalena di emozioni che, rincorrendosi, si susseguono stimolando cuore e mente insieme.

C’è spazio anche per le parole, che rivelano un Piovani particolarmente felice di essere a Cosenza, davanti a un pubblico che non è quello televisivo: in barba a chi pensa che ciò che non passa in televisione non esiste, gli piace immaginare, e noi con lui, che in futuro possa esserci sempre spazio per la musica eseguita da persone in carne e ossa, per un pubblico composto anch’esso da persone in carne e ossa. Una musica ‘attiva’, insomma, frutto di partecipazione e attenzione, tutto il contrario di ciò che egli chiama ‘musica passiva’, quella che si è costretti a subire al supermercato, in taxi o al ristorante, quasi che il silenzio fosse una terribile condanna invece che una giusta misura di buonsenso per aiutare ciascuno a riflettere e, soprattutto, a scegliere.

NoteVerticali.it_Nicola Piovani_Quintetto

La seconda parte dello show prosegue con un sentito e doveroso omaggio a un grande artista: è così che Piovani, non avvezzo a superlativi per esaltazioni inutili, definisce Fabrizio De André, poeta scomodo e anarchico, che è riuscito a descrivere in modo unico l’uomo e la società del Novecento. Con lui Piovani ha avuto il merito e la fortuna di collaborare per le musiche di due dischi pioneristici, quali “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, del 1971, tratto dalla “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters, e “Storia di un impiegato”, del 1973. La “Suite De Andrè”, con brani tratti da entrambi i dischi, ha portato alla mente le storie del chimico, del malato di cuore, del suonatore Jones e di tutte le anime che dormono sulla collina, ciascuno con la propria dignità, la propria miseria e il proprio spirito di essenza che li rende unici ed eterni per l’eternità artistica e letteraria, per la quale non conosceranno oblio.

Non poteva poi mancare “La vita è bella”, il tema per il film Premio Oscar che, insieme a Roberto Benigni, fece trionfare meritatamente a Hollywood lo stesso Piovani. L’esecuzione, emozionante e commovente insieme, è stata salutata da un applauso spontaneo del pubblico che ci sentiamo di dedicare alla memoria di Vincenzo Cerami, scomparso il 17 luglio 2013, che del soggetto e della sceneggiatura del film è coautore. Nuovo intermezzo parlato per Piovani che ha voluto presentare “La melodia sospesa”, un canto senza parole che vede protagonisti il pianoforte, il clarinetto e poi il violoncello, che non ha inteso concludersi, forse perché desiderosa di offrirsi a ciascun ascoltatore purché sappia accoglierla e completarla secondo i propri desideri. Interessante il concetto di musica suonata come “paradigma” provvisto di aggettivi e avverbi ma non di sostantivi, e che quindi si presta alla soggettività nel percorso lanciato dal compositore (musicista) verso il fruitore (pubblico) che, proprio come una cassa di risonanza, ne amplifica l’enfasi e la fa esistere come sorgente emozionale unica e meravigliosa. Proseguendo, non meno interessante la suite ispirata a storie dell’antica mitologia greca, non legata al cinema, che ha visto Piovani cimentarsi nella rilettura dei miti di Icaro, Narciso ed Eco, riletti in arrangiamenti jazz con protagonista assoluto il clarinetto di Marina Cesari, vero talento.

Da rilevare anche il commento di Piovani, che ha parlato di miti ispirati alla realtà: il volare con le ali di cera troppo vicine al sole, il voler contemplare se stessi fino a perdere la visione con la realtà, sono tutte componenti presenti nella società di oggi, dove dominano il chiacchiericcio e la banalità. “Se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa potremmo capire”: è questa la frase, pronunciata dal personaggio interpretato da Roberto Benigni, che chiude “La voce della luna”, ultimo film di Federico Fellini, che Nicola Piovani lascia a commiato della sua serata concertistica. Il silenzio invocato dal maestro riminese, secondo Piovani, è quella pratica che ci farebbe ascoltare e apprezzare meglio la musica, ma anche i contenuti e il significato di ciò che scegliamo di ascoltare. Chiusura doverosa con omaggio al maestro di una croce bizantina del periodo federiciano, offerta dalla gioielleria Scintille sponsor della manifestazione, e consegnata dal direttore artistico Antonello Lombardo, dal Sindaco di Castrolibero Giovanni Greco e dal Presidente del Consiglio Comunale Nicoletta Perrotti. Infine, spazio ancora alla musica, con un bis scanzonato e divertente, tratto dalla colonna sonora di “Ciliegine”, film del 2012 di e con Laura Morante, con il quale il maestro Piovani ha salutato il pubblico, dopo un concerto senz’altro da ricordare.