Vittorio Sgarbi, dall’arte siciliana a Caravaggio, all’Expo: la nostra intervista

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

NoteVerticali.it_Vittorio SgarbiVittorio Sgarbi, ferrarese, laureato in filosofia con specializzazione in storia dell’arte presso l’Università di Bologna, è funzionario – storico dell’arte direttore coordinatore – assegnato alla Soprintendenza ai beni artistici e storici di Venezia, oltre che saggista e conduttore televisivo.

Lo abbiamo contattato in qualità di curatore della mostra “Artisti di Sicilia. Da Pirandello a Iudice“. Ecco l’intervista che ci ha rilasciato.

Professor Sgarbi, perché per la mostra la scelta di una sede come Favignana?

Avrei fatto una mostra su questa materia a Milano, ma il produttore Filippini ha proposto la sede di Favignana, tra l’altro con grande e felice sensibilità, in quanto la Tonnara dell’ex Stabilimento Florio, che personalmente non conoscevo e che ho avuto modo di conoscere montando la mostra, è stata restaurata benissimo e a mio avviso è una sede ideale. Oltre alla scelta fatta, quindi, con le opere di numerosi artisti siciliani, tutto ha funzionato bene anche dal punto di vista logistico e organizzativo.

E perché proprio “Artisti di Sicilia”?

La scelta fatta permette di raccogliere le opere più importanti di numerosi artisti, e con essa significa valorizzare una produzione davvero notevole. D’altronde, l’arte del Novecento ha una dominante siciliana molto alta: pensiamo alla letteratura, con Pirandello, Brancati, Verga, De Roberto, Tomasi di Lampedusa, Sciascia, Sgalambro, Bufalino, o alla pittura, con Guttuso, Pirandello, Fiume, Guccione, Vescina. L’arte siciliana è arte italiana a tutti gli effetti, ai più alti livelli.

NoteVerticali.it_Artisti di Sicilia_Giovanni Iudice_UmanitàLa Sicilia è un’isola, quindi parlare di Sicilia significa inevitabilmente parlare del mare. Nella mostra, il mare è ritratto in diversi aspetti, anche tra loro contrastanti. Pensiamo al mare mitizzato di Piero Guccione, della scuola di Scicli, che rimanda a una visione quasi astratta, favolistica, e al mare invece tragico di Giovanni Iudice, che attraverso le sue opere ci trasmette il senso della morte e della sopravvivenza per i viaggi della speranza nel Mediterraneo…

Il mare di Iudice è un mare molto attuale. Mi viene in mente a questo proposito una impressionante dichiarazione di Sandra Milo, che con me nel corso di una trasmissione televisiva ha dichiarato che lei non mangia più pesce perché il Mediterraneo ospita una quantità talmente elevata di cadaveri di extracomunitari, che probabilmente i pesci avranno mangiato la loro carne. Quindi lei preferisce non mangiare più pesce per non rischiare di mangiare carne umana. Ecco, questo è un po’ l’equivalente macabro e paradossale dei quadri di Iudice.

Non possiamo poi fare a meno di citare la presenza nella mostra de “La Vuccirìa”, il dipinto di Renato Guttuso che rappresenta uno dei simboli della contaminazione tra popoli, un aspetto che è tipico della Sicilia e del nostro Sud. Un aspetto che a suo parere è più una ricchezza o un limite?

“La Vucciria” è un quadro potentemente espressivo, che rappresenta la vitalità di un mondo degradato quale quello siciliano, dove la raffigurazione del mercato, e dell’abbondanza di cose che la natura produce rende un effetto di grande festa, di grande felicità. Non potrò portare il dipinto nella prossima sede della mostra perché è stato chiesto per il prossimo Expo a Milano.

NoteVerticali.it_Artisti di Sicilia_Renato Guttuso_VucciriaEcco, proprio a proposito dell’Expo, la scelta di portare a Milano la mostra “Artisti di Sicilia”, è stata fortemente voluta da lei, in qualità di “Ambasciatore per Expo 2015 per le belle arti”. Sappiamo che vorrebbe portare all’Expo anche i Bronzi di Riace, localizzati nel museo di Reggio Calabria…

Il ministro Franceschini si è espresso con un atto a mio parere intelligente, nominando una commissione, che dovrà fornire un parere tecnico in merito alla possibilità di uno spostamento delle statue dall’attuale sede di Reggio Calabria. Il mio augurio è ovviamente che il parere sia favorevole, e che la nostra richiesta venga accolta positivamente.

Tornando a “La Vuccirìa”, il dipinto di Guttuso è stato realizzato nel 1974, quindi proprio quest’anno compie 40 anni. Quali opere di oggi, a suo dire, meritano di essere ricordate e ammirate nei prossimi 40 anni?

Non ci sono più da tempo opere che abbiano questo carattere totalizzante, in quanto l’arte è ormai troppo variegata. Se però dovessi indicarne una, direi l’impresa relativa al Museo della Mafia di Cesare Inzerillo, che l’artista ha realizzato per me a Salemi e che poi è stata portata alla Biennale di Venezia. Dal punto di vista della concezione, non è soltanto un museo documentario, ma è un’invenzione particolarmente stimolante, emotiva, quindi forse con una forza superiore alla stessa “Vuccirìa”, che va senz’altro ben oltre i confini geografici siciliani.

