Paride Leporace: Matera, Pasolini, il Sud e la Rete

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

NoteVerticali.it_Paride LeporaceNascere sotto il segno dei Gemelli nell’anno in cui si svolge American Graffiti. E’ il destino di Paride Leporace, intellettuale, giornalista e scrittore, che da meridionale puro vive, ama e combatte le contraddizioni del nostro Sud, con un punto di vista aperto sempre al confronto e alla discussione. Da autonomo a punk, da ultrà a rilevatore storico, a critico cinematografico, Paride Leporace ha attraversato la Cosenza degli anni ’80 e ’90 lasciando tracce evidenti di resistenza urbana, fondando un’emittente radiofonica come Radio Ciroma, libera (‘ma libera veramente’), ma anche la Mensa dei Poveri e il Quotidiano “Calabria Ora”. E’ stato direttore al Quotidiano della Basilicata, vice al Quotidiano della Calabria, e ha scritto il libro “Toghe rosso sangue” in cui si narra la biografia dei 27 magistrati uccisi in Italia. Attualmente dirige la Lucana Film Commission e, dal suo blog parideleporace.it condivide con la Rete sensazioni e stimoli, dal lato sudoccidentale delle cose.

Non possiamo che iniziare questa conversazione con la notizia del momento: la vittoria di Matera come Capitale Culturale 2019. Una vittoria storica, per la Basilicata e per tutto il Sud. Come ci si è preparati a questa conquista e cosa accadrà ora per Matera e per la Basilicata?
Se oggi digiti sul Web “Matera capitale della cultura” trovi circa due milioni di risultati. Questo è quello che è accaduto nell’immediatezza di un traguardo che all’inizio sembrava impossibile e che poi, mano mano, è diventato il patrimonio condiviso di una città, di un territorio, di una regione e inizia ad essere un momento chiave del muovo meridionalismo del XXI secolo. Più che prepararsi alla conquista, la logica di “Insieme” ha preparato la conquista collettiva, consapevole di poter prendere i propri destini in mano rovesciando ogni luogo comune. Tutto molto bello.

I politici di ieri, in era di boom economico, parlavano di Matera come ‘vergogna nazionale’. Oggi, che la crisi morde il paese, Matera coglie la sua rivincita. È un caso o cosa?
Non dobbiamo dimenticare che in mezzo a questi due concetti chiave c’è il fatto che Matera è diventato sito dell’Unesco grazie ad una precedente candidatura costruita sui fondamentali studi di Pietro Laureano. Il riuso in senso ampio della vergogna nazionale che diventa opportunità è operazione di grande attualità al tempo della crisi, che non permette solo nuove narrazioni ma reali possibilità di riscatto e consapevolezza collettiva.

NoteVerticali.it_Pasolini a Matera_davanti ai sassiMatera è anche la sede di una mostra unica nel suo genere, ‘Pasolini a Matera’, che celebra il 50mo anniversario del ‘Vangelo Secondo Matteo’. A distanza di qualche mese dall’inaugurazione, è già possibile fare un bilancio?
La splendida mostra che occupa quasi per intero Palazzo Lanfranchi è stata nei giorni scorsi prorogata fino al prossimo 26 gennaio. L’hanno già visitata oltre 16.000 persone, e per i prossimi mesi si vogliono esportarne ampie parti nel mondo, per meglio promuovere Matera capitale. La mostra ha ricevuto un’attenzione mediatica di alta specializzazione notevolissima. L’inaugurazione ha ricevuto la segnalazione de L’Osservatore Romano che ha contestualmente affermato che Il Vangelo di Pasolini è il film più’ importante sulla vita di Cristo. Un’operazione culturale perfetta per divulgazione e approfondimento, che rende molti meriti ai numerosi organizzatori che hanno reso possibile un’esposizione per molti versi unica nel suo genere. Difficile che un film sia così ben celebrato e reso presente nell’attualità. Fra 50 anni ritengo ci sarà un confronto con questo avvenimento.

Qual è secondo te la modernità del linguaggio cinematografico, poetico e sociale di Pasolini?
Quando morì Pasolini, Moravia al suo funerale disse: “Hanno ucciso un poeta”. La poesia pervade tutta l’opera immensa di quello che, a mio parere, è il più grande intellettuale italiano del XX secolo. Non credo si tratti di modernità, considerato che la modernità fu avversata e combattuta da Pasolini. Una competenza e uno studio simile a quello di Leopardi si accompagnò, nei molteplici fronti della sua attività, all’instancabile convinzione di poter trasformare il mondo mettendosi sempre in antagonismo con lo scandaloso Potere. Nell’estetica cinematografica il regista Pasolini riuscì ad essere sempre mobile e coerente con i film che ha realizzato. Un divenire filmico e d’autore che ha segnato la Settima arte del Novecento internazionale. Pasolini oggi continua a parlare al mondo.

