Note d’estate al profumo di mandorle e fichi d’India

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

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Cicche e bottiglie testimoniano l’ennesimo falò ferragostano celebrato in spiaggia. Voci, accenti e dialetti si mescolano alle note di una radio che sputa un altro tormentone in salsa latina. Al bar del lido che nel nome omaggia chi raccontó come nessun altro la vita e le sue umane miserie attraverso novelle e commedie, si servono daiquiri e mojito. L’accento di queste parti, però, non ha nulla di Hemingway: profuma invece di mandorle e fichi d’India, e ricorda la stessa fierezza di antenati che su queste coste videro sbarcare Fenici o Arabi, Normanni o Americani.
La pagina di un quotidiano è aperta sull’ennesima boutade del politico che cavalca l’onda del populismo, ma il vento sembra non gradire, e la cancella strapazzandola nel soffio di un secondo. Chissà come lo liquiderebbe Luigi Pirandello.
Sulla spiaggia di Licata una ragazza canta ‘...e ancora un’altra estate arriverà, e compreremo ancora un altro esame all’università‘, e pensi a Rosa Balistreri, nata qui, che con nessuna laurea cantó il dolore e la disperazione di un’esistenza che forse le diede la felicità solo in un’altra vita.
L’estate olimpica intanto porta da Rio echi di vittorie sportive, mentre Pierre De Courbertin soccombe nelle parole del ragazzo che sorseggia Heineken e dà ragione all’atleta egiziano che si è rifiutato di stringere la mano al suo avversario perché porta un passaporto israeliano.
Al porto di Sciacca, mentre i pescatori raccolgono le reti, un giovane musulmano ha in braccio una bambina e le indica il sole che si inchina nel mare. Chissà se sua figlia da grande porterà o no il burkini in spiaggia…

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