SAMA, il sound proiettato al futuro: la nostra intervista

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Appassionato di musica in modo ossessivo. Chitarrista blues, insegnante di chitarra, tecnico audio, produttore e one-man-band. Al momento residente a Stoccolma, segue in modo attento il panorama musicale nord-europeo e a distanza quello underground italiano.

Già da un po’ abbiamo introdotto la giovane band italiana che pratica con successo l’elettropop-garage. Li abbiamo incontrati per un’intervista. Ecco cosa ci hanno confessato…

NoteVerticali.it_SAMA-OfficialCome è nato il progetto della band e soprattutto come siete arrivati al genere che suonate oggi?
(Parla il cantante Sam) Ted aveva cominciato da poco ad approcciarsi ai suoni elettronici e all’utilizzo di programmi per fare musica al computer, quando mi chiese un parere su un pezzo che aveva composto. Allora gli dissi che mi piaceva molto e che avrei voluto scrivere una canzone. Da lì cominciò il nostro percorso. Abbiamo composto molti brani da allora, cercando di dare un taglio personale alle nostre creazioni. Niente batterie assordanti, niente chitarre super distorte, niente testi in italiano. Abbiamo preso spunto e ispirazione dal panorama internazionale e in particolare dalla musica elettronica del centro-nord Europa.

Quali sono stati i vostri esempi musicali e quanto hanno influito su quello che siete oggi?
Attualmente gli artisti a cui ci sentiamo più vicini sono i DJ come Robin Schulz, The Avener, Kygo, ecc… anche se il nostro background musicale spazia dal soul-jazz al pop all’ R&B. Sono convinto che tutti questi generi hanno contribuito alla creazione dei brani e del nostro sound.

Come definireste il vostro genere?
Lo definirei elettropop-garage. Penso che sia la definizione migliore. La strumentazione che usiamo durante le esibizioni è tipica del mondo elettronico in generale.

Come siete arrivati a collaborare con Stuart Hawkes e quanto vale un produttore del suo calibro per il prodotto finito?
Siamo arrivati a collaborare con Stuart Hawkes grazie a One More Lab. L’impegno e il supporto ricevuti dalla nostra casa discografica sono stati determinanti per la buona riuscita e la realizzazione del nostro primo singolo. È ovvio che il valore aggiunto da una collaborazione con un produttore di questo calibro è inestimabile, sia in termini di qualità del prodotto finito (il pezzo che gli abbiamo consegnato era stato registrato da noi a casa di Ted con una semplice scheda audio, mentre quello che ci ha restituito è quello che adesso tutti possiamo ascoltare su Youtube, Spotify, ecc..). Tutto questo ci permette di essere ascoltati all’estero con più attenzione.

A love like kerosene” è un brano moderno, ritmico, ma allo stesso tempo con un testo emozionale e retorico. Frutto del caso o di esperienze personali?
“A love like kerosene” è la sublimazione di un’autobiografia, non è frutto del caso.

In generale, quanto della vostra vita personale entra nei vostri brani?
Non tutte le nostre canzoni fanno riferimento a esperienze personali. Talvolta cerco di vedere un episodio dalla prospettiva di un’altra persona o semplicemente scrivo un testo basandomi sull’impressione che mi ha fatto una persona che ho visto una volta sola nella vita.

Perchè la scelta dell’inglese per i testi?
La scelta dell’inglese è dettata da vari fattori. Innanzitutto dalla necessità di farci conoscere all’estero, di approdare in luoghi in cui possiamo essere adeguatamente ascoltati e valorizzati. In secondo luogo per una ragione estetica: a mio avviso l’inglese, essendo una lingua più “consonantica” dell’italiano, permette una migliore gestione del ritmo e una migliore musicalità. Infine, sento di dover aggiungere che scrivo in inglese non perché mi disinteressi dell’italiano o perché non mi piacciano i testi italiani (al contrario, all’inizio del nostro percorso abbiamo composto solo canzoni in italiano), ma per manifestare il mio distacco da gran parte del panorama musicale italiano di oggi e la sfiducia – che non è solo mia, ma di tanti ragazzi delle nostre parti – nell’avviare un percorso artistico in Italia, dato che spesso si rivela troppo incerto e impraticabile. Bisognerebbe dare più spazio all’arte e al merito.

In quale direzione credete stia andando la scena musicale underground? Mantiene un’originalità italiana o segue anch’essa un trend globale?
In Italia ci sono delle bellissime realtà underground, che vanno sempre più verso la musica elettronica minimalista e post-dubstep e che seguono un trend globale, ma non di massa. Queste le troviamo molto interessanti.

Credete di stare cavalcando questa onda? Riguardo a ciò che fate oggi, immaginate abbia più chance in Italia o all’estero? E dove in particolare?
Stiamo cercando di inserirci in questo filone. Pensiamo di avere più possibilità in particolare in Inghilterra e in America, in effetti da dove abbiamo già ricevuto feedback positivi. One More Lab collabora con un importante editore inglese (AztecMusic Publishing- London) e questo ci aiuta ad inserirci nel circuito tra gli artisti che fanno i dischi delle charts, per le pubblicità e per le sincronizzazioni in generale, il vero futuro per avere successo nella musica internazionale e che aiuta gli artisti a proseguire i progetti.

Parlateci del vostro album, avete già in programma un tour per promuoverlo? Conterrà delle collaborazioni importanti? Dei remix? Sono previsti altri singoli/video?
In realtà penso che non pubblicheremo un album. Procederemo pubblicando singoli di volta in volta e seguendo per ognuno lo stesso iter di “A Love Like Kerosene” in modo tale da rimanere sempre visibili e sulle playlist delle persone che ci ascoltano. Alla fine riuniremo tutti i singoli in un album. Realizzeremo anche dei remix. Per rimanere aggiornati, seguite il nostro profilo Facebook, il nostro account Twitter @SAMAsoundita ed il sito della nostra Label.

(SAMA: Francesco Samarelli- SAM (vocals), Francesco Tedeschi – TED (drums & programming) Leonardo Fasciano – LEO (guitars).