Vinod Bharathan: il mio cinema racconta la cruda realtà

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

A margine della rassegna Overlook 2014 Cinemavvenire Film Festival di Roma, abbiamo incontrato il regista indiano Vinod Bharathan, il cui film ‘Karma Cartel’ è stato proiettato nel corso della rassegna.  

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Signor Bharathan, il suo film “Karma Cartel” racconta con crudo realismo una vicenda dei nostri giorni, analizzando la caduta in disgrazia di un attore e gli imprevisti che ne conseguono. Ci sembra che lei voglia far prevalere una logica di relazioni basate sull’interesse e non sulla lealtà. Perchè questa visione pessimistica della realtà?
Mi interessa evidenziare che l’avidità è ciò che mette in difficoltà le persone. Gli eventi narrati nel film rappresentano cose che ho visto e sperimentato di prima mano, da cui emerge quanto la realtà non sia affatto piacevole. Perché allora dipingere un quadro diverso? Per quanto concerne i problemi con cui l’attore si trova a confrontarsi, voglio precisare che si tratta solo di eventi circostanziali, non tutti derivano da ciò che lui ha fatto. E’ un caso di mele marce nel cesto: non importa quanto il singolo sia leale, se la comunità è marcia, allora la possibilità di speranza è davvero labile.

NoteVerticali.it_Vinod Bharathan_2Cosa apprezza del cinema italiano, e che differenze vede rispetto al cinema indiano?
onfesso di non essere mai stato un cinefilo nel corso della mia vita in India. Ho vissuto molto a contatto con la realtà e la verità, e trovavo le storie fantastiche o quelle a lieto fine  dei film indiani davvero insopportabili per la mia intelligenza. Il cinema indiano è una vera e propria industria, una ‘fabbrica di caramelle’, che l’indiano comune ha assunto per superare i momenti di tensione in cui il paese si è trovato. Credo fermamente che in paese così vasto come l’India, dove ci sono svariati credi religiosi, diverse culture e valori così distinti tra loro, sia stata proprio questa ‘fabbrica di caramelle’ a tenerci insieme. Ciascuno ignora le differenze religiose con l’altro, e nella sala cinematografica diventano tutti indiani allo stesso modo.
In realtà non conosco molto il cinema italiano, ma da quando vivo in Danimarca direi di essere stato molto influenzato dai registi danesi, come Thomas Vinterberg (‘The Celebration’), Nicolas Winding Refn (‘Pusher’, ‘Drive’) e Jorgen Leth (‘The Five obstructions’), i quali a loro volta sono stati fortemente influenzati da registi italiani come Luchino Visconti, Roberto Rossellini e Vittorio De Sica.
Sono un convinto sostenitore della loro passione di raccontare una storia a un pubblico in modo libero, non omologato. Se il mio film ha sprazzi del neorealismo italiano, è perchè ho studiato molto bene i miei mentori danesi.

NoteVerticali.it_Karma CartelIn questo periodo, Italia e India stanno vivendo un momento molto critico del loro rapporto: ci riferiamo alla vicenda dei marò. Ritiene che possa esserci una rapida soluzione alla crisi diplomatica che si è venuta a creare?
Dal mio punto di vista, c’è una persona morta, un assassino e molti alibi e accuse da entrambe le parti, il che ha finito inevitabilmente per creare un gigantesco circo mediatico. Ogni persona è cara per i propri cari. Ma se si considerassero estranei alla vicenda tutti quelli che non vi sono direttamente coinvolti, e la si trasformasse in una questione da risolvere con il buonsenso, ritengo che la vicenda potrebbe giungere a una conclusione a lieto fine.

Il cinema può aiutare a migliorare la società? Se sì, come?
Il cinema racconta storie, e così come le storie che i nostri genitori e nonni ci hanno raccontato per contribuire a educarci e ad aiutarci a diventare quello che siamo, allo stesso modo il cinema offre il suo contributo per rendere migliore la società.

Cosa ha in programma nell’immediato futuro?
Mi piacerebbe rendere il mondo un posto migliore. Vorrei partire dal luogo in cui sono nato, Kochi, che poi è il posto in cui è ambientato il mio film ‘Karma cartel’.