L’Italia è un museo a cielo aperto e la mostra di Favignana è importante anche perché, come già accennato, valorizza l’ex Stabilimento Florio come luogo d’arte. Cosa occorre fare a suo dire per poter salvaguardare l’arte e i numerosi siti archeologici e per far conoscere sempre di più ai turisti stranieri e agli italiani le nostre meraviglie?

Ci vogliono buoni assessori, buoni sovrintendenti, buoni presidenti di Regione, e non mi pare che al momento ci siamo, nel senso che un assessore regionale, che è come un ministro, può avere un’idea in mente precisa, che naturalmente avrà dei limiti nella sua realizzazione, ma non mi pare che ci siano proposte, intuizioni, idee. Quando Franco Battiato fu nominato assessore alla Regione Sicilia, io gli consigliai di chiedere la delega ai Beni Culturali e non al Turismo, ma lui scelse il Turismo. Evidentemente il mondo è pieno di persone che non sanno quello che fanno. Il limite che vedo oggi nel nostro paese è quello di avere una quantità di imbecilli in posti importanti: non c’è speranza. Pensi alla Brambilla – se la ricorda la Brambilla? – nominata al Turismo… Vedo in giro molta inconsapevolezza nella salvaguardia di un patrimonio che non ha eguali al mondo. Se uno ha una cosa preziosa, dovrebbe tutelarla.

NoteBerticali.it_Vittorio Sgarbi_Il punto di vista del cavallo_caravaggioOra una domanda legata alla sua produzione letteraria. L’ultimo suo libro è “Il punto di vista del cavallo. Caravaggio”, un titolo evocativo che parla di arte, certo, ma anche di redenzione, partendo dalla “Conversione di San Paolo”, ritratta in copertina. A Caravaggio lei assegna una contemporaneità che non ritroviamo in altri artisti del passato. In cosa è contemporaneo Caravaggio?

Caravaggio è contemporaneo perché ha avuto una visione moderna delle cose. Il suo pensiero era così veloce che ha in un certo senso ‘inventato’ la fotografia, che al suo tempo non c’era ancora. Il tempo di esposizione delle sue opere è la stessa istantanea fotografica del momento decisivo che è quello che noi ricordiamo nel ‘Miliziano morente’ di Robert Capa, una fotografia fondamentale dell’epoca moderna (la foto che ritrae la morte di un soldato repubblicano all’epoca della guerra civile spagnola, NdR). Caravaggio osserva e riproduce la realtà esattamente com’è, esattamente come la vediamo in una buona fotografia. Vede la caduta di San Paolo, ce la fa vedere mentre cade. Rispetto a una pittura precedente, statica, in Caravaggio il tempo di esposizione è metaforicamente lo stesso di quello di una fotografia. E uno così non può non essere contemporaneo…

Che cosa ha provato da figlio nel leggere il libro di suo padre Giuseppe Sgarbi “Lungo l’argine del tempo”?

Ho scoperto che mio padre è più bravo di me… Il suo libro mi è piaciuto più dei miei, che comunque sono limitati a un’area che è quella dell’arte. Il suo è un racconto di vita pieno di aria, un libro bellissimo, molto poetico, nonostante quello che ne abbiano pensato i giudici del Campiello (che non hanno ritenuto opportuno inserirlo nella terna dei finalisti, NdR). La cosa lo ha ulteriormente incitato a continuare, e ora si metterà a scrivere un secondo volume, in cui ci racconterà ancora quello che ha visto, le sue memorie.

NdR: Questa intervista è stata realizzata il 25 settembre 2014. Registriamo per dovere di cronaca che, successivamente, il ministro Franceschini, sentito il parere della commissione di esperti preposta, ha deciso di non concedere l’autorizzazione a far trasferire i Bronzi di Riace a Milano per l’EXPO 2015. La notizia ha provocato la reazione di Vittorio Sgarbi, che ha criticato fortemente questa decisione. Il critico ha dichiarato tra l’altro: “La Calabria non è in Italia”. Sgarbi ha poi inteso chiarire la sua affermazione, affermando di non essere contro i calabresi: “Non sono contro di loro. Sono contro chi li governa, perché i calabresi si ritrovano a non avere le stesse garanzie dei cittadini italiani, in quanto sono stretti tra la criminalità mafiosa e lo Stato. E sono contro i ministri dell’Interno, perché applicano leggi speciali alla Calabria umiliando i cittadini onesti e costringendoli a vivere in perenne emergenza, come se in Calabria ci fosse un’epidemia.
È, quindi, l’Italia a non essere in Calabria. E lo dimostra il fatto che può essere sciolto per mafia il Comune di Reggio Calabria e non quello di Milano, dove la ‘ndrangheta è certamente presente. Questo era il senso delle mie parole. In Italia ci sono due Stati: perché i Bronzi non si possono portare a Milano e il Satiro Danzante di Mazara, che è della stessa epoca, gira il mondo?”