#Oscar2019, trionfa “Green Book”, Cuaron miglior regista

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Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.

Come ogni cerimonia che si rispetti, anche per gli Oscar 2019 le sorprese non sono mancate. Il riconoscimento più importante della serata, quello per il miglior film, è andato a Green Book. Il film di Peter Farrelly ha battuto la fitta concorrenza aggiudicandosi la statuetta. Ispirato alla vera storia di Tony Lipp, un buttafuori italoamericano, autista del famoso pianista Don Shirley. I due diventano grandi amici contaminandosi a vicenda con i rispettivi talenti nell’affrontare i problemi di tutti i giorni. Nell’America degli anni sessanta la vita per la gente di colore non era facile e il “truce” Tony suggerirà al maestro Shirley modi e opportunità per rispondere alle provocazioni di una società ancora chiusa su convinzioni e retaggi difficili da abbandonare. Sul palco i membri del cast e il regista Peter Farrelly, che, visibilmente emozionato, ha ringraziato tutti dichiarando i principi ispiratori del film.“Grazie ai membri dell’Academy, è un vero privilegio essere qui, un sogno. Abbiamo fatto questo film con amore e lo abbiamo costruito con tenerezza e rispetto. Tutta la nostra storia parla dell’amarsi aldilà delle differenze, e non sarebbe stato possibile farlo senza Viggo Mortensen, Mahersala Ali, Octavia Spencer. Dedichiamo questo premio alla nostra amica Carrie Fisher”.

Il premio per la miglior regia è andato ad Alfonso Cuaron, regista di Roma. Il regista messicano, grande favorito per il miglior lungometraggio, aveva già vinto la statuetta nel 2014 per Gravity. Cuaron ha voluto esprimere la sua personale stima verso i membri dell’Academy: “Ringrazio Yalitza Aparicio e Matrina De Tavira, tutto il cast e la troupe, i miei produttori. Grazie a Netflix, a Guillermo del Toro e ad Alejandro Gonzalez Inarritu. Voglio ringraziare l’Academy per aver riconosciuto una donna indigena, e un personaggio che è sempre stato relegato al fondo del cinema: come artisti, il nostro lavoro è guardare dove gli altri distolgono gli occhi, e questa responsabilità è ancora più importante in un’epoca in cui veniamo incoraggiati a guardare altrove. Grazie alla mia famiglia, grazie al Messico”.

Alfonso Cuaron, Oscar 2019 come miglior regista per "Roma"
Alfonso Cuaron, Oscar 2019 come miglior regista per “Roma”

Nella categoria miglior attrice è Olivia Colman, per il suo ruolo della regina Anna, a trionfare. L’attrice ha battuto Glenn Close con la sua performance tra il serio e il faceto ne La Favorita. Parole semplici e un ringraziamento speciale al marito per l’attrice che ha intrattenuto la sala con ironia. “E’ veramente molto stressante devo dire. Mi vien da ridere, ho preso l’Oscar! Grazie a Yorgos, il miglior regista che potessi avere, e grazie a Rachel e Emma, le donne più fantastiche con cui dividere tutte le durezze dalla corte! Glenn Close, sei da tanto tempo il mio idolo, non volevo portarti via questo premio! Questo non succederà di nuovo, godiamoci il momento. Grazie anche a mio marito che è anche il mio miglior amico, e mi sostiene da 25 anni. Grazie mille a tutti!”. Rami Malek con il suo Freddie Mercury è stata indubbiamente la sorpresa della serata. L’attore ha sconfitto colleghi del calibro di Christian Bale e Bradley Cooper, la sua trasformazione nel leader dei Queen ha convinto la giuria che ha voluto assegnarli una vittoria più o meno condivisibile. Piaccia o no, Bohemian Rhapsody è il film che ha riscosso l’interesse del pubblico di tutto il mondo in maniera inaspettata e forse grazie alla musica di una delle rock band più importanti di sempre. Oscar annunciato e assegnato per Lady Gaga e la sua Shallow. La cantante è salita sul palco molto commossa per un ringraziamento. “Non si tratta solo di vincere, quello che conta è non arrendersi mai, se avete un sogno, combattete per raggiungerlo e realizzarlo, quando vi sentite abbattuti, sconfitti, lasciati fuori dalla porta, ciò che conta è tener duro e andare avanti!”.

Oscar per la miglior sceneggiatura non originale a Balkkklansman. Il film s’ispira al libro scritto da un ex poliziotto e il suo adattamento ha permesso di vincere l’ambito premio a Spike Lee e ai suoi collaboratori David Rabinowiz, Charlie Wchel e Kevin Willmot. Sceneggiatura originale a Green Book, i dialoghi scritti da Nick Vallelonga (il Tony Lipp della storia), Peter Farelly e Brian Curry hanno convinto i membri ad assegnare loro il riconoscimento. I premi per le migliori performance come attori non protagonisti vanno a Regina King per il film Se la strada potesse parlare e a Mahershala Ali per Green Book.

Un’edizione degli Oscar all’insegna del politicamente corretto e con decisioni abbastanza discutibili per candidature e premi. Sembra che l’industria cinema, negli Usa sia impegnata a divulgare in maniera scomposta messaggi di amore e tolleranza trascurando la qualità delle storie. Si va dal biopic sui Queen, poco incisivo e assolutamente raffazzonato, all’ennesima variazione sul tema dell’amicizia per dispensare le solite posizioni antirazziste quando il razzismo non esiste più da anni se non nelle menti di qualche oltranzista che vuole crearsi a tutti i costi, un nemico. Esercizio di nostalgia interessante rimane prendere i candidati a miglior film degli anni passati e ricordare cosa rappresentassero gli Oscar. In attesa che torni lo spessore si consiglia di  andare sempre meno a vedere queste brutte copie di quello che dovrebbe essere un film.

Di seguito i vincitori nelle principali categorie

OSCAR 2019

  • Miglior film ‘Green Book’ di Peter Farrely
  • Miglior regia ad Alfonso Cuaron per Roma
  • Miglior attore protagonista a Rami Malek in ‘Bohemian Rhapsody’
  • Miglior attrice protagonista a Olivia Colman in ‘La Favorità
  • Miglior attrice non protagonista Regina King in ‘Se la strada potesse parlare’
  • Miglior attore non protagonista a Mahershala Ali in ‘Green Book’
  • Miglior film straniero ‘Roma’ di Alfonso Cuaron
  • Miglior sceneggiatura non originale a Spike Lee, Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott per ‘BlaKkKlansman’
  • Miglior sceneggiatura originale a Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly per il film ‘Green Book’
  • Miglior cortometraggio d’animazione a ‘Bao’ di Domee Shi e Becky Neiman-Cobb
  • Miglior cortometraggio a ‘Skin’ di Guy Nattiv e Jaime Ray Newman
  • Miglior cortometraggio documentario a ‘Period. End of sentence’ di Rayka Zehtabchi e Melissa Berton
  • Miglior documentario a Elizabeth Chai Vesarhelyi e Jimmy Chin per ‘Free Solo’
  • Miglior trucco e acconciatura a Greg Cannon, Kate Biscoe e Paricia Dahaney-Le May per il film ‘Vice – L’uomo nell’ombra’
  • Miglior costume: a Ruth E. Carter per il film ‘Black Panther’
  • Miglior montaggio sonoro: a John Warhurst e Nina Hartstone per il film ‘Bohemian Rhapsody’