A ogni santo la sua candela: Stefano Crupi tra arrivismo e corruzione

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

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Per il suo secondo romanzo, ambientato ancora una volta a Napoli, lo scrittore campano ha scelto uno storia che è metafora di un paese allo sbando…

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C’è un’anima nobile nascosta nell’intimo di ogni uomo, che tenderebbe a farlo agire secondo un’etica declinata in componenti positive quali l’onestà, la giustizia, l’uguaglianza e l’integrità morale. Peccato che quest’anima nobile, spesso e volentieri, tenda a soccombere perché zittita da una componente più gretta e rumorosa, che impone la propria ingombrante personalità, fatta di arrivismo, orgoglio, prepotenza e altri elementi non proprio nobilissimi. “A ogni santo la sua candela“, romanzo di Stefano Crupi edito da Mondadori, racconta uno spaccato di vita che è circondato da tutto questo, dove la voglia di prevaricazione e di sopraffazione supera ogni immaginazione, e dove il carrierismo imperante è incarnato da un duo senza scrupoli: una madre, Maristella, e un giovane figlio, Ernesto, sul quale la donna proietta le proprie ambizioni mai sopite. Lungo la loro strada, solo vittime da corrompere o da annientare. Poco importa, purché si possa giungere allo scopo. Sullo sfondo, una Napoli che, già saccheggiata da più di mezzo secolo, ora assiste inerte al disfacimento di ogni speranza, e alla fine, forse, di ogni redenzione, attraverso santi tutt’altro che incorruttibili e invece vicinissimi alla venalità più misera. Non è più solo la Napoli di Marotta, ingenua e tenera, nè quella descritta da Rosi, perché la corruzione la sta mangiando anche dal basso, e non solo alle alte sfere.

A ogni santo la sua candela” è un romanzo coraggioso, che viaggia su parametri apparentemente grotteschi per raccontare una piaga sociale quale quella della corruzione, e lo fa investendo in pieno un personaggio, Ernesto, che abbandona la purezza della propria età anagrafica per vestirsi della stessa pasta di cui sono fatti gli uomini e le donne più grandi di cui si circonda. Crupi, qui al suo secondo romanzo dopo il bell’esordio con “Cazzimma“, ci offre un quadro narrativo che non ammette sconti, e dal quale sembra emergere l’impossibilità di un riscatto sociale. Una sconfitta che non conosce appello, quindi, che investe i modelli educativi intergenerazionali e che guida la società di oggi verso il disfacimento e la disgregazione da ogni principio morale ed etico.

Abbiamo incontrato Stefano Crupi per un’intervista.

A ogni santo la sua candela” è una storia che può leggersi attraverso diverse componenti. Una è senz’altro quella della corruzione. Uno dei due protagonisti, il giovane Ernesto, agisce pensando che con i soldi si possa ottenere tutto, dal lavoro all’amore. Ritiene che molti giovani oggi la pensino come lui?
È naturale che molti la pensino come lui, oggi il denaro può davvero comprare quasi tutto. Ernesto ne è convinto forse proprio perché è giovane e non ha ben chiaro quali siano le cose importanti nella vita.

L’altra protagonista della storia è Maristella, madre di Ernesto, che educa il figlio secondo principi non propriamente etici. E’ lei a ripetergli sempre “ogni santo vuole la sua candela”, e che il segreto sia “saper scegliere quello giusto”. Ci sembra che lei viva in funzione del successo del figlio, e che la sua soddisfazione più grande sia quella di vederlo emergere da un ambiente, quello dei Quartieri Spagnoli, dal quale potrebbe essere fagocitato. Cosa spinge secondo lei un genitore ad agire in questo modo?
Maristella vuole il meglio per suo figlio e dalla sua esperienza di vita ha capito che per ottenerlo deve prima di tutto tirarlo fuori dall’ambiente in cui è nato, che lei ritiene estremamente pericoloso.

Che differenza c’è tra Ernesto, protagonista di questo romanzo, e Sisto, il giovane che invece fa vivere nel suo romanzo precedente, “Cazzimma“?
Una differenza d’età prima di tutto. Ma sono anche i loro obiettivi diversi: Sisto desidera inserirsi nel quartiere, diventare una personalità al suo interno, Ernesto mira molto più in alto.

La Napoli che descrive nel suo libro è una città, come lei stesso la definisce, ‘spaccata in due‘. Da un lato, miseria e violenza, che la rendono preda di bande senza scrupoli. Dall’altro, una città che si fonda sull’arrivismo e sulla corruzione. Ma che prospettive di redenzione possono esserci in un contesto del genere?
La Napoli che ho descritto è l’Italia di oggi, una nazione che non riesce a scrollarsi di dosso il suo passato, recente e meno recente. Su fondamenta marce è difficile costruire qualcosa di solido.

A margine della storia che racconta, ci sono personaggi, quelli con cui ha a che fare Ernesto sul posto di lavoro, che sopravvivono tra squallore e ipocrisia. A cosa si è ispirato per raccontare questo universo? Non è stato di mano un po’ troppo pesante per raccontare cosa avviene negli uffici pubblici?
Mi sono rifatto alla mia esperienza personale, anch’io a contatto con quella realtà ero sorpreso di come fosse intrisa di squallore e ipocrisia, di quanto l’arrivismo potesse corrompere ogni relazione, di come la mediocrità fosse contagiosa.

Stefano Crupi‘In Italia il lavoro esiste, dipende da quanto sei disposto a pagare’. Già all’epoca di ‘Cazzimma’ ci disse che voleva raccontare il dramma della disoccupazione. In due anni cosa è cambiato in questo senso a Napoli? E nel resto d’Italia? Cosa dovrebbero fare i nostri governanti per invertire concretamente questa tendenza?
È cambiato pochissimo. Il tasso di disoccupazione giovanile è altissimo, una generazione, quella dei trentenni – quarantenni di oggi, che è destinata a un futuro denso di difficoltà. La cosa più intelligente da fare è espatriare, mettere radici altrove, in un altro Paese, è questo il consiglio che do sempre a chi è più giovane di me.

Nella storia è curioso il riferimento ai santi, che, nel bene e nel male, accompagnano le giornate dei protagonisti. Cosa potrebbe fare la Chiesa in termini di giustizia sociale? Cosa pensa di Papa Francesco?  
I santi cui faccio riferimento sono molto terreni, poco hanno a che fare con i santi in Paradiso, solo il nome. La Chiesa centra poco in tutto questo. Papa Francesco sta tirando le fila di una collettività di credenti che era un po’ allo sbando, è un Papa conciliante, che unisce e indirizza verso il bene.

Cos’è che a suo dire rende Napoli unica rispetto al resto del mondo?
Il fatto di essere a metà fra due culture, quella europea e quella africana.

In questo momento, grazie al calcio, Napoli sta facendo parlare di sè in modo positivo. Pensa davvero che il calcio e lo sport in generale possano essere elemento di riscatto sociale?
Credo che il calcio a Napoli sia molto sopravvalutato. Per conto mio non seguo molto, a me piace il basket.

Porterà il suo libro nelle scuole?
Il libro precedente è stato molto apprezzato dagli adolescenti delle scuole superiori. Andrò molto nelle scuole per questo secondo. So che molti insegnanti lo hanno già dato in lettura.


Stefano Crupi, A OGNI SANTO LA SUA CANDELA, 236 pagine, Mondadori, 2016.