Walter Ricci: jazz e Napoli, musica e disciplina

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Abbiamo incontrato il talentuoso cantante di origini partenopee che sogna di dividere il palco con il grandissimo Herbie Hancock

La musica è un viaggio infinito, che porta lungo destinazioni a volte note, a volte impreviste. Ciò che conta è affrontarlo sempre con curiosità e passione, lasciandosi trasportare dalle emozioni e dal talento che, quando c’è, è la massima fonte di ispirazione che possa esistere. Chi di talento ne ha davvero da vendere è Walter Ricci, giovane cantante cresciuto, è proprio il caso di dirlo, con il jazz nel sangue. Nato nel 1989, ha già alle spalle esperienze artistiche interessanti, che lo hanno visto collaborare con colleghi come Stefano Di Battista e Mario Biondi, e conquistare riconoscimenti importanti come il Premio Massimo Urbani 2006 e il Premio Chicco Bettinardi 2007. 

Abbiamo incontrato Ricci durante una pausa tra una serata e l’altra. Ecco cosa ci ha detto.

NoteVerticali.it_Walter_RicciSappiamo che sei cresciuto in una famiglia in cui la musica è stata sempre di casa. Ma come è nata la tua passione proprio per il jazz?
È vero, a casa mia, la musica è sempre stata al primo posto. Ad 11 anni, grazie ai miei genitori che mi hanno trasmesso questa passione, ho iniziato a studiare pianoforte per cui posso fermamente affermare che da sempre amo il jazz.

Sei giovanissimo, ma hai già duettato con colleghi più famosi. Cosa si prova a cantare con i mostri sacri e qual è in assoluto l’artista con il quale vorresti duettare prima possibile?
Ho avuto modo di duettare con noti cantanti e questo mi ha aiutato molto a crescere. Ritengo che il confronto sia la maniera più rapida per una strada musicale e lo sviluppo del proprio linguaggio anche nel canto. Mi piacerebbe cantare ed avere al pianoforte Herbie Hancock.

E se invece avessi la possibilità di duettare con un mito del passato ormai scomparso, chi sceglieresti e quale brano vorresti cantare con lui?
Certamente con il grande Donny Hathaway, pianista straordinario, cantante soul e anello di congiunzione tra i vecchi shouters degli anni cinquanta e sessanta e le voci più sofisticate e melliflue degli anni settanta.

Qual è il genere musicale che, oltre al jazz, ti incuriosisce e che vorresti sperimentare, e perché?
Nutro grande interesse per tutta la musica! Attualmente sto realizzando il mio album che strizzerà l’occhio alla pop music, con delle sorprese… per il momento non posso dirti di più.

Secondo te la musica e l’arte in generale possono rendere la società migliore? In che modo?
L’arte per troppo tempo ha suscitato un’eccessiva riverenza. In sua presenza molto spesso ci irrigidiamo e perdiamo la nostra spontaneità. In realtà dovremmo rilassarci, come facciamo già con la musica, e imparare a usarla nel modo corretto, come fonte costante di sostegno e incoraggiamento per migliorare noi stessi. Credo fortemente che la musica sia una grande medicina.

Nei tuoi concerti non mancano le interpretazioni di classici della canzone napoletana. Qual è il segreto di Napoli per un napoletano come te?
Non risparmio la melodia napoletana durante i miei concerti, fa parte del mio DNA. Il segreto della mia città è sicuramente il “peso” della MELODIA, cosa che molto spesso contraddistingue un cantante di origini partenopee.

Cos’è che accomuna il Ricci cantante esordiente con il Ricci cantante di oggi? E cosa invece è diverso tra le due figure di artista?
All’inizio della mia carriera ero curioso e ricercavo tante cose, oggi la curiosità in parte è diventata sicurezza ma la ricerca è costante.

Cosa ricordi del tuo primo concerto?
Ricordo un concerto a Napoli di cui ancora vado fiero, ma il mio cachet fu di soli 30 euro.

NoteVerticali è un magazine culturale e, oltre che di musica, si occupa anche di cinema e letteratura. Un film e un libro che consiglieresti a chi leggerà questa intervista?
Un film interessane visto ultimamente è “Il discorso del Re“, libro molto carino è “Le porte della percezione“.

Cosa consiglieresti invece a un giovane che volesse intraprendere la tua stessa carriera?
Di essere curioso, molto curioso perché la musica è una disciplina infinita.

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Walter Ricci negli studi di ‘Radio2 Social Club’, la trasmissione condotta da Luca Barbarossa