La Basilicata è sempre più set cinematografico, sulle orme di Pasolini, e, più in piccolo, di Papaleo, che con ‘Basilicata coast to coast’ sembra averla sdoganata anche con la commedia. Sono arrivati poi Marco Risi, Edoardo Leo e altri progetti, anche dall’estero. Da Direttore della Lucana Film Commission, come spieghi questo circolo virtuoso?
Una vocazione cinematografica esiste. Cinquant’anni di cinema che resta insieme a percorsi documentari di tutto rispetto hanno creato un’ottima base su cui costruire l’impianto. Poi le autorità regionali e capacità creative hanno creato il secondo livello. La nascita della Film Commission, che ormai opera da circa 20 mesi, ha permesso di iniziare la strutturazione di un distretto di piccole e medie imprese che puntano su questo settore per caratterizzare le peculiarità proprie di una Regione che ha paesaggi incantati e incontaminati, mafia zero e grandi capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Da calabrese, non puoi non osservare quanto alla vivacità culturale lucana si contrapponga invece un immobilismo atavico che caratterizza la tua terra d’origine. Perchè oggi la Calabria è lontanissima anni luce non solo dall’Europa ma addirittura da Matera? Per i calabresi Cristo si è fermato a Lagonegro?
Da calabrolucano, starei attento a giudizi molto apodittici. La Basilicata non è l’Eden, con lo spopolamento che combatte o con la questione energetica che l’attanaglia. La Calabria ha molti problemi e tare, ma ha anche un protagonismo culturale che va riconosciuto e incoraggiato. Bisogna evitare di ricondurre tutto a questione irrisolvibile. L’Europa oggi è un enigma e spesso un equivoco. La Calabria sono i calabresi, i quali troppo spesso amano piangersi addosso facendo proliferare le Calabrie contrapposte l’una contro l’altra. La coesione umana dell’agire trasversale è la buona pratica per sconfiggere l’acedia e il piagnisteo rassegnato.

Sei molto attivo sui social. Credi che la Rete, se sfruttata al meglio, possa essere davvero il volano capace di superare le disparità strutturali e geografiche evidenti e ridurre il gap tra nord e sud?
La Rete siamo noi. Non è un totem messianico che risolve i tuoi problemi. E’ uno strumento di comunicazione che se ben usato può aiutarti a vivere meglio. Per ridurre il divario Sud-Nord abbiamo bisogno di infrastrutture adeguate per l’alta banda.

Una delle carenze ataviche del Sud è il lavoro. Secondo te, come sono cambiate negli anni le istanze di chi vive il problema della disoccupazione nel Meridione? Perché ancora oggi chi nasce a Potenza o a Cosenza è meno fortunato di chi nasce a Pavia o a Ferrara? Cosa gli consiglieresti, di andarsene o di insistere?
Un rapper che rischiò molto grosso in un’esibizione in un centro sociale cantava negli anni Novanta “Potenza e Cosenza carne morta in partenza”: non era per nulla antimeridionale e voleva fare denuncia sociale. Un po’ come la tua domanda. Il lavoro oggi è una questione occidentale. Se un ragazzo vuole fare il giornalista, il filmaker, il metalmeccanico, le opportunità dei coetanei di Pavia e Ferrara non sono migliori. La rivoluzione digitale e la crisi economica hanno sconvolto il mondo precedente. Nel Sud prima lo Stato assistenziale garantiva degli equilibri che oggi sono saltati. Non posso consigliare nulla. Quando uno ha delle capacità e non riesce ad esprimerle dove è nato, cerca il suo demone altrove. E poi, quando si è giovani si cerca sempre di scoprire un altrove. La questione è quella del ritorno. Non quella della partenza.

NoteVerticali.it_Rino Gaetano‘Se mai qualcuno capirà, sarà senz’altro un altro come me’, cantava Rino Gaetano a proposito di Sud. In cosa ti piace il Sud e in cosa non ti piace?
Il Sud è capacità creativa, senso dell’ospitalità, tempo umano, condivisione di cibo e di spazi. Non dimentico che i Sud sono tanti e spesso diversi. Per questioni esistenziali, preferisco quello delle aree interne e delle coste non turistizzate alla romagnola. Non mi piacciono le mafie e i comportamenti mafiosi, il qualunquismo straccione e becero, gli eterni Gattopardi e qualche Masaniello.

NoteVerticali.it è un magazine culturale, che si occupa di letteratura e di musica, oltre che di cinema. Quali sono i primi titoli di libri che ti vengono in mente per capire meglio il Sud e i meridionali?
Fondamentale “Come il Sud divenne una Questione” di Marta Petrusewicz. Attuale anche “Maledetto Sud” di Vito Teti. Ritengo indispensabile infine tutta l’attività pubblicistica e libraria di Franco Arminio. Giudico importante anche il romanzo “La collera” di Andrea Di Consoli.

Quali saranno le iniziative promosse nell’immediato dalla Lucana Film Commission?
Programmare i prossimi due anni del mio mandato che si incrociano ora con la candidatura di Matera capitale della cultura. Abbiamo 71 opere finanziate con il nostro bando che devono arrivare a realizzazione. Una verifica sul risultato ci farà capire quello che abbiamo centrato e quello che, inevitabilmente, abbiamo sbagliato. Mi preme molto lavorare per la ricostruzione di un pubblico. Quello giovanile soprattutto, ma non solo. In un mondo circondato da schermi digitali e immagini c’è bisogno di consapevolezza critica e conoscenza. Sono sicuro che realizzeremo ancora delle buone pratiche.