Speranze sospese nello spirito del tempo: la nostra intervista al Geometra Mangoni

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Dopo aver ascoltato “L’anticiclone delle Azzorre”, disco d’esordio del Geometra Mangoni, abbiamo incontrato il cantautore alla vigilia del debutto del suo tour.

NoteVerticali.it_IlGeometraMangoni_6Come conciliare la rigorosità del nome d’arte scelto con la sensibilità tipica di chi canta e scrive canzoni che parlano di sentimento?
La decisione di quel nome è legata a un bel periodo della mia vita. Allora, prima di ogni decisione importante riguardo la mia attività artistica, indivo una riunione con quelli che io chiamavo i creativi: i “famosi” sette creativi. Sarà stata più o meno la fine di un agosto e fu proprio in uno di quei ritrovi goliardici e sinceri che mi convinsi di dare al mio progetto questo nome. Un nome sincero, senza filtri. Il geometra Mangoni sono io e lo sarebbe stata anche la mia versione come musicista: la persona di tutti giorni, quella che vive di soddisfazioni semplici, di rapporti con le persone, con il quotidiano, con i sentimenti spiccioli che animano una vita troppo spesso trascurata.

Nella nostra recensione abbiamo scritto che il disco trasmette un senso di attese e speranze perdute. E’ d’accordo?
Forse più che perdute, di speranze e aspettative che tardano a evolversi, che rendono tutto quasi noioso, banale e stanco. In questi anni ci siamo ritrovati immersi dentro il “dramma della comunicazione”, un vortice che ci ha spinti, più che costretti, a saltare da un punto all’altro, da una persona all’altra, da un lavoro all’altro. Se da un lato tutto ciò ci ha destabilizzato, dall’altro ci ha dato la speranza di vedere cosa ci sarà domani. Credo che nel disco questo senso di “sospeso” si percepisca. È lo spirito del tempo.

Nel disco abbiamo colto un concetto che, come un filo invisibile, attraversa l’intero lavoro. Il concetto è quello di tempo. Che cosa rappresenta per lei il tempo, l’essere qui e ora, il dire le cose oggi e non domani o fra un anno? 
Il tempo certe volte mi spaventa: ci lascia il ricordo e, con esso, la classica paura per cui ciò che è stato non tornerà più. Ma il tempo è un dono e non dovrebbe restare solo un concetto teorico: il concetto dello scorrere del tempo, di un prima e un dopo è piuttosto semplice. Il difficile è percorrere la semplicità. Se ci si pensa in effetti, quello che ci tiene in trappola è il “durante”.

In “Un altro inverno” canta di essere “fuori tempo“, ma poi “ci sarà l’estate che comunque arriverà” lascia trasparire un senso di speranza. Il suo è un lavoro proiettato più all’oggi o al domani?
Il mio è un lavoro proiettato all’oggi. Magari cerca di guardare al domani, ma è l’oggi che vivo e che tento di raccontare.

E’ stata sua l’idea del video di “Un altro inverno“?
Fosse stata mia, di sicuro non avrei pensato a una scena in cui ballo! Battute a parte, il video nasce da un’idea di Giacomo Triglia. Io ho solo cercato di indirizzare la creatività di Giacomo affinché arrivassimo a un’idea vicina al messaggio della canzone. Vedi appunto la scena del ballo. Il brano ha un andamento che potrebbe diventare anche un fantastico valzer.

NoteVerticali.it_IlGeometraMangoni_2Quanto è difficile condensare in pochi minuti ciò che si vuole rappresentare? La stesura dei suoi brani è stata immediata o ha richiesto diverse riscritture prima di giungere alla versione definitiva?
Condensare in pochi minuti ciò che si vuole rappresentare è molto difficile. E, insieme a questa difficoltà, non bisogna sottovalutare il fatto che il sistema canzone attuale, in modo muto ma quasi oppressivo, ti spinge sempre di più a fare canzoni che non debbano superare troppo i tre minuti. Ma dentro quella difficoltà si cela anche la grandezza di chi vuol dire qualcosa e riesce a farlo in modo sintetico e conciso. Di solito non impiego molto a effettuare la stesura. Musica e testo avanzano di pari passo e quando arrivo alla fine spesso mi restano solo dubbi e sfumature da limare. A volte mi capita anche di vivere il dramma della distruzione totale, ovvero scompongo e ricompongo una canzone decine di volte senza mai trovare l’equilibrio giusto.

Cosa si aspetta da questo disco?
Mi aspetto tutte recensioni come quella di “Noteverticali“, sincere e consapevoli anche nelle critiche. Spero poi che qualcuno possa apprezzare il senso e la musicalità di quello che ho voluto raccontare.

Quali sono i suoi riferimenti e le sue certezze?
A livello musicale i riferimenti sono vari. Guardando all’estero sono molto attratto da artisti, principalmente nord europei, che sanno mescolare bene l’elettronica restando in qualche modo legati alla musica classica. I primi nomi che mi vengono in mente sono gli Efterklang dei primi dischi, gli islandesi Mum e Olafour Arnalds, ma anche i più elettronici FourTet, Apparat, Modeselektor. In Italia invece anni fa restai coinvolto dal cantautorato italiano degli anni ’60-’70 e ancora mi porto addosso i segni di questa scoperta. Per quanto riguarda le certezze, so che andando a scorrere la discografica di Franco Battiato, troverò sempre qualcosa di attuale.

Perché canta “siamo il braccio destro di tutti i nostri incubi“?
Organetto” è una canzone che parla di un percorso personale verso qualcosa che non appartiene alla tua natura. In quel momento si innesca un meccanismo interno per il quale diventiamo veramente il miglior aiutante dei nostri peggiori mostri interiori, scambiandoli spesso per dei punti di riferimento, dei guru.

Ne “La danza della formica” c’è un invito a rompere gli schemi. Quanto è schematico il panorama musicale italiano di oggi?
Eh, bella domanda… la scena italiana è schematica per chi resta coinvolto nella dinamica dei musicisti “che se la cantano e se la suonano”, per quelli che restano schiavi del grande bar della musica che alla fine però coinvolge solo chi ne fa parte. Ci possono essere altissime dosi di auto referenzialità. E questo purtroppo accade spesso nella musica indipendente, che in alcuni casi diventa settaria. Il panorama è schematico per chi ascolta un brano o, nel migliore dei casi un album, cercando di trovare ciò che vorrebbe sentire, senza la voglia, la pazienza e la volontà di arricchirsi con qualcosa di nuovo. Al di là di queste considerazioni, però, va anche detto che la proposta musicale attuale comunque è varia e, in alcuni casi, anche molto interessante, ma bisogna scavare tanto o guardare in alto.

NoteVerticali.it_IlGeometraMangoni_7A dicembre debutterà in tour. Come si sta preparando a questa esperienza?
Mi sto preparando facendo molte prove. Con Fabio e Tommaso, i due musicisti con cui suono, stiamo mettendo a punto sia l’aspetto esecutivo di ogni canzone, sia quello tecnologico della strumentazione che ci porteremo dietro. Nel live ci sarà molta elettronica, usata però “in diretta”, con un approccio “organico”. E questa cosa, se da un lato arricchisce decisamente la proposta, dall’altro necessita di una perfetta messa a punto, perché a differenza di quello che si può pensare, rende il live set più complesso, non più semplice. Ci stiamo preparando con grande elettricità e dedizione. Siamo contenti di portare in giro le canzoni dell’album e, magari, qualche novità.