“Repressione? E’ civiltà!”… Da Volontè alla Diaz, storia pirandelliana di una tortura di stato

NoteVerticali.it_GianMariaVolontè_Indagine Repressione Civiltà_Petri

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

NoteVerticali.it_GianMariaVolontè_Indagine Repressione Civiltà_PetriPiù di quarant’anni fa, Elio Petri e Ugo Pirro ci hanno raccontato mirabilmente il “cittadino al di sopra di ogni sospetto”. Colui che, figura integerrima di funzionario dello stato, intende la “repressione come civiltà”, e che educa – a suon di manganelli – il ‘popolo minorenne’. A distanza di oltre quarant’anni, c’è un nuovo interprete di questa saga: non ha il volto e la voce inimitabili di Gian Maria Volontè, ma probabilmente meriterebbe lo stesso un Oscar. Ci riferiamo a Giovanni De Gennaro, detto Gianni, poliziotto integerrimo e dalla carriera lungimirante e prolifica, che nel lontano 2000, sotto il governo di Romano Prodi, fu nominato Capo della Polizia, che nel 2012, con l’esecutivo a guida Mario Monti, ha rivestito il ruolo di sottosegretario.e che oggi ricopre il ruolo di Presidente di Finmeccanica. Tra il 2000 e oggi c’è stato però il 2001, annus terribilis non solo per l’11 settembre: nell’estate di quell’anno, in Italia, e precisamente a Genova, il tristemente famoso G8 consegnò al mondo l’immagine di uno stato in cui il senso del diritto veniva accecato dal raptus della violenza, dove, in una notte di luglio, alla scuola “Diaz“, uomini e donne inermi venivano massacrate senza motivo, forse per assurdo senso di repressione, forse per barbaro desiderio di vendetta, chissà.

NoteVerticali.it_Gianni De GennaroLe abbiamo viste tutte, sul palcoscenico tutto italiota della rappresentazione tragicomica dell’ennesima farsa di stato: davvero tutte, persino una condanna per istigazione alla falsa testimonianza. Una vicenda pirandelliana, scevra, ovviamente, di assunzioni di responsabilità, e invece ricca a tutto tondo dello scaricabarile tra senso delle istituzioni e mortificazione del diritto, che ha finito per screditare il volto e l’integrità di un Corpo integerrimo e nobile quale quello di Polizia, impantanatosi goffamente a difesa della propria impunità. Da quel giorno, tanti capitoli che non sembrano voler porre la parola fine a questa squallida storia, ma anzi ne alimentano sue nuove e maleodoranti evoluzioni: come giudicare altrimenti le dichiarazioni di “solidarietà” del luglio 2012 del dott. Di Gennaro verso i dirigenti di Polizia condannati in via definitiva con l’accusa di aver mentito e cercato di occultare le violenze compiute alla Diaz? Sì, avete capito bene: chi è chiamato a coordinare uomini e donne addetti alla sicurezza dei cittadini, ha espresso solidarietà verso altri uomini e donne che, invece di rispettare la legge e farla rispettare, hanno approfittato del loro ruolo per reprimere, aggredire e malmenare altri cittadini inermi, uomini e donne, e poi mentire cercando di dare colpe e responsabilità ad altri. Appare evidente che, di fronte a questo scenario, le vicende, alle quali assistiamo ogni tanto, degli arresti di esponenti di malavita in contesti difficilissimi in cui le forze dell’ordine vengono contrastate dalla folla che inneggia all’arrestato di turno, sembrerebbero addirittura più tollerabili.

Se fossimo cittadini di un altro paese, o addirittura marziani, dedurremmo logicamente che viviamo in uno stato in cui il diritto è calpestato e la giustizia non abita questi luoghi. Ma vogliamo credere che il senso dello stato, o ciò che ne resta, non debba essere chimera per prosopopee inutili. E che il motto “repressione è civiltà” resti valido, ma solo al cinema, recitato sagacemente dalla buonanima di Volontè, e non nella realtà dei nostri giorni, quelli che, all’indomani del pronunciamento della Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, fanno riecheggiare la parola ‘tortura‘ per citare l’orrendo pestaggio subito alla Diaz ad opera non di terroristi, ma delle forze dell’ordine, verso cittadini inermi, come Arnaldo Cestaro, che nel 2001 aveva 62 anni e al quale la folle notte genovese costò un braccio, una gamba e dieci costole rotte.

  • Repressione è civilità – da “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto“, regia di Elio Petri, con Gian Maria Volontè, 1970

  • Irruzione alla scuola Diaz – da “Qui Italia libera“, 2012