Parigi, 13 Novembre 2015

NoteVerticali.it_Parigi_13-novembre-2015-attentatoStadioFrancia

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

La guerra non conosce limiti né barriere. Spazza via certezze e convinzioni, fa proprie necessità e idee, e colora di sangue e di morte spazi e persone. Dopo settant’anni, c’è di nuovo la guerra in Europa, una guerra strana e beffarda, combattuta contro un nemico invisibile, che si veste di quotidiano e che non opera con divise o armi convenzionali. Non ci sono elmetti, non c’è fronte, non c’è prima linea, non ci sono sentinelle, parole ormai vecchie e accantonate come le baionette di cent’anni fa. E’ una guerra combattuta in strada, nei punti di aggregazione, in uno stadio o in un ristorante, in un locale dove suonano del buon rock o magari nella sede di un giornale.

Una guerra metropolitana, che non ha ragion d’essere se non quella di infettare con il proprio cancro il sorriso e il respiro del quotidiano, delle giornate di lavoro come di quelle del weekend. Una guerra silenziosa e ancor più terribile, che istiga all’odio e al razzismo contro il diverso. Chi ha il volto un po’ più scuro, la barba o il turbante, potrebbe essere lui il nemico nascosto che fra poco si farà saltare in aria per guadagnare il suo paradiso. O, forse, è il tizio elegante in giacca e cravatta che sale in metro con una valigetta che potrebbe detonare e cancellare il futuro.

NoteVerticali.it_Parigi_13-novembre-2015-attentatoBataclanUna guerra atipica, vissuta sul Web dalle manifestazioni di solidarietà che si diffondono di bacheca in bacheca, tra voci e pareri uguali e diversi, che moltiplicano la virtualità del coraggio ma amplificano la realtà della paura. Parigi, cuore di un’Europa stanca e malata di scialba modernità, piange ma non soccombe, perché è figlia dei geni che si chiamano libertè, egalitè e fraternité. Perché vive del proprio orgoglio e della propria dignità. Nella terribile notte che l’ha rigettata nell’incubo, le porte aperte dei citoyennes hanno accolto giovani anime in fuga, che avevano conosciuto il terrore e visto la morte bussare ai loro cuori. E non ha subito, ancora, l’invettiva del ‘dagli all’untore‘ che invece continua a far proseliti in Italia, dove ogni occasione è buona per alzare i toni di una campagna elettorale che non bada a sciacallaggio e non rispetta il silenzio doveroso per i morti di queste ore.

Una guerra che sa persino di grottesco, sia perché è subita da chi pensa ingenuamente di essere protetto a casa propria, e sia perché è sorella forse più nobile di un conflitto combattuto e subito quotidianamente, da anni ormai, ad altre latitudini, in Medio Oriente come in Africa, nella polvere di strade che non fanno notizia e forse non meritano un’immagine sulla bacheca di un europeo.

Una guerra che non conosce limiti né barriere. A ben vedere, come la libertà e la speranza.