Sanremo 2018: Claudio Baglioni e i segnali di cambiamento per la musica italiana

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Cantante e autrice, le piace esplorare tutto ciò che è musica, arte e cultura. Ha una personalità "multitasking" e per questo riesce a riempire tutto il tempo che ha a disposizione, vivendo tre vite in una...

Sanremo 2018 è alle porte, si percepisce nell’aria ed è impossibile catalizzare l’attenzione su un qualsiasi altro evento musicale in Italia, a partire dall’autunno. Gli addetti ai lavori, gli affini e i collaterali stanno lavorando per rendere fruttuosa la settimana del Festival, forse l’ultima manifestazione musicale del ‘900 che abbia resistito, seppur a tratti vacillando, agli anni zero. Dopo il triennio rassicurante della conduzione e direzione artistica di Carlo Conti, si affaccia una nuova vecchia certezza: Claudio Baglioni, che con il suo bagaglio artistico e la sua esperienza di grande musicista riesce già a donare una nuova luce al Festival. Si ripongono tutte le speranze in lui: una maggiore qualità, un gusto più ricercato nella scelta delle nuove leve e finalmente, come annunciato già a gran voce, l’abolizione delle cover e l’assenza delle eliminazioni prima della finale: sicuramente un grande passo avanti. Si sa bene come interpretare una cover per l’artista in gara sia un mezzo per far comprendere di quanta personalità artistica sia ricco, nel bene e nel male. La cover è un’arma a doppio taglio, capace di far emergere nuove possibilità e nuove emozioni, mai immaginate, attraverso i mondi interiori di nuovi interpreti, così come di risucchiare verso un baratro chi non abbia abbastanza fegato per rubare del tutto un brano a chi lo ha portato al successo, facendo dimenticare a tutti a chi apparteneva prima. L’interpretazione di “Amara terra mia” di Domenico Modugno, eseguita da Ermal Meta sul palco dell’Ariston nel 2017 è stata una performance molto intensa e molto apprezzata, che ha contribuito a consacrare l’artista nell’Olimpo dei cantautori della sua generazione, insieme al suo successo “Vietato morire“.

Mettere tutta l’attenzione sugli inediti sembra essere un grande segnale di cambiamento, perché traspare quanto si cerchi di dare un maggiore valore alla creatività, alla novità, ai nuovi autori, alle nuove generazioni di compositori. E’ un colpo di coda contro il ristagnare nel passato della musica italiana, spesso incapace di innovazione, per la paura che il nuovo non possa essere vincente come ciò che ha fatto la storia nel passato. L’abolizione dell’eliminazione prima della finale è sicuramente un atto dovuto verso i Big, almeno verso quelli veri, dal momento che Sanremo dovrebbe essere una carrellata scintillante di canzoni e talenti selezionatissimi, e per questo difficilmente inseribili in una classifica. Senza una gara però, non esiste mordente, tensione, ed il pubblico si annoia: non si può rischiare, soprattutto con Sanremo, che è prima di ogni altra cosa, almeno in questo periodo storico, un programma televisivo. Dove c’è aria di rinnovamento c’è anche grande aspettativa, ed è proprio per questo che la domanda che tutti si stanno facendo è: riuscirá Claudio Baglioni a donare una nuova immagine al Festival? Un personaggio di tale calibro ha tutte le credenziali per poter trasformare la manifestazione in qualcosa di molto più grande. Non possiamo far altro che aspettare il 6 febbraio, augurandoci che in questo periodo particolare per la musica e per la discografia i cantanti emergenti possano continuare a sognare, guidati e rassicurati da un grande cantautore, che ha iniziato dal niente, “uno di loro”. Altrimenti il risveglio potrebbe essere molto più terribile del previsto.

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