Venezia72: palmares tutto latino, Valeria Golino miglior attrice

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Sovvertite le previsioni della vigilia, Venezia 72 premia la novità. Il Leone d’Oro è spettato all’esordiente regista venezuelano Lorenzo Vigas per il suo “Desde Allá”, racconto di un amore omosessuale, interpretato dall’attore Alfredo Castro. Un doppio debutto, quello di Vigas e del cinema venezuelano stesso, che mai fino a questo momento aveva trovato spazio nelle passate edizioni del Festival.
Vincitore del Leone d’Argento per la miglior regia l’argentino Pablo Trapero, che firma “El clan”, storia vera dello spietato clan Puccio nell’Argentina degli anni Ottanta. Un palmarès tutto latino dunque, per un verdetto che fa subito storcere il naso a qualcuno per le decisioni della giuria presieduta dal regista Alfonso Cuarón, messicano di origine. L’aver lasciato a bocca asciutta film come “Francofonia” di Alexander Sokurov e “11 minutes” di Skolimowski non aiuta ma, mettendo da parte le polemiche, spicca il meritato verdetto della Coppa Volpi. Fabrice Luchini vince nella categoria maschile per la sua interpretazione in “L’hermine” di Christian Vincent, anche migliore sceneggiatura. A Valeria Golino va invece la Coppa al femminile grazie alla sua Annarella, la napoletana coraggiosa in fuga da una vita vuota, protagonista in “Per amor vostro” di Giuseppe Gaudino. La vittoria, oltre ad essere per la Golino una seconda volta – la prima era stata nel 1986 per “Storia d’amore” di Francesco Maselli – segna anche un primato storico per un’artista del Bel Paese. Per il resto, l’Italia replica l’insuccesso di Cannes con zero premi. Meritati il Gran premio e il premio Speciale della Giuria, rispettivamente spettati all’audace “Anomalisa” del visionario Charlie Kaufman e Duke Johnson, e a “Abluka” del turco Emin Alper. Come miglior attore emergente, si aggiudica il Premio Marcello Mastroianni Abraham Attah, il bambino soldato di “Beasts of No Nation” di Cary Fukunaga. Per la sezione Orizzonti, il miglior film è “Free in Deed” di Jake Mahaffy, insieme di storie vere sulla realtà americana delle chiese di fortuna in cui si paga per guarire dal male. Il giovane Brady Corbet conquista invece il premio per la miglior opera prima con il sorprendete “The Childhood of a Leader”.
Scelte di parte o meno, ci auguriamo che i film di questa edizione del Festival abbiano una buona distribuzione perchè possa essere il pubblico in primis a valutare la qualità delle pellicole.